Ivan Moser, una vita spesa a bordo dell’ambulanza 

Il personaggio. Il primo maggio ha lasciato il servizio di “soccorritore” del 118 iniziato a Trento nel 1988 e proseguito poi per 20 anni a Pergine. «Credo di aver dato qualcosa alla mia comunità»


ROBERTO GEROLA


Pergine. In pratica è andato in pensione il 1° di maggio, Festa del Lavoro. Una coincidenza curiosa per Ivan Moser, “soccorritore” del 118. Prima a Trento negli anni 1988-89, poi a Pergine, dove è avvenuto quel forte impatto emotivo che le segnerà per tutti questi anni. Ed è lui stesso ad ammetterlo.

«Lavorare in questo settore a favore della comunità dove si vive, dove si è vissuto è molto diverso che operare avendo a che fare con “estranei”. Ogni volta che dovevi “correre” sapevi già in anticipo che con ogni probabilità conoscevi la persona da aiutare. Venivi quindi coinvolto emotivamente, lato che poteva darti anche soddisfazione visto che lavoravi appunto per la tua comunità». E Ivan Moser in questo senso, aveva (e naturalmente ancora), mille relazioni con la gente del suo del paese (abita a Brazzaniga) ma anche a Pergine evidentemente. Anche perché si è sempre speso per la comunità: specialmente come fiduciario della frazione, dove da sempre, per esempio, si preoccupava (e si preoccupa) gratuitamente di ripulire le strade dalla neve, magari “scontrandosi” con qualche concittadino per qualche cumulo di neve davanti a una porta.

Nessun rimpianto

Ma Ivan Moser ammette senza rammarico di «avere trovato molta soddisfazione in questo suo lavoro, come soccorritore, come fiduciario» spesso andando al là del proprio ruolo, magari dedicandosi fuori orario. «Certo, ora provo un po’ di rammarico, di tristezza nel lasciare il lavoro, con la consapevolezza di avere dato qualcosa di particolarmente importante alla mia comunità in un campo assai delicato, come appunto può essere il “soccorso alla persona”. Lascio un lungo percorso della via vita - ci diceva ieri -, determinante anche me, perché ho imparato tanto, ho fatto tanta esperienza nelle relazioni umane, nel capire la gente, nel comprendere le rispettive necessità. Un aspetto questo che ti affina, che ti aiuta, che ti dà soddisfazione, anche se purtroppo qualche volta le cose non sono andate per il verso giusto».

Una crescita costante

Ma il grande merito che occorre riconoscere a Ivan Moser è quello di aver contribuito in modo determinante con il suo modo di fare accattivante e convincente, alla realizzazione di uno dei migliori poli sanitari del Trentino. In questi 20 anni di lavoro a Pergine ha imparato, ha insegnato. Ha lavorato perché, la comunità abbia un organico maggiore nel soccorso 118, una qualità migliore del servizio. Statistiche alla mano, il servizio è stato potenziato, tanto che la sede è passata dai locali al piano terra del centro servizi comunali (di viale dell’Industria) con i garage, gli uffici, gli spogliatoi. Ora ci sono sei infermieri, 20 soccorritori, sei automezzi (due al mattino, due al pomeriggio, e di due di notte.

«Un polo di emergenza - racconta - con tutte le carte in regola e che a breve “passerà” nel nuovo modulo che annesso al corpo principale, si allungo sul fianco di via Petrarca, con entrata autonoma, piazzali, e naturalmente un edificio dotato di tutto e di più per essere adeguato alle cresciute esigenze della popolazione. Il settore del soccorso si è evoluto e ha trovato in noi una pronta risposta».

Moser lascia in un momento difficile di emergenza sanitaria, che tuttavia, trova riscontro perfino nella decontaminazione degli automezzi. E in questo frangente, la squadra di affiatati collaboratori, con la nuova sede, gli automezzi a disposizione rappresentano un sicuro punto di riferimento anche per i giovani che stanno “crescendo” nel 118, anche saper valutare la patologia del paziente da soccorrere.

«Collaborazione, ruolo nella frazione, disponibilità ci sono ancora tutte», assicura Ivan Moser e visto il suo carattere, c’è da scommettere che sarà così ancora per anni.















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