ciclismo

Simoni: "Campiglio, ricordi belli a metà"

Domenica in Trentino arriva la "Corsa Rosa". Il "Gibo" rilegge il 1999: "La rabbia per la volata persa ma quel giorno capii che ero corridore da Giro".

di Luca Franchini

TRENTO. A sedici anni di distanza dal successo di Marco Pantani - e da una vittoria che avrebbe poi disgraziatamente segnato l'inizio della fine dell'indimenticato Pirata - il Giro d'Italia torna a Madonna di Campiglio. Lo farà domenica prossima con una delle frazioni maggiormente attese dell'edizione 2015 della corsa rosa. Una tappa che scatterà da Marostica e che si concluderà nella perla delle Dolomiti di Brenta (in località Patascoss) dopo 165 km. Nel 1999, in gruppo c'era anche Gilberto Simoni, che in quella frazione chiuse quarto e che, ora, segue il Giro d'Italia da spettatore, lui che per due volte si è aggiudicato il “Trofeo senza Fine”, nel 2001 e nel 2003.

Che tappa sarà quella di domenica secondo Simoni?

«Andrà via sicuramente una fuga, perché è una frazione molto impegnativa e il gruppo nella prima parte della tappa cercherà di stare un po' rilassato - spiega "Gibo" -. Non è detto però che la fuga arrivi, perché bisogna attraversare il Trentino e poi, prima dell'ultima ascesa, scalare Passo Daone. Una salita tosta, che io feci al Giro del Trentino 2001 (vinse Casagrande, con Simoni quarto, ndr). Non penso che i big si muoveranno già lì, ma quella salita renderà più dura quella di Campiglio. Sarà un bell'arrivo e vedremo dei distacchi. Non vedremo corridori con le mani sotto il manubrio come se si corresse in pianura».

Contador o Aru? Chi è il favorito di Simoni per la vittoria del Giro?

«Se Aru avesse cinque anni in più, potrei sbilanciarmi in suo favore, ma ad oggi vedo difficile una sua vittoria. Si è perso un protagonista come Porte, che finora aveva corso bene e secondo me era il più pericoloso per lo spagnolo. Vedo Contador un po' troppo agitato e non capisco il perché: ha un bell'avversario dietro, ma è troppo giovane e, soprattutto, è l'unico rimasto a contendergli il titolo».

Per Aru nessuna chance?

«Aru è giovane ed è stato caricato di grandi responsabilità. Per vincere il Giro dovrebbe andargli tutto bene: guadagnarsi la maglia rosa non è così facile per un giovane: bisogna saper gestire la tensione quotidiana di una grande corsa a tappe. Il ciclismo non è solo quello che si vede in televisione. Alla luce di questo, senza cattiveria nei confronti di un corridore promettente come Aru, dico che per Contador questo è un Giro più facile da vincere che da perdere».

Il giovane sardo, però, può contare sulla miglior squadra del Giro in salita, supportato dai vari Landa e Cataldo.

«Contador e Aru sono due scalatori. La squadra ti aiuta a livello morale, ma questo non è un Giro che si vince con la squadra. L'avessi avuta io contro Savoldelli, probabilmente mi sarebbe andata meglio, ma quest'anno non penso sia così: in salita la squadra conta fino a un certo punto».

Tornando indietro di sedici anni, che ricordo le è rimasto di quella tappa con arrivo a Campiglio?

«Ho ricordi più e meno belli – replica Simoni -. Il brutto ricordo è il terzo posto di tappa perso in volata con Jalabert (vinse Pantani su Codol e il francese, ndr): con quell'abbuono avrei chiuso il Giro al secondo posto, ma d'altronde... in carriera non ho mai vinto nulla con la fortuna, i miei successi me li sono sempre dovuti guadagnare».

E il ricordo bello?

«Proprio quel giorno cominciai a maturare la mia consapevolezza da corridore da corsa a tappe. In quell'edizione del Giro ho imparato a non guardare gli altri e a misurarmi con me stesso: la tappa di Campiglio segnò un momento importante della mia maturazione».