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La scuola entra in ospedale: le lezioni per i bambini malati

Insegnanti accanto a medici e infermieri: l'esperimento di pediatria e dell'Istituto comprensivo Trento 4


Andrea Tomasi


TRENTO. Sei un bambino. Sei in un letto di ospedale. Hai una flebo attaccata al braccio. La luce al neon della stanza ti accompagna da mattina a sera, come il tablet dei tuoi genitori con le immagini dei cartoni animati che scorrono, come la televisione.

È una luce che si riflette nelle vetrate che si affacciano sulla città. Sono vetri spessi quelli delle finestre della stanza: uno spessore che simbolicamente marca la distanza fra chi sta dentro e chi sta fuori, fra il mondo del malati e quello dei cosiddetti sani. Medici e infermieri fanno il possibile per darti un po' di leggerezza, ma loro devono occuparsi delle terapie.

E così, a sorpresa, è la scuola a regalarti un po' di normalità. Si chiama "La scuola in ospedale" il progetto che da anni permette ai piccoli degenti a rimanere al passo con i compagni di classe, ma non solo.

È "la scuola capovolta" come la chiama la preside dell'Istituto Comprensivo Trento 4 Patrizia Visconti, assieme alle sue insegnanti impegnate sul campo: il reparto di pediatria e la chirurgia pediatrica dell'ospedale Santa Chiara, nonché il Day Hospital e Protonterapia. Capovolta perché il gioco di "fiducia + empatia" crea la voglia del paziente (bambino o anche ragazzo) di accettare le sfide lanciate dalle maestre e professoresse, che diventano strumento per dare normalità a ciò che normale non è.

A volte le docenti si trovano a rapportarsi con pazienti, piccoli o giovanissimi, che devono affrontare patologie complesse, in alcuni casi croniche. Ogni persona ha una sua storia e così devono scattare, insieme , flessibilità, professionalità e umanità. In corsia succedono cose. Le insegnanti ce le hanno raccontate.

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