«Se Aquaspace chiude, ce ne andiamo» 

L’ad Vivaldi: il nostro futuro dipende dal depuratore, altre soluzioni non sono sostenibili sotto i profili tecnico e economico 



ROVERETO. L’esito dell’incontro di ieri non è stato solo deludente per la mancanza di sostanziali novità, ma soprattutto per la dichiarazione non equivocabile del consigliere delegato di Tessil 4, Adriano Vivaldi. Il quale ha spiegato ai sindacalisti che il futuro di Tessil 4 dipende in tutto e per tutto dalle sorti di Aquaspace: se il depuratore non potrà lavorare a suo servizio, non ci sono soluzioni alternative alla chiusura degli impianti. Tessil 4, che produce filati di nylon colorati per moquettes, ha assoluta necessità di utilizzare gli impianti di depurazione di Aquaspace. Del resto le due aziende fino a qualche anno fa erano una sola realtà industriale, ed erano state sdoppiate per poter consentire ai depuratori - quello chimico, sotto sequestro da febbraio per ordine della Dda di Trento, che ipotizza irregolarità nell’utilizzo degli impianti, e quello biologico tutt’ora in funzione - di lavorare anche per conto terzi, per ottenere una maggiore sostenibilità economica. Vivaldi ha spiegato che non ci sono alternative: l’azienda ha verificato alcune ipotesi differenti, tra cui il conferimento dei reflui aziendali ad aziende terze (in “service”), e tutte si sarebbero rivelate insostenibili, sia sotto il profilo tecnico che economico. Ovvero, o si tratta di soluzioni impraticabili per insormontabili complicazioni pratiche, oppure possibili ma a costi tali da rendere del tutto antieconomica l’operazione. Di conseguenza, se a fine settembre, quando l’esito dell’incidente probatorio potrebbe determinare un dissequestro del depuratore chimico di Aquaspace, la situazione si sblocca, c’è una speranza di poter mantenere in essere la fabbrica di via del Garda. In caso contrario, Tessil 4 non avrebbe altra scelta che abbandonare il territorio. Con tutta probabilità, per sessere trasferito in un paese straniero. «Non occorre essere troppo intelligenti per capire che il futuro dei 64 dipendenti di Tessil 4 è legato alle decisioni di Aquaspace - commenta Mario Cerutti della Filctem Cgil -. Vi è il rischio che a settembre si verifichi una sorta di reazione a catena i cui effetti ricadono comunque sui circa 70 dipendenti delle due aziende coinvolte». Cerutti azzarda anche un commento “politico”: «Mentre i vertici della Provincia sono silenti - osserva il sindacalista -, probabilmente affaccendati in altre problematiche, per i lavoratori al situazione si fa sempre più complessa e ora si trovano in una specie di limbo però con il rischio che il tutto degeneri da un momento all’altro». Una situazione con alto potenziale esplosivo, mentre il timer inesorabile ticchetta, fino alla fine di settembre. (gi.l.)

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