Il fenomeno

Clima pazzo: sul Bondone è già tempo di fioriture

Dalle primule alla “viola mata” si assiste ad un anticipo di primavera. «E al Camposel si sta già sciogliendo il ghiaccio»

CANDRIAI. Sul monte Bondone è tempo di fioriture anomale, decisamente primaverili che non hanno colto di sorpresa l’occhio attento di Fausto Dagasperi che da residente ama camminare per i boschi a tutte le ore e spesso si trova di fronte a spettacoli della natura ancora intatti.

Le escursioni hanno portato a due documenti fotografici. Il primo risale a qualche giorno fa quando a Santo Stefano lungo il “Sentiero dei Castagni” Fausto Degasperi si è imbattuto in una “buttata” di primule, in una famiglia di “funghi mati” nei “semi di vedize” che gli hanno ricordato un episodio della sua gioventù: «Le “vedize”, il cui nome scientifico è Vitalba, sono le liane che oggigiorno infestano i boschi. Un tempo, noi ragazzotti che volevamo sentirci uomini, ma senza pecunia in tasca, cercavamo quelle secche e le fumavamo. All'epoca non ce ne erano molte mentre adesso sono infestanti. Sarà perché adesso i ragazzotti hanno più disponibilità economica e si comperano le sigarette vere?».

Lungo il “sentiero dei Castagni” non mancano nemmeno esempi di architettura boschiva come l’irregolare, ma ordinato accatastare i rami secchi tra un albero e l'altro ed un nodosi castagno la cui sagoma può scatenare l'immaginazione di chi il bosco lo vive.

Ieri invece in località “Casteler dela Groa" la sorpresa di una fioritura che dovrebbe essere di stampo primaverile con “Viola mata”, “Scarpete dela Madonna” ed ancora primule, indichiamo i fiori con i loro nomi popolari.

Fausto Degasperi come si spiega questo insolito fenomeno? «Il cambiamento climatico sta lasciando il segno. Pesiamo come al Camposel che un punto decisamente “reverson” come diciamo in dialetto, si sta già sciogliendo il ghiaccio. Siamo sopra gli 800 metri e qui ci dovrebbero essere almeno cinquanta centimetri di neve diffusa ed invece ce ne è solo a sprazzi. Possiamo anche dire che le primule sono ormai diventate un fiore invernale perché sono ormai una decina d’anni che le trovo a fine dicembre. Per me sono segnali della natura che ci vorrebbero dire che abbiamo intrapreso la strada sbagliata, ma l’uomo è testardo».