sanità

Familiari dei pazienti delle Rsa contro gli aumenti delle rette: "Insostenibile, costi già onerosi"

"Chiedere aumenti agli utenti o alla Provincia non può essere la soluzione" afferma l'associazione



TRENTO. “Lascia amarezza, incredulità e disapprovazione la notizia rilasciata dalla presidente di Upipa Michela Chiogna e dal direttore Massimo Giordani del ventilato aumento delle rette per gli utenti delle Rsa trentine. Rette che, vale la pena ricordare, risultano già gravemente onerose e in risposta alle quali spesso non corrispondono servizi e livelli di assistenza adeguati.

È quanto scrivono in una nota congiunta le associazioni dei familiari di pazienti delle Rsa.

“Se da un lato l’aumento dell’inflazione chiamato in causa come giustificazione delle richieste di Upipa è indubbio, dall’altro vi è necessità di affrontare il tema da una prospettiva più ampia: non partendo da presupposti di spesa, ma da presupposti di miglioramento e in un’ottica di ottimizzazione critica delle risorse. Quello che si percepisce è invece che ogni conto in rosso debba essere ripianato, indipendentemente dall’operato delle strutture e dai servizi che le strutture offrono. Non serve maggiore spesa, servono soprattutto investimenti ragionati, rivedere i modelli di assistenza nelle Rsa, incentivare il sistema, renderlo più attrattivo lavorando sulla base delle singole Rsa”.

“Risulta difficile, dunque, apprendere l’origine di questo approccio aut-aut, con uniche alternative previste l’intervento economico diretto della Provincia o lo sblocco delle rette a carico delle famiglie. È certo la politica a doversi far carico del finanziamento e controllo di un sistema che fornisce un servizio pubblico, riformandolo e sostenendolo in modo programmatico con un chiaro piano di realizzazione di intenti orientato al lungo periodo, ma non certo intervenendo ciclicamente con risanamenti finanziari sporadici ed estemporanei. La provincia finanzi, dunque, ma su piani di supporto ben definiti e partecipati, non su ripianamenti a prescindere”.

“Necessario sarebbe, dunque, offrire a chi finanzia i servizi delle strutture, ovvero gli utenti e la Provincia, alternative pratiche di programmazione basate sulla trasparenza dei bilanci e l’operato, offrire prospettive per voler riconoscere al servizio un incremento della retta. Ad esempio, sarebbero da preferire strategie di fidelizzazione del personale sanitario dipendente delle strutture, piuttosto che ricorrere a personale a libera professione. Questo non accede, con impatti invece sulle equipe di lavoro, sulle persone residenti, e ultimo ma non meno importante sui conti delle Rsa”.

"E se Upipa ha recentemente redatto un documento di sintesi volto a migliorare il sistema Rsa nel suo complesso, questo documento non prevede ad oggi un percorso realizzativo di messa a terra a cui le RSA intendono attenersi. Se creare questo percorso fosse il prossimo passo, i familiari e la nostra associazione in primis ne sarebbero certo interessati e volenterosi di parteciparne alla realizzazione. Ad oggi non ci sono però segnali che questo avverrà a breve”.

“Un altro tema di grande importanza per la gestione dei costi del sistema, già rilevato da un’indagine della Corte dei Conti pubblicata lo scorso dicembre, riguarda la scarsa elasticità gestionale dell’impianto amministrativo delle RSA trentine, caratterizzate da sistemi di gestione economica scarsamente confrontabili e controllabili, che non permettono di verificare l’efficienza e l’efficacia delle diverse azioni amministrative. Viene dunque da chiedersi se non serva anche maggiore incisività sul controllo delle strutture, con un organo terzo che possa rivedere strutturalmente i bilanci, confrontarli periodicamente con i servizi offerti e valutare il grado di soddisfazione degli utenti (residenti e loro familiari), premiando le strutture più virtuose invece di indistintamente ripianare i conti di tutte. Forse sarebbe opportuno attivarsi su questo fronte” concludono le associazioni dei familiari.













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