«La Procura indaghi ma riduca al minimo il fermo-macchine» 

L’assessore Olivi: fiducia nella magistratura, ma i lavoratori rischiano di pagare il prezzo più alto Il sindacato dopo l’incontro in Provincia: Tessil 4, è scorretto farsi scudo dei propri dipendenti



ROVERETO. «Si facciano tutti gli accertamenti necessari ma priorità al futuro dei lavoratori». L’assessore Alessandro Olivi dopo l’incontro di ieri pomeriggio, negli uffici della Provincia in via Romagnosi a Trento con i sindacalisti che seguono la vicenda di Aquaspace e Tessil 4, ha ribadito la fiducia nell'operato della magistratura, ma auspica che le indagini in corso non comportino un fermo macchine prolungato, perché ciò potrebbe compromettere il futuro delle aziende coinvolte e soprattutto dei loro dipendenti. «Abbiamo sempre detto - ha spiegato Olivi - che tutela dell'ambiente e sviluppo industriale, in un territorio come il nostro, devono convivere e cooperare. L'ambiente è un bene comune come lo è il lavoro. Attendiamo con rispetto gli esiti delle indagini della magistratura alla quale ci sentiamo però di chiedere di limitare il fermo degli impianti al tempo strettamente indispensabile. Tutte le parti coinvolte, istituzioni, lavoratori, impresa, devono sentirsi impegnati al fine di raggiungere nel più breve tempo possibile l'obiettivo della ripresa delle attività, nel rispetto delle regole. È evidente però che in questa vicenda la parte più debole sono i lavoratori, che rischiano di pagare il prezzo più alto». Dal canto suo, il sindacato ritiene assodati due punti fondamentali. Il primo: che il fattore tempo è una variabile fondamentale, «pertanto è necessario che la Provincia metta in atto un modello “cooperativo” tra le varie strutture amministrative coinvolte (assessorati, dipartimenti, enti, ecc.), finalizzato a garantire innanzitutto la massima collaborazione con l’autorità inquirente e a cercare di ridurre quantomeno i tempi del ”fermo macchina” dovuto al sequestro giudiziario». Il secondo punto è la questione della tenuta occupazionale: alla luce dei numeri e della particolarità della situazione, argomenta il sindacato, «non ci si può di certo permettere il lusso di ulteriori emorragie occupazionali (circa 80 i dipendenti coinvolti), al tempo stesso è interesse comune salvaguardare l’integrità nonché gli stessi “asset” aziendali». Tuttavia, il sindacato ha evidenziato «il comportamento tenuto dalla proprietà nei confronti dei Lavoratori. Infatti riteniamo sia scorretto “farsi scudo” dei propri dipendenti rispetto al futuro e, se questo poi proviene da una importante realtà aziendale, capace addirittura di esprime i massini livelli in seno a Confindustria, non va bene». Meglio sarebbe, come propone la Cgil, «costituire una cabina di regia a tre (Provincia,sindacato e azienda) per a monitorare la situazione». Mario Cerutti (Filctem Cgil) precisa: «Oggi il Trentino non può permettersi il lusso di perdere ulteriori posti lavoro, per questo l'obiettivo primario è quello di salvaguardare l’occupazione e anche garantire le condizioni minime per la continuità produttiva; per far questo però ognuno deve fare la propria parte e di scorciatoie non ne esistono almeno per i lavoratori».

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