Pioggia di rincari nel 2026, stangata sulle tariffe telefoniche

Dopo autostrade, gasolio, Rc auto, pacchi postali e sigarette, è il turno delle tariffe telefoniche. Il 2026 si apre con una serie di rincari per le tariffe telefoniche, sia fisse sia mobili, che potrebbero impattare dai 12 ai 60 euro a utenza l'anno, come calcola il Codacons.

Un po' l'adeguamento all'inflazione, un po' la fine della 'guerra dei prezzi' che negli scorsi anni ha portato al ribasso le tariffe e la necessità di investimenti in tecnologie, i principali operatori telefonici hanno fatto scattare una serie di ritocchi verso l'alto sulle diverse offerte a partire da gennaio. Il maggior esborso a carico dei consumatori si affianca a rincari di altre voci in vigore a inizio anno: pedaggi autostradali (+1,5% l'adeguamento tariffario a seguito della sentenza della Consulta), accise sul gasolio e, per effetto delle misure decise nella Manovra del governo, i pacchi postali (2 euro per quelli sotto i 150 euro provenienti da fuori Ue) le sigarette (fino a 15 centesimi in più a pacchetto) e l'Rc Auto (visto l'incremento dell'aliquota sulle polizze infortunio conducente collegate alla rc auto).

Aumenti i quali, va ricordato, si innestano su un'inflazione che secondo i dati prelimimari dell'Istat, nel 2025 è salita dell'1,5% (contro il +1% del 2024) con un'accelerazione a dicembre (+1,2% e +0,2% sul mese) dopo la frenata di autunno. Secondo una stima diffusa di recente dall' l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori i rincari in arrivo nel 2026 complessivamente, raggiungeranno quota +672,60 euro annui a famiglia. "Una cifra notevole, nonostante le riduzioni previste nel settore dell'energia" dice l'associazione.

E Assium, l'associazione italiana degli Utility Manager rileva che, considerato che la spesa delle famiglie italiane per i servizi telefonici di linea fissa e mobile si attesta a 22,6 miliardi di euro annui, i rincari avranno "un impatto enorme" sulla spesa collettiva anhe se "di piccolo importo". Tuttavia l''associazione ricorda come in caso di modifiche unilaterali delle condizioni tariffarie, i consumatori "possano sempre recedere gratuitamente dai contratti sottoscritti, senza alcuna penale né costi di disattivazione dei servizi, e passare ad altro operatore".

"Per esercitare il diritto di recesso - spiega l'associazione - i consumatori hanno varie opzioni: è possibile inviare una raccomandata al proprio gestore o una comunicazione via Pec, oppure contattare il servizio clienti dell'operatore, o in alternativa utilizzare gli appositi form pubblicati sui siti internet delle società telefoniche".

"Quando si verifica una modifica unilaterale dei contratti che introduce un incremento delle tariffe è importante verificare se l'offerta sottoscritta faccia ancora al caso nostro, o se sia meglio approfittare delle proposte commerciali di altri gestori - spiega il presidente Assium, Federico Bevilacqua - Una operazione non certo semplice, considerato che il mercato della telefonia appare sempre più come una giungla dove per il consumatore non è facile districarsi tra offerte, promozioni e condizioni contrattuali molto differenti".





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