Secondo l’agronomo i 35 nuovi alberi non hanno problemi 

L’assessore Graziola risponde all’interrogazione di Zenatti Solo difetti trascurabili e saranno corretti dalla potatura 


di Luca Marsilli


ROVERETO. Quando a fine novembre erano stati piantati i 35 nuovi alberi di viale Trento, l’amministrazione aveva sottolineato con grande soddisfazione come grazie ad una opportunità non prevedibile, era stato possibile trovare in un vivaio veneto alberi molto più grandi del consueto. Una circonferenza tra 40 e 50 centimetri, contro i 20 delle usuali piante da vivaio. Costo maggiore, ma anche almeno 4 o 5 anni guadagnati nel restituire al viale un’alberatura significativa.

Pochi giorni dopo Marco Zenatti presentava una dettagliatissima interrogazione con la quale smontava quell’entusiasmo con l’accusa che forse in Italia è la peggiore che si possa rivolgere a qualcuno: quella di essersi fatti fregare. Analizzate una ad una, scriveva Zenatti allegando foto di tutte, quelle piante erano in massima parte più adatte alla motosega che alla piantumazione di un viale. I difetti che le avrebbero rese inaccettabili erano il tronco non unico (cioè, con una o più forcelle), l’aprirsi dell’impalcato di rami troppo in basso, incompatibile con ciclisti e pedoni e la chioma squilibrata, cioè sviluppata in modo non omogeneo. Ognuno di questi difetti secondo Zenatti era sufficiente a rendere un albero inadatto ad un viale. E i 35 alberi di viale Trento presentavano quasi tutti uno, o due o tutti e tre questi difetti. Chiedeva quindi se le piante fossero state visionate da un esperto e - con parole meno dirette - come aveva fatto il Comune a farsi fregare.

La risposta, dal punto di vista della città, sembra rassicurante. Prima dell’acquisto le piante erano state analizzate in vivaio con il supporto dell’agronomo forestale Pino Bertolini. Che ha poi anche verificato le loro condizioni a piantumazione in viale Trento avvenuta. E sono state tutte “promosse”, nel senso che tutte rispettano le condizioni fissate dal capitolato d’acquisto. Le forcelle ritenute da evitare sono quelle sui rami, non sul tronco. Vero che sette piante presentano in misura modesta questo problema: è stato compensato da una riduzione del prezzo di acquisto del 7,5 per cento. Lo stesso si è fatto, con riduzione del 5%, per quelle che hanno chioma poco sviluppata. Si tratta di problemi che saranno risolti già con la prima potatura, in programma a brevissimo e che sarà svolta sotto la supervisione della Fondazione Mach.

Il costo degli alberi non è inoltre di 1.273 euro l’uno, ma di 717. Quanto infine alle aiuole in cui sono stati collocati: per ogni pianta si sono scavate buche di circa 3 metri cubi, poi riempite con la terra originaria arricchita di torba e concime. Insomma, posto per sviluppare le radici ne hanno.

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