HOCKEY

Pasqualotto e il Bolzano uniscono le loro storie 

Per gli 85 anni del club ritirata la maglia di Gino: «Un’emozione mai provata»

di Paolo Gaiardelli

BOLZANO. Quante volte abbiamo visto i suoi occhi. Incrociare lo sguardo dei compagni di squadra, per spronarli o regalare loro un silenzioso attestato di stima; o quello degli avversari, facendo intuire quanto sarebbe stato difficile superare il suo Bolzano; o ancora quello dei tanti tifosi che lo hanno amato, e lo amano ancora, creando così un magico legame, che permetteva, dalle tribune, di assaporare, almeno in parte, le emozioni che in quel momento si stavano vivendo sul ghiaccio.

Sicuramente è successo in svariate occasioni, ma mai, prima di ieri sera, quando la storia di Gino Pasqualotto si è unita in maniera indissolubile con quella del club del capoluogo, abbiamo scorto in quegli occhi delle lacrime, trattenute a stento davanti ad un Palaonda pronto a tributargli il dovuto omaggio assieme a tanti compagni di successi e battaglie sportive. La mitica «33», la maglia indossata da quello che per tutti è “Crazy Horse”, la casacca di una città che ha riscoperto, negli ultimi anni, l’amore per stecca e pattini, proprio come accadeva qualche decennio fa, nelle epiche sfide di via Roma, è stata infatti ritirata ufficialmente; un momento tutt’altro che banale, perché è la prima volta che ciò accade nella storia del Bolzano, che ha deciso di unire l’occasione con la festa dei suoi 85 anni.



Un momento magico, accompagnato da una scarica continua di brividi lungo la schiena. A partire dalla voce, inconfondibile, del leggendario speaker Oscar Dalvit, che, uno ad uno, ha invitato sul ghiaccio, mentre dal maxischermo passavano le immagini delle imprese di Pasqualotto e compagni (dieci scudetti e una Alpenliga, ndr), i capitani biancorossi negli anni, da Arnaldo Vattai, passando per Rolly Benvenuti, proseguendo con Moreno Trisorio, Robert Oberrauch, Martin Pavlu, Kiki Timpone e Alexander Egger, fino a compiere un nuovo tuffo all’indietro, con l’annuncio di Lucio “Il Falco” Topatigh.

Sul tappeto rosso. Una carrellata già di per sé speciale, resa però unica dall’ingresso in pista di Pasqualotto, accolto dall’ovazione degli oltre 3000 presenti sulle tribune in via Galvani. È in questo momento che “Crazy Horse” vacilla, per un attimo, con la commozione che sta per prendere il sopravvento, prima di essere respinta, da un grande respiro. Gino stringe le mani a tutti e si leva la famigerata coppola davanti a Topatigh, per un saluto che sa di amicizia vera, pura, cristallina. Ma non è finita qui, perché è ancora una volta il momento di un contributo filmato, questa volta con gli auguri degli indimenticabili Mike Rosati, Bruno Zarrillo, Gates Orlando e Sergej Vostrikov. Pasqualotto, che ormai è leggenda di nome e di fatto dell’Hc Bolzano, ascolta le parole d’affetto per poi ricevere il microfono. «Grazie a tutti», il saluto di Gino, che poi racconterà: «ero bloccato e non riuscivo a dire altro».

Col naso all’insù. Poco male, la festa va avanti. Arriva il capitano di oggi, Anton Bernard, che assieme all’ex “C” dei biancorossi prende la via della curva. Proprio davanti ai tifosi il momento più alto della cerimonia. Il vessillo con stampato il numero «33», la mitica maglia di Pasqualotto, viene srotolato ed issato fino ai lamellari del Palaonda, dove resterà per sempre.



Se la sarebbe mai aspettata, Gino Pasqualotto, una serata come questa?

«È l’emozione più forte che abbia mai vissuto. Il mio numero, di fatto una parte di me, è e resta qui, dove è giusto che stia. Sono un tipo che trattiene a stento quello che prova; e sul ghiaccio, ma anche prima di entrarci, è stato davvero complicato non fare scendere la lacrima».

Sarà stata complicata anche l’attesa durante queste settimane...

«Ho provato a non pensarci, sono sincero, ma è stato impossibile. Da quando mi è stato comunicato dal dottor Knoll che la società aveva intenzione di organizzare questa cosa, non ho fatto altro che immaginarmi il momento. Poi, con tutta la gente che incontro in città...di fatto sono settimane che parlo solo di questo con tutti i tifosi che incontro. Un’attesa difficile da gestire, ma ripagata da qualcosa di irripetibile e indescrivibile».

I tifosi l’hanno accompagnata all’appuntamento, ma una menzione la meritano anche gli ex compagni, che questa sera hanno speso parole di grande stima nei suoi confronti. Li aveva mai sentiti parlare così?

«Per quanto riguarda il pubblico è stato sempre il segreto dei successi del Bolzano ed il motivo per cui ho raggiunto tutti i miei traguardi sportivi. Senza di loro non ci sarebbe tutto questo. Riguardo ai miei compagni, un po’ mi hanno sorpreso, mi ha fatto piacere sentire le cose belle che pensano di me. Sarà anche perché tra noi non ci siamo mai parlati tanto, non per antipatia, ma perché bastava uno sguardo per capirci, per sapere se stavi facendo bene o meno bene. Nello spogliatoio c’era grande feeling e non avevamo bisogno di discorsi».

Un’ultima parola, però, ce la deve concedere, anche perché da questo istante, Gino Pasqualotto è in tutto e per tutto un pezzo di storia del Bolzano...

«Sono onorato. Ho sempre dato tutto per questa maglia e vedere il mio numero lassù mi riempie di gioia. È la prima volta che a Bolzano accade una cosa del genere e spero di esserne all’altezza. Ce ne sono tanti altri che meriterebbero di vedere il loro nome appeso al palazzo e spero che questa cerimonia possa essere la prima di tante altre».

"33 per sempre", serata magica al Palaonda per un simbolo dell'Hockey Club Bolzano: Gino Pasqualotto

Accolto fuori dal palazzo da tanti ex compagni di squadra ed ex campioni del Bolzano, Gino Pasqualotto è stato omaggiato dall'HC Bolzano, in occasione della festa degli 85 anni del club, con il ritiro della sua maglia, la mitica 33. Ad accompagnarlo sul ghiaccio, nel momento solenne della cerimonia, Arnaldo Vattai, Rolly Benvenuti, Moreno Trisorio, Robert Oberrauch, Martin Pavlu, Kiki Timpone, Alexander Egger e Lucio Topatigh (foto Matteo Groppo)