Eldorado Baviera

Benvenuti a Monaco (ma solo se siete qualificati)

È boom di posti lavoro, ma occorre fare attenzione: senza sapere il tedesco e senza preparazione specifica e certificata si rischiano dolorose delusioni


di Jeanne Perego


In Baviera è boom di posti di lavoro. Mai in passato si erano registrate tante offerte, una situazione da record. La Bundesagentur für Arbeit, l’Ufficio di collocamento tedesco, ha stimato che alla fine di febbraio in questo Land ci fossero circa 109.000 ricerche di lavoratori, il 14,2% in più dello scorso anno nello stesso periodo. Secondo lo stesso Ufficio e il Jobcenter, un ente riconducibile al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, solo nel mese di febbraio sul mercato si sono affacciate 36.000 nuove offerte. Soprattutto nei settori della logistica, dei trasporti, ma anche nell’IT e nel settore meccanico e in quello elettrico. Secondo l’Ufficio di collocamento circa 8300 ricerche erano dirette al settore della tecnologia dei veicoli e dei macchinari.

L’Alta Baviera, cioè il distretto situato nella parte sud-orientale della regione, intorno a Monaco, è l’area che registra la maggiore offerta di posti di lavoro, circa 37.000 la stima per il mese di febbraio, con circa 12.000 posizioni aperte nella sola area della capitale bavarese e nei suoi dintorni.

La Baviera, e Monaco in particolare, possono dunque essere l’Eldorado per chi è alla ricerca di un’occupazione venendo dall’Italia? Non è esattamente così. O, per lo meno, non per tutti, come chiarisce senza lasciare spazio a dubbi Norma Mattarei, responsabile del servizio migrazione della Caritas di Monaco di Baviera. .

“Vado a lavorare a Monaco di Baviera” può essere una buona idea per degli italiani alla ricerca di un lavoro?

Può essere una buona idea, ma partendo da dei presupposti precisi. Che sono la conoscenza della lingua tedesca e l’essere qualificati per il lavoro che si sta cercando, senza questi presupposti è molto, molto difficile entrare nel mondo del lavoro bavarese.

La lingua: bisogna sapere il tedesco, quindi. Per qualsiasi tipo di lavoro?

Parlare il tedesco, e parlarlo bene, è il punto di partenza fondamentale per chi vuole lavorare a Monaco e in Baviera in generale. Con le dovute eccezioni, riscontrabili soprattutto per i profili più qualificati nelle multinazionali o in molte startup dove la lingua “ufficiale” è l’inglese, sono richieste sempre buone competenze nella lingua. Bisogna aver raggiunto il cosiddetto livello A 2, o addirittura B1, il che significa capire tutto e sapersi spiegare in maniera corretta, in modo che gli altri possano capire. Non c‘è disponibilità ad avere pazienza con chi non parla tedesco, anche per i lavori meno qualificati come le pulizie o nell’edilizia.

Bisogna essere qualificati.

Esattamente, oggi qui si richiedono soprattutto persone qualificate. Senza aver dati ufficiali alla mano, posso stimare che oggi quelli che trovano lavoro sono all’80% laureati e diplomati, solo un 20% (ma anche meno) di figure generiche. E quando si parla di qualifiche si intende qualifiche equivalenti a quelle tedesche. Facciamo un esempio: in Italia ci sono tante persone che fanno i periti senza avere un titolo di studio specifico. Magari avendo imparato perfettamente il lavoro sul campo. In Germania per fare i periti ci vuole un diploma, altrimenti non ci sono speranze di fare neppure gli aiutanti dei periti. Lo stesso vale per i meccanici.

Ci sono eccezioni a questa regola?

Sì, ma sono appunto eccezioni. In certi settori in cui c’è davvero un’enorme carenza di personale , ma stiamo parlando di nicchie, anche se la qualifica non è equivalente a quella tedesca ci sono possibilità di assunzioni. Come Caritas, ad esempio, ci siamo trovati davanti al caso di un elettrotecnico che parlava un po’ di tedesco, un livello molto basso, senza titolo di formazione equivalente. L’hanno messo alla prova, era davvero competente nel proprio lavoro, così è stato assunto. Ma sono appunto eccezioni, normalmente non sono ammesse deroghe, anche in ambiti in cui c’è una ricerca disperata di personale. Soprattutto in quelli regolamentati.

Ad esempio?

Sono ricercatissimi i medici, gli infermieri, gli assistenti agli anziani, gli insegnanti e gli educatori per la scuola materna. In questi settori si è arrivati al punto che certe organizzazioni hanno istituito in Europa uffici specializzati per trovare personale, in Polonia, in Croazia, in Spagna e anche in Italia. Ma questo personale deve essere specializzato, con un titolo di studio riconosciuto in Germania, il diploma OSE ad esempio non è riconosciuto, e deve padroneggiare il tedesco almeno a livello B1. E ancora non basta: dopo il riconoscimento del titolo di studio quasi sempre viene richiesto un tirocinio di adattamento, magari pagato al minimo. E se una persona deve affrontare un tirocinio senza essere pagato, o con un salario di poche centinaia di euro, vivere a Monaco è difficilissimo.

Come si può ottenere il riconoscimento della qualifica professionale?

L’Anerkennung, come è chiamato in Germania il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio esteri è fondamentale per trovare lavoro, ottenerlo non è semplice per via dell’elevato livello di burocratizzazione del Paese. Bisogna trovare gli uffici competenti per la verifica dell'equivalenza, e bisogna essere pronti a pagare un costo che può raggiungere i 700 euro perché occorrono anche delle traduzioni giurate che devono essere fatte da professionisti in Germania. Iscrivendosi agli Uffici di collocamento si può ottenere che la procedura di riconoscimento sia pagata dallo stesso Ufficio, ma non è facile ottenere l’agevolazione. Per questo come Caritas offriamo assistenza per questa pratica.

Avendo tutte le carte in regola, e parlando il tedesco, è facile trovare lavoro?

Il lavoro si trova, lo dimostra il fatto che il tasso di disoccupazione è sotto il 4%, un dato molto fluttuante che si avvicina allo zero. Non è un caso se ora oltre a cittadini di Paesi in crisi economica vengono a cercare lavoro in questa città anche tanti tedeschi dall’ex DDR e da aree depresse come la regione della Ruhr. A parità di titoli i tedeschi ovviamente preferiscono dare lavoro a tedeschi, perché conoscono meglio la lingua e le modalità lavorative. Ma anche qui ci sono eccezioni. Va comunque tenuto presente che ora ci troviamo davanti anche al fenomeno dei profughi, in città ce ne sono circa 12.000 che dopo 3 mesi di permanenza hanno il diritto di lavorare. Sono giovani, molto motivati.

Sono tanti gli italiani che vengono a Monaco alla ricerca di un’occupazione?

Sì, sono tanti, soprattutto persone qualificate. Direi che un buon 70-80% delle persone che arrivano hanno una laurea o un diploma e riescono a collocarsi bene. Per gli altri è molto più difficile, vengono qui spinti da informazioni un po’ distorte, immaginando posti di lavoro alla portata di tutti con stipendi stratosferici, e restano delusi. Talvolta si ritrovano in situazioni drammatiche.

Non è un lavoro per chiunque, insomma.

No. Come Caritas abbiamo assistito tanti casi di persone arrivate a Monaco con gli ultimi risparmi, 500 o 1000 euro, che in breve si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano, costretti a rientrare in Italia. A Monaco se non si hanno amici o parenti che possono ospitare è difficile e costoso trovare un alloggio. Per un posto in un dormitorio in un ostello ci vogliono circa 40 euro a notte. Altra voce di spesa da calcolare sono i trasporti, molto cari. Così andare in giro per cercare un posto di lavoro può, quindi, diventare dispendioso e in pochi giorni si può restare a mani vuote.

 













Scuola & Ricerca

In primo piano