Chiesa, il vescovo di Trento apreai laici: "Sempre più necessari"

"In questi giorni - dice Bressan - hanno iniziato il seminario cinque nuovi seminaristi e questo ci dà speranza, ma non possiamo negare che la diminuzione dei parroci sia fonte di preoccupazione. Le celebrazioni laiche sono già previste e nei prossimi anni saranno sempre di più. D’altra parte i preti non s’inventano"



TRENTO. Il vescovo Bressan apre alle celebrazioni laiche. «Sono già previste e nei prossimi anni saranno sempre di più. D’altra parte i preti non s’inventano». Col calo delle vocazioni, infatti, ci sono sempre meno sacerdoti. Molti sono anziani e alcuni sono costretti a seguire anche otto, nove o dieci parrocchie. Di conseguenza, per avere comunità vive, diventa strategico il ruolo dei laici.
Per molti parroci sta diventando impossibile dire messa in tutte le parrocchie, tutti i giorni. Un po’ perché l’età media del clero è sempre più elevata, in secondo luogo perché diversi preti sono costretti a seguire un gran numero di parrocchie a causa del calo di vocazione. Ecco, allora, che assumono un ruolo decisivo i laici cristiani che, in accordo col parrocco, celebrano la parola di Dio, pregano, possono dare la comunione ai fedeli che si riuniscono in chiesa nonostante l’assenza del parroco.
Fino a qualche anno fa soluzioni di questo tipo avrebbero fatto sorgere perplessità, adesso è lo stesso vescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, a spiegarne la necessità. «In questi giorni hanno iniziato il seminario cinque nuovi seminaristi e questo ci dà speranza, ma non possiamo negare che la diminuzione dei parroci sia fonte di preoccupazione. Un prete non lo si può inventare da un giorno all’altro e quindi, nei prossimi anni, saranno sempre di più le celebrazioni laiche in assenza di presbitero». Una necessità, appunto, anche perché, come dimostrano le esperienze nel sud del mondo, dove c’è un laicato forte, le comunità sono vive e vitali.
L’apertura di monsignor Bressan va esattamente nella direzione segnata ed auspicata dal piano pastorale diocesano 2009-2012. Ieri si è svolta l’assemblea pastorale diocesana per illustrare le linee guida del secondo anno ed è emersa chiaramente l’intenzione di avere una Chiesa più aperta all’esterno per «comprendere» le complessità dell’oggi. Lo aveva già annunciato la sera precedente nell’incontro pastorale nelle Giudicarie, parlando anche del calo di presenze a messa, lo ha ribadito ieri a Trento il vescovo Bressan. «Spesso ci siamo chiusi nella “cerchia” di chi c’è, di chi frequenta, ma questo non può bastare. La Chiesa deve essere al servizio di tutti, senza senso di superiorità. Dobbiamo essere meno autoreferenziali ed autocelebrativi».
Il vescovo è poi entrato nel merito di questa volontà di aprirsi alla comunità. Prima di tutto per comprendere i giovani. «È importante confrontarsi con le associazioni culturali, i gruppi sportivi, ma anche con le forze dell’ordine, i carabinieri. Chi, meglio di loro, conosce i problemi dei giovani? Purtroppo, al giorno d’oggi, girano droga e alcol. L’alcolismo giovanile, ad esempio, è una piaga: ai miei tempi un ragazo ubriaco si vergognava della situazione nella quale si trovava, adesso, invece, si va alla ricerca dello sballo. Bisogna cercare di capire, anche con amore, questi fenomeni perché questi nostri figli sono il futuro della comunità». Bressan ha indicato l’importanza degli «oratori serali» per recuperare il rapporto con i giovani e ha rivolto il suo sguardo anche alle famiglie, che sempre più spesso devono fare i conti con legami che si spezzano. «I corsi di formazione per-matrimoniale non bastano più. Bisogna formare una “vita di famiglia” e aiutare i genitori a educare i propri figli, un aspetto fondamentale nella nostra società».
Infine, il vescovo di Trento ha parlato della comprensione degli immigrati come un altro aspetto decisivo. «Il dialogo interreligioso è fondamentale e, per certi versi, dalle altre religioni possiamo anche imparare qualcosa. Ad esempio, il senso di fede dei musulmani è molto vivo, mentre in Occidente, purtroppo, la fede sembra essere diventata quasi un hobby».

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