Calcio Serie A

Maran e Maraner, da Trento alle porte della Champions  

Il fenomeno Cagliari: rossoblù quarti in classifica dopo la vittoria a Bergamo. L’allenatore trentino (con il vice roveretano ed il figlio Gianluca collaboratore) è ormai un idolo sull’isola. 

di Daniele Loss

TRENTO. A Cagliari è ormai un idolo, il condottiero coraggioso di una squadra che sta sorprendendo domenica dopo domenica e fa sognare un’intera isola. E c’è chi lo paragona addirittura a Manlio Scopigno, “il Filosofo” che nel 1970 guidò i rossoblù alla conquista del mitico scudetto. Nella stagione che celebra il secolo della nascita del Casteddu e il mezzo della conquista del Tricolore “griffato” Riva, Domenghini, Albertosi, Nenè, Cera, Niccolai, il Cagliari vola come mai accaduto nel recente passato. Al quarto posto in classifica assieme ad Atalanta e Lazio con una difesa, che è la terza meno battuta del torneo con appena 10 reti al passivo, una in più rispetto a Juventus ed Hellas Verona.

Accoglienza da re

Ad accogliere Rolando Maran e la sua truppa al rientro dalla trasferta di Bergamo c’erano più di quattrocento tifosi, che hanno invaso l’aeroporto di Elmas e ora sognano: la parola “Europa” non è tabù, perché il Cagliari sta dimostrando, partita dopo partita, di essere squadra che può guardare “oltre” quelli che sono gli obiettivi abituali.

250 panchine in Serie A

Maran, arrivato nell’Olimpo del calcio italiano a 49 anni dopo una lunga gavetta, è uno di quelli allenatori di cui si è sempre parlato (troppo) poco. Domenica ha festeggiato la 250esima panchina nella massima serie e a Cagliari, dopo la strepitosa scorsa stagione, hanno deciso di non farselo scappare: a maggio l’allenatore nato a Trento il 14 luglio 1963, ha prolungato il proprio accordo sino al 30 giugno 2022.

La gavetta, appunto, iniziata come “vice al Chievo Verona, società nella quale ha militato per otto stagioni da giocatore. Poi le esperienze nelle giovanili di Brescia e Cittadella, con la società veneta che nel 2002 lo promuove alla guida della prima squadra, in serie C1. Dopo tre anni viene richiamato da Gino Corioni al Brescia, in serie B, portando la squadra in zona playoff sino a quando, incomprensibilmente, viene esonerato per far posto a Zeman, che manca l’obiettivo stagionale. Il suo apprendistato prosegue a Bari, Trieste (due stagioni), Vicenza e Varese (a stagione in corso), con cui sfiora la promozione in serie A, sfumata solamente ai playoff contro la Sampdoria. Il suo percorso e i brillanti risultati raggiunti non passano inosservati e nel 2012 arriva la sua “prima” serie A con il Catania che se lo assicura per un biennio. Ebbene alla guida degli etnei compie un vero e proprio miracolo, raggiungendo quota 56 punti e stabilendo il record della società rossazzurra nella massima serie. Più complicata è l’annata 2013 - 2014: Maran viene prima sollevato dall’incarico e poi richiamato, salvo poi essere nuovamente avvicendato con Maurizio Pellegrino. Il Catania, in grande difficoltà, chiude la stagione al terzultimo posto e retrocede in B.



Maraner e il figlio Gianluca

Le imprese sportive di Rolly Maran, che a Cagliari lavora con l’ormai fidatissimo vice Christian Maraner e il figlio Gianluca, che ricopre il ruolo di collaboratore tecnico, non sono però finite: nel 2014 approda al Chievo, subentrando a Corini e raggiungendo la salvezza con cinque giornate d’anticipo. Poi le cose vanno ancora meglio con un nono e un 14esimo posto mentre la quarta stagione alla guida dei clivensi si chude anzitempo. Il resto è una storia recente e bellissima: l’ingaggio da parte del Cagliari, la salvezza raggiunta con tranquillità, il rinnovo e, ora, una squadra che gioca bene a calcio e fa sognare tutta la Sardegna.



E, come si diceva, l’Europa? «L’Europa non è una parolaccia - commenta con il suo fare sempre pacato - ma non dobbiamo pensare a lungo raggio. Dobbiamo avere il tormento quotidiano per cercare di crescere. Dobbiamo essere animati da questo». Parola di Maran.

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