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Agricoltura biologica, Fem: «In Trentino un aumento costante delle superfici coltivate». Ma preoccupano i danni del maltempo

Frutticoltura e viticoltura biologica del Trentino, ma anche dell’Alto Adige, sotto la lente dei ricercatori della Fondazione Mach e del Centro sperimentale di Laimburg: negli ultimi anni i vigneti biologici sono aumentati del 50%


Carlo Bridi


TRENTO. Frutticoltura e viticoltura biologica del Trentino, ma anche dell’Alto Adige sotto la lente dei ricercatori della Fondazione Mach e del Centro sperimentale di Laimburg nella tradizionale giornata che, purtroppo ancora una volta si è fatta in diretta streaming, causa pandemia.

Un primo dato emerso è il costante aumento della superficie viticola biologica che- in Trentino- ha superato i 1300 ettari, con un più 6% sull’anno precedente, ma nell’arco degli ultimi 5 anni i vigneti biologici sono passati da 824 a poco più di 1300 ettari con un aumento di oltre il 50%. Questo ha fatto affermare al direttore generale della FEM Mario del Grosso, intervenuto all’inizio dei lavori, che «l’attenzione di FEM per questo ambito prosegue e si rinforza, sia in termini di risorse umane, (sono 14 oggi gli addetti al settore della FEM), che di attività e progetti dedicati. Il settore dell’agricoltura biologica può rappresentare un modello per tutto il comparto agricolo e assumerà sempre maggior importanza in vista degli obiettivi posti dalla strategia europea “Farm to Fork” che punta fra l’altro ad accelerare la transazione verso un sistema alimentare più sostenibile».

Anche l’obiettivo di raggiungere il 25% del totale dell’agricoltura coltivata con il metodo biologico entro il 2030 fa parte di questo progetto dell’Ue, come quello della riduzione sempre entro il 2030 del 50% dell’uso dei fotofarmaci, della riduzione del rame da sostituire con molecole alternative, ma anche della riduzione dell’uso dei concimi chimici, come spiegato dal promotore della giornata, il responsabile della Unità Agricoltura biologica di FEM Daniele Prodorutti. «Ma il lavoro che c’è davanti a noi per raggiungere questi obiettivi, ha affermato Claudio Ioriatti dirigente del CTT di FEM, è enorme sia sul piano della ricerca che su quello della formazione costante degli agricoltori ed impone uno sforzo non indifferente per tutti in quanto sono problematiche che non hanno risposte semplici».

Parlando della campagna difesa 2021 Marco Chiusole, tecnico FEM, ha fra l’altro affermato che a fronte di una primavera nel complesso accettabile c’è stato un luglio molto problematico che ha portato ad effettuare dai 17 ai 20 trattamenti nelle zone più precoci e almeno 2 in più nelle zone di collina-montagna.

Molto preoccupanti sono le infezioni conseguenti alle terribili grandinate che hanno colpito in particolare la zona viticola fra Mezzocorona e Roverè della Luna, e le frequenti ed abbondanti piogge di luglio. A luglio sono caduti mediamente 186 mm di pioggia. E’ stato questo un periodo favorevole anche allo sviluppo dell’oidio. «Si sono registrati forti attacchi anche ai grappoli», ha affermato Romano Maines. Un aspetto positivo emerso dalle prove sperimentali è quello che è possibile la difesa dalla peronospora anche usando il rame a basse concentrazioni 20 grammi/Hll. 

Ma quest’anno è stato l’anno che ha visto esplodere la flavescenza dorata e del giallume della vite, «da non prendere sotto gamba perché sta diventando un grosso problema», ha affermato lo storico tecnico prima di ESAT e poi di FEM, Marino Gobber ormai prossimo alla pensione. Non vi sono soluzioni di risanamento con la lotta chimica, l’unica strada che rimane è l’estirpo delle viti infette.

Diverso il problema de legno nero, che si combatte con una costante pulizia dei filari per togliere la possibilità al vettore di spostarsi da una vite all’altra. Importante per queste malattie sono i controlli che devono iniziare da fine giugno. «Una prova sperimentale non riuscita – ha detto il ricercatore di Laimburg Ewald Lardschneider – la copertura delle viti con teli antipioggia, servono per la prima parte della stagione ma poi anche le viti sotto telo vengono colpite da peronospora».

Al pomeriggio la presentazione delle prove sperimentali in frutticoltura biologica a Laimburgm con Markus Kalderer che ha presentato i risultati di nuove molecole per il contenimento delle malattie fungine in frutticoltura biologica, del problema delle fumaggini, per concludere con la presentazione di BioFruitNet, un progetto per la frutticoltura europea.













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