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Rogo nel bus in Svizzera, un uomo si sarebbe dato fuoco: 6 morti e 5 feriti

Le fiamme che avvolgono la carcassa di lamiera dell'autobus in una palla di fuoco, le urla dei testimoni sotto shock. Sono le immagini che giungono dalla tragedia che ha colpito il Canton Friburgo in Svizzera, dove il rogo di un autopostale - bus adibito al trasporto della posta e che consente l'accesso anche a passeggeri - ha provocato secondo la polizia almeno 6 morti e 5 feriti tra cui anche un soccorritore.

Tre sono in condizioni critiche, mentre i media riportano testimonianze inquietanti - non ancora confermate dalle autorità - secondo cui a provocare l'incendio sarebbe stato un uomo che si è dato fuoco.

L'allarme è scattato intorno alle 18.30 locali a Kerzers, una ventina di chilometri a ovest di Berna. I primi a riportare la notizia sono stati i portali Blick e 20min.ch insieme al quotidiano La Liberté, mentre in serata la polizia ha confermato l'incidente parlando inizialmente di "diversi morti e feriti" di cui uno trasportato a Zurigo in elicottero, prima di dare in serata un primo bilancio della tragedia di sei morti - ancora da identificare - e cinque feriti.

Nel frattempo, numerosi video e foto del rogo, registrati da testimoni, sono iniziati a rimbalzare in rete, mostrando l'orrore dei passanti, le fiamme alte diversi metri che avvolgono completamente il bus provocando una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza, il lavoro dei vigili del fuoco nel tentativo di spegnere l'incendio.

Un filmato ottenuto dal quotidiano svizzero Blick mostra un uomo con il volto annerito dal fumo. Gli viene chiesto cosa sia successo. "Un uomo si è dato fuoco all'interno", risponde in albanese. Poi agita le braccia e continua: "Si è versato della benzina e si è dato fuoco!". Altri testimoni oculari hanno riferito la stessa ricostruzione.

La polizia ha indicato che una persona sarebbe implicata ma ha sottolineato di non poter confermare quanto riferito dai media, parlando di "errore umano" ma senza poter escludere "un'azione deliberata". Sulla tragedia è stata aperta un'indagine che dovrà chiarire quanto accaduto, mentre secondo la polizia è impossibile determinare con le prime informazioni se si sia trattato o meno di un atto terroristico. 

Iran

Nuova ondata di attacchi su Teheran, scambio di minacce fra Trump e i vertici iraniani

Undicesimo giorno di guerra tra Usa, Israele e Iran. Le immagini diffuse dalla Mezzaluna rossa mostrano le macerie dopo le bombe. 

L'Iran avverte il presidente Usa, Donald Trump: «Fate attenzione a non essere eliminati voi, non abbiamo paura delle vostre minacce vuote», dice il capo del consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, dopo che il tycoon aveva minacciato un attacco più duro se Teheran  avesse bloccato il flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.

Trump intanto ha dato la sua disponibilità a parlare con l'Iran ma che dipenderà dalle condizioni e ha ribadito la sua insoddisfazione nei confronti del nuovo leader supremo dell'Iran, Mojtaba Khamenei: «Non credo che possa vivere in pace».

Secondo funzionari del governo iraniano, il numero di persone uccise in Iran dall'inizio della guerra ha raggiunto quota 1.332. Tra loro ci sono 206 donne e bambini e che decine di centri sanitari sono stati presi di mira dagli attacchi.

Una nave della Marina americana ha scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz "con successo". Lo afferma il segretario all'Enerigua Chris Wright. "Il presidente mantiene la stabilità energetica globale durante le operazioni militari in Iran", ha aggiunto. 

La Hms Dragon, un cacciatorpediniere britannico di ultima generazione, ha lasciato dopo vari giorni di rinvii la base della Royal Navy a Portsmouth, nel sud dell'Inghilterra, alla volta del Mediterraneo orientale per difendere l'isola di Cipro presa di mira dall'Iran in seguito agli attacchi di Usa e Israele contro Teheran. La Dragon era stata al centro di polemiche contro il governo laburista del premier Keir Starmer per l'impreparazione militare mostrata del Regno Unito, rispetto ad altri Paesi alleati che avevano inviato le loro navi in tempi rapidi.









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