Al santuario dedicato ai morti di colera è tempo di restauro

Castel Condino, la chiesa meta di pellegrinaggi fu costruita nel 1836, dove furono sepolti 40 contagiati nel Veneziano


di Aldo Pasquazzo


CASTEL CONDINO. Il santuario della Madonna delle Grazie, poco sopra l’abitato di Castel Condino, dovrà essere salvaguardato e ripristinato. L’intervento - al vaglio del servizio Beni culturali della Provincia, che con una determina ha posto una serie di prescrizioni al progetto redatto dall’architetto Remo Zulberti di Cimego, comprende una serie di interventi non solo murari, ma anche alle grate esterne.

Un precedente restauro, comprendente l’aggiunta di un portico, risale al 1889. «Adesso l’intervento più urgente è la conservazione perimetrale che, rispetto agli altri lavori, contiamo di poter fare tra qualche settimana», affermano sia il sindaco Maurizio Tarolli che il reverendo arciprete decano don Francesco Scarin.

Il Santuario era ed è ancora oggi meta di molti pellegrini.

Con grande solennità tutti gli anni la quarta domenica di agosto viene celebrata la Sagra dei Morti. La popolazione della valle del Chiese e di Castel Condino, nel 1630, venne colpita dalla tremenda epidemia di peste che coinvolse tutto il Nord Italia, ed oltre ai lutti portò un lungo periodo di carestia. Furono centinaia di migliaia le persone vittime della pestilenza e nessun paese delle Giudicarie fu risparmiato. Concorsero alla propagazione del contagio il movimento di truppe da una regione all'altra. C’erano poi parecchie persone che per lavoro emigravano nel Veneto e nella Lombardia ed è accertato che al loro ritorno erano già contagiati. Per tale motivo si impediva il rientro nei rispettivi paesi e nelle proprie case, ed erano lasciati morire in qualche grotta o caverna ai margini dell’abitato.

Qualche anno dopo gli abitanti di Castello edificheranno la Cappella dei "40 Morti". Fu eretta nel 1836, serpeggiava in quell'anno un'altra pestilenza, il colera. Si racconta di 40 castellani rientrati da Venezia e posti in quarantena al fine di evitare un contagio con la popolazione. Ad uno ad uno i 40 morirono e vennero sepolti dove ora sorge l'attuale chiesetta. La popolazione fece pertanto pegno alla Madonna delle Grazie affinché fossero preservati dal contagio, promettendo la costruzione di una chiesetta in suo onore. Mancava solo il segno che indicasse il luogo. E il segno non si fece attendere: una rosa germogliò in pieno inverno su un terreno interamente coperto di neve. Era il luogo dove erano stati sepolti i 40 appestati.













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