A Cittadella da 20 anni  senza cambiare colori: il record di Marchetti  

Cittadella. Vent’anni tutti filati senza cambiare colori, vent’anni condivisi con soli tre allenatori (un record per il calcio italiano) e senza mai esonerare un tecnico, vent’anni a realizzare...

Cittadella. Vent’anni tutti filati senza cambiare colori, vent’anni condivisi con soli tre allenatori (un record per il calcio italiano) e senza mai esonerare un tecnico, vent’anni a realizzare plusvalenze, scovando giocatori nelle categorie inferiori per poi rivenderli a club importanti.

Stefano Marchetti non è semplicemente il direttore sportivo del Cittadella, ma molto di più. Un’istituzione, l’uomo di riferimento della famiglia Gabrielli (prima il padre Angelo e adesso il figlio Andrea), colui il quale ogni anno è capace di ricostruire una squadra e di rendere durissima la vita alle “big” del torneo cadetto. E di sfiorare anche la serie A, sfumata la scorsa primavera a pochi minuti dalla fine della doppia finale playoff disputata contro l’Hellas Verona.

Negli anni in tanti, anche dalla massima serie, hanno messo gli occhi su di lui e le hanno provate tutte a convincerlo a cambiare casacca, ma niente da fare: Marchetti ci ha sempre pensato, ha ringraziato e declinato tutte le offerte. «Ho sempre preso in considerazione con grande attenzione tutte le proposte - racconta - ma poi, alla fine, il pensiero era sempre il medesimo: a Cittadella posso svolgere il mio lavoro nel migliore dei modi, la società è sana, seria, un modello e quella granata è una splendida famiglia. Non ho alcun rimpianto nella mia carriera”.

Tre allenatori in vent’anni, prima Rolando Maran, poi Claudio Foscarini e ora Roberto Venturato. Mai un esonero, mai un cambio in corsa. Una rarità nel frenetico mondo del calcio attuale.

«Con questo non vuol dire che, nei momenti di difficoltà, non siano stati fatti dei ragionamenti. Però se un allenatore lavora bene sul campo, ha la squadra dalla propria parte e trasmette ai calciatori il giusto atteggiamento perché cambiarlo? Chi arriva e lavora a Cittadella sa che sarà sempre difeso dal sottoscritto e, allo stesso tempo, quali sono le condizioni: qui lo staff è societario e i collaboratori tecnico sono tutti ex giocatori, che lavorano con me da decenni e sposano in toto la linea del club».

Andiamo all’attualità: il campionato di serie B ripartirà?

Difficile, perché il protocollo dedicato è difficilmente applicabile in serie B e, ovviamente, anche in serie C. Chi può permettersi ogni quattro giorni di effettuare tamponi e tutti i test previsti, chi può blindare un ritiro per la squadra? In serie A, certamente, la Juventus ha la Continassa, l’Inter ha Appiano Gentile, il Milan ha Milanello, ma la realtà nella cadetteria è ben diversa. In questo momento nessuno ha la soluzione giusta e nessuno può fare previsioni, visto che siamo in balia di una situazione che si evolve giorno dopo giorno. Ripartire sarebbe complicato, senza tenere conto che i giocatori sono ormai quasi quaranta giorni che non si allenano e per tutti non è semplice svolgere attività a casa. Mi ripeto: servirebbero delle decisioni “di sistema” e non provvedimenti mirati, dettati anche dagli interessi personali.

Direttore, facciamo un passo indietro, alla gara di ritorno dei playoff contro l’Hellas Verona. ll Cittadella è arrivato a 20 minuti dalla serie A.

Un rimpianto che mi porterò per tutta la vita, perché quella sera si è spezzato il sogno di tanti, in primis il mio, ovvero quello di portare la squadra di una città di 20mila abitati in serie A. Come è finita non mi è piaciuto e non è stato giusto e l’espulsione di Parodi al 62’, che poi ha condizionato il match, non c’era e, tutt’oggi, io quel provvedimento non lo accetto. Ripartire è stato difficilissimo, ve lo assicuro, perché dopo quella partita tutto l’ambiente era, sportivamente parlando, “devastato”. Dal presidente all’allenatore, dal sottoscritto ai giocatori, dal segretario al magazziniere. Ci siamo rimboccati le maniche, potendo contare sui valori morali di questa società. Che, vi assicuro, non sono comuni. I risultati, sino al momento della sospensione, sono stati ottimi anche quest’anno.

In linea con le precedenti annate, grazie ad un gran lavoro svolto che ci ha permesso di allestire una rosa di livello pescando dalle categorie inferiori e consolidando determinate posizioni. Come finirà, ripeto, non lo so e stoppare il torneo vorrebbe dire arrivare ad un risultato “monco”. Benevento a parte, che ha fatto corsa in solitaria dall’inizio, c’erano ancora dieci partite da giocare, tantissime.

I “colpacci” di mercato di Stefano Marchetti quali sono stati?

Beh, diversi. L’operazione Kouamé è stata ottima sotto tutti i punti di vista, ma non posso dimenticare anche i trasferimenti di Cristiano Biraghi e Daniele Baselli, anch’essi oggi giocatori di spicco in serie A. La nostra filosofia è quella di prendere giocatori sconosciuti, in rampa di lancio o reduci da un’annata negativa, acquisirli a titolo definitivo, valorizzarli o rilanciarli e poi venderli.

L’ascesa di Rolando Maran è iniziata proprio da Cittadella.

Beh, Rolly è prima di tutto un amico, da tantissimi anni, con il quale mi sento spessissimo. Posso solo dire che si era capito sin dal primo momento che avrebbe fatto tanta, tanta strada. Grande persona, eccezionale sul campo e lavoratore indefesso.

In granata c’è anche Simone Branca, giocatore dal talento clamoroso che a Bolzano ha lasciato un eccellente ricordo. E che molti dicono essere da serie A.

Confermo. Simone è prima di tutto una persona eccezionale, dai grandissimi valori e come giocatore è dotato di grande talento, quantità, qualità e ottimi tempi d’inserimento: una mezz’ala perfetta per il gioco del nostro mister. Glielo dico sempre: deve migliorare in zona gol e realizzare qualche rete in più. E umanamente è una persona eccezionale.

Nella rosa del Cittadella c’è un altro trentino, Amedeo Benedetti, che lei ha prelevato dal Chievo Verona dopo una carriera trascorsa interamente in serie C1.

Nelle valutazione è sempre stato penalizzato dal fisico, ma si tratta di un giocatore che si è affermato e lo ritengo uno dei terzini sinistri più affidabili dell’intera serie B. È un ragazzo che s’impegna tantissimo e sarà uno dei giocatori del Cittadella del futuro.

In conclusione: come sta vivendo la quarantena Stefano Marchetti?

È pesante e complicato. Lavorare restando a casa è obiettivamente difficile, soprattutto per chi, come me, è sempre in movimento. Telefoni e supporti aiutano, ma non è la stessa cosa.