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Sinner si ricarica da mamma e papà. E in Val Pusteria «tutti lo cercano»

L’altoatesino si trova a casa con i genitori e il fratello. Schönegger, il suo primo maestro: «Ora ha bisogno della sua privacy». Ma in tanti lo cercano per scattare una foto o farsi fare un autografo. E i negozianti ammettono: «Può avere un effetto positivo sul turismo» 


Aliosha Bona


SESTO. «Ecco, c’è Sinner!». Tutti si voltano. E il piccolo Matthias comincia a sghignazzare: è uno scherzo. Ed è riuscito alla perfezione, tanto da ingannare anche un paio di turisti infreddoliti che attendono con impazienza l’autobus verso la Val Fiscalina. «Davvero? È tornato?», domanda un uomo ai ragazzini. Annuiscono e non si rassegnano: vogliono la foto con il proprio eroe che come loro è partito da un paese di 1800 anime, arrivando a conquistare il mondo intero con l’Italia. È stato un 2023 memorabile, chiuso al quarto posto, con il bottino di punti più grande mai ottenuto da un tennista italiano, condito dal primo Masters 1000 a Toronto, la finale a Torino, le imprese con Djokovic e la Coppa Davis, appunto. Ma ora c’è il riposo. Ed è sacro. Di tempo, Jannik, ne ha pochissimo per stare con la famiglia. A giorni, dopo la capatina di lunedì a Milano per i “Supertennis Awards”, volerà ad Alicante per la preparazione in ottica Australia. Così ogni minuto è importante per stare nella sua Sesto assieme alla mamma, il papà, il fratello, i nonni e qualche amico d’infanzia, che contatta in gran segreto per non dare nell’occhio. Ma a volte non basta. «Lo cercano tutti ormai, c’è gente, soprattutto proveniente da fuori, che gli citofona a casa. Bisogna rispettare la sua privacy. Si sente come uno di noi e vuole essere trattato come tale», ci racconta Andreas Schönegger, che con Jannik ha mantenuto un rapporto di stima e d’amicizia. È lui ad averlo avviato al tennis, a soli quattro anni, e allo sci, sport di cui è diventato anche campione d’Italia. «Se avesse continuato sarebbe arrivato in Coppa del Mondo», giura Schönegger, «Ogni cosa che fa riesce a renderla speciale. Anche perché ha una capacità innata di apprendere. Non mento quando dico che non è cambiato: non ha mai spaccato una racchetta. Anche se non stava mai fermo in campo...».

Sesto Pusteria sta accogliendo in questi giorni i primi turisti. Ancora la maggior parte dei bar e ristoranti ha la serranda giù. Un centinaio di metri da “Casa Sinner”, dove la famiglia del campione ha diversi appartamenti per gli ospiti, c’è Carlo Hofer e la sua bottega di alimentari. Ci lavora da 50 anni e «la pensione per fortuna s’avvicina» premette. Poi quando sente il nome di Jannik, gli si illuminano gli occhi: «Ricordo bene ciò che lo faceva arrabbiare. Quando qualcuno lo chiamava “bambina” per via della sua lunga chioma rossa, lui faceva il broncio. Odiava questo soprannome. Prima dei 13 anni lo vedevo spesso, anche qui, accompagnato dai genitori. Se anche io voglio una foto con lui? Macché, parliamo e basta. È uno di noi».

L’effetto sul turismo

Mentre i ragazzini guidati da Matthias non mollano e sperano ancora di vederlo passeggiare in paese (giovedì era a Monte Baranci, a San Candido), anche i titolari dei pochi negozi aperti girano la chiave e tornano a casa. Albert Schönegger del negozio d’abbigliamento “Kraler” ammette che c’è un prima e un dopo Sinner. Anche nel rapporto con i clienti: «Soprattutto gli acquirenti italiani ora mi parlano solo di Jannik, c’è stato un boom dopo la Coppa Davis. A tutti ora interessa il tennis grazie a lui. E pensare che qualche anno fa scorrazzava qua fuori con la sua bicicletta». L’effetto Sinner, per molti negozianti, può avere ripercussioni positive anche sul turismo: «Immagino che se starà per vari anni al vertice qui gli faranno un monumento. E allora sì che potrebbe esserci un impatto anche su di noi. Anche se Sesto non ne ha bisogno: i posti letto sono al limite, a volte la domanda è più grande dell’offerta». Poco distante da “Kraler”, in via Dolomiti, vi è una delle pizzerie più frequentate di Sesto. E Sinner non appena può, si siede a tavola con i suoi genitori. «È venuto qui varie volte», ci confida una cameriera, «È una persona meravigliosa. Ci ha salutati e ringraziati uno per uno. E così è in campo. Lui non ha maschere».

Sono le ultime ore a Sesto per Sinner che poi potrebbe tornare a Natale per festeggiare con mamma Siglinde, papà Hanspeter e il fratello Mark. Successivamente dovrebbe recarsi a Montecarlo per qualche giorno d’allenamento e partire alla volta dell’Australia verso Capodanno. In programma (il 10 gennaio) c’è il Kooyong Classic, un’esibizione, e il primo Slam stagionale dal 14 gennaio.













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