Contro l'accordo Mercosur, Parigi invasa da 350 trattori

Dopo il corteo spettacolare di centinaia di trattori lungo la Senna, circa 400 manifestanti si sono radunati davanti all'Assemblea Nazionale, sede della camera bassa di Parigi, per protestare contro l'accordo Ue-Mercosur e la gestione della dermatite bovina da parte del governo: secondo la prefettura di polizia di Parigi, alle 10 di questa mattina, ''353 trattori erano posizionati sul Quai d'Orsay, tra il Pont de l'Alma e il Pont de la Concorde'', nel cuore della capitale francese.

"'Quattrocento manifestanti sono riuniti nei pressi dell'Assemblea Nazionale'', precisa la polizia parigina, aggiungendo che al momento non si segnalano particolari tensioni o incidenti. Secondo il giornale Le Figaro, il ministero dell'Agricoltura ha fatto sapere che farà nuovi annunci questa sera per placare la collera delle campagne dopo quelli già fatti venerdì scorso dalla ministra, Annie Genevard. Intanto, dalla provincia, gli agricoltori in rivolta annunciano la rimozione del blocco sull'autostrada A64 Bayonne-Tolosa. 

Gli agricoltori temono, in particolare, la concorrenza che definiscono sleale dei prodotti dell'America Latina, dove non vigono le stesse norme severe europee sui trattamenti, dai pesticidi sui campi agli ormoni negli allevamenti, mentre i controlli sulle merci importate sono minimi.

"Penso sia utile consultare la Corte per garantire che tutte le disposizioni siano in linea con la nostra legislazione e non ostacolino la nostra indipendenza e sovranità normativa. Non vuol dire rinviare l'accordo, ci sarà la firma in Paraguay", ha detto oggi la presidente del gruppo Renew all'Europarlamento Valerie Hayer in una conferenza stampa, soffermandosi sulla possibilità che la Plenaria, la prossima settimana, voti una risoluzione in cui si chiede un parere della Corte di giustizia Ue sulla legittimità dell'intesa Ue-Mercosur.

"Abbiamo un calendario che tutti conoscono. Sabato von der Leyen andrà in Paraguay per firmare l'accordo tra Unione Europea e Mercosur. Quella è la firma formale, e poi, prima che l'accordo possa essere applicato definitivamente, dovremo attendere il voto del Parlamento europeo", ha sottolineato Hayer definendo "un rischio", per la Commissione, procedere all'attuazione temporanea dell'intesa già prima del via libera dell'Eurocamera.





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Iran

Nuova ondata di attacchi su Teheran, scambio di minacce fra Trump e i vertici iraniani

Undicesimo giorno di guerra tra Usa, Israele e Iran. Le immagini diffuse dalla Mezzaluna rossa mostrano le macerie dopo le bombe. 

L'Iran avverte il presidente Usa, Donald Trump: «Fate attenzione a non essere eliminati voi, non abbiamo paura delle vostre minacce vuote», dice il capo del consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, dopo che il tycoon aveva minacciato un attacco più duro se Teheran  avesse bloccato il flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.

Trump intanto ha dato la sua disponibilità a parlare con l'Iran ma che dipenderà dalle condizioni e ha ribadito la sua insoddisfazione nei confronti del nuovo leader supremo dell'Iran, Mojtaba Khamenei: «Non credo che possa vivere in pace».

Secondo funzionari del governo iraniano, il numero di persone uccise in Iran dall'inizio della guerra ha raggiunto quota 1.332. Tra loro ci sono 206 donne e bambini e che decine di centri sanitari sono stati presi di mira dagli attacchi.

Una nave della Marina americana ha scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz "con successo". Lo afferma il segretario all'Enerigua Chris Wright. "Il presidente mantiene la stabilità energetica globale durante le operazioni militari in Iran", ha aggiunto. 

La Hms Dragon, un cacciatorpediniere britannico di ultima generazione, ha lasciato dopo vari giorni di rinvii la base della Royal Navy a Portsmouth, nel sud dell'Inghilterra, alla volta del Mediterraneo orientale per difendere l'isola di Cipro presa di mira dall'Iran in seguito agli attacchi di Usa e Israele contro Teheran. La Dragon era stata al centro di polemiche contro il governo laburista del premier Keir Starmer per l'impreparazione militare mostrata del Regno Unito, rispetto ad altri Paesi alleati che avevano inviato le loro navi in tempi rapidi.









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Il forte alpinista trentino domenica 15 marzo sarà il protagonista del sesto episodio del videopodcast prodotto dal Cai nazionale e curato da Sofia Farina, che esplora il dolore, la perdita e la rinascita attraverso le voci di chi ha vissuto un lutto legato alla montagna

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