Scuola

«Troppo rigide per alunni e genitori le misure anti Covid adottate nelle scuole del Trentino»

Lettera del Garante dei diritti dei minori Fabio Biasi alle autorità provinciali: «Oltre 300 segnalazioni di problemi, occorre aprire un dibattito serio perché c’è un malessere diffuso»

TRENTO. Fabio Biasi, Garante dei diritti dei minori, ha scritto una lunga lettera al presidente della Giunta provinciale Maurizio Fugatti, agli assessori provinciali,  a Walter Kaswalder, presidente del Consiglio provinciale - istituzione presso la quale è incardinata la figura del Garante - e a tutti i consiglieri provinciali, dedicata alle misure antiCovid adottate nel mondo della scuola per l'accesso alle attività educative, culturali, ricreative e sportive da parte dei minori.  Il Garante si rende interprete di 312 segnalazioni di genitori alla Provincia in merito ai problemi derivanti da questi obblighi .

«Da molte settimane pervengono all’Ufficio del Garante dei diritti dei minori segnalazioni in ordine alla situazione di grave sofferenza e disagio che quotidianamente ed in preoccupante crescendo stanno vivendo i bambini, i ragazzi e le loro famiglie.

Mi permetto di allegare alla presente quanto fino ad ora giunto all’attenzione di questo Ufficio (312 richieste e segnalazioni).

Le rigide norme di sicurezza sanitaria, ancora oggi contenute nei protocolli e nelle linee guida per l’accesso agli istituti scolastici (obbligo della mascherina in posizione statica, nonostante il distanziamento, obbligo della mascherina nelle attività motorie in palestra, obbligo della mascherina pure negli spazi aperti dei cortili scolastici, atteggiamenti eccessivamente severi da parte di alcuni docenti, ecc.) provocano ormai da troppo tempo un malessere diffuso nella quotidiana vita scolastica, non soltanto per bambini e ragazzi, ma per l'intero personale, docente e non docente, nonché per i genitori, ai quali è perfino impedito - qualora privi di green pass - l’accesso agli asili nido e alle scuole dell'Infanzia.

Circa un anno fa, questo Garante aveva sollevato il problema dell’obbligo della mascherina per gli alunni, anche in posizione statica: nessuno dei destinatari (rappresentanti del Governo centrale e provinciale, Presidente del Consiglio provinciale, Sovraintendenza scolastica, Dipartimento della Conoscenza) ha mai dato risposta, che, se non altro per garbo istituzionale, sarebbe dovuta.

La situazione si è ulteriormente aggravata, in seguito ai recenti provvedimenti legislativi di introduzione del cosiddetto green pass, a partire dal 6 agosto.

Questo strumento comporta non soltanto inammissibili limitazioni al concreto esercizio dei diritti e delle libertà personali costituzionalmente tutelati, ma determina, a parere di molti ed anche di questo Garante, una sostanziale, grave ed estesa discriminazione tra cittadini, con l’esclusione da molte attività della civile vita quotidiana di tutti coloro che esercitano una facoltà legittima, consistente nel non sottoporre sé stessi o i loro figli minorenni ad un farmaco vaccinale sperimentale, non privo di rischi, anche gravi.

Non pare pregevole l’obiezione secondo cui è comunque consentita l’effettuazione di tamponi per accedere a luoghi determinati, in considerazione della loro onerosità economica ed organizzativa, ed altresì per il fatto che chi ha deciso di non vaccinarsi viene di fatto equiparato, per presunzione legale, ma non legittima, ad un soggetto in sè contagioso.

Il tutto, in un contesto di continua emergenza, di perpetuo conclamato stato di necessità, pervicacemente voluto dal potere esecutivo centrale: ciò che peraltro desta maggiore preoccupazione è il fatto che un meccanismo così costruito abbia determinato non soltanto un senso di turbamento e smarrimento in capo ai consociati, ma anche una gravissima frattura nella società, divisa tra cittadini “buoni” e cittadini “cattivi”, che rischia di divenire fonte di gravi ed insanabili tensioni, in un quadro di crescente insofferenza, inimicizia e distanza, con conseguenze facilmente immaginabili, anche in un prossimo futuro.

Tale frattura si avverte anche in ambito scolastico, nei rapporti degli alunni tra di loro e con gli insegnanti: questo Garante, con Nota del 20 settembre, ha chiesto a tutti i Dirigenti scolastici della provincia di porre attenzione sia sul pericolo di discriminazione e di violazione della riservatezza di ogni singolo alunno, per ciò che riguarda l’effettuazione del vaccino, sia sulla disciplina delle quarantene in ambito scolastico, diversificata a seconda che si sia o meno vaccinati.

Vorrei ricordare che la Carta Costituzionale non è stata sospesa e che i diritti personali di libertà in essa contenuti non possono subire restrizioni o deroghe per provvedimento governativo o per legge ordinaria, se non in presenza di precisi presupposti di merito e temporali, che nel caso di specie non paiono sussistere, apparendo evidente come le misure in essere siano finalizzate, principalmente, a stimolare le persone a vaccinarsi.

Nel rivolgermi alle SS.LL, quali più alte cariche istituzionali della Provincia Autonoma di Trento, mi faccio dunque portavoce delle difficoltà e dei disagi da più parti manifestati e segnalati.

Proprio in virtù di una coerente fedeltà ai valori costituzionali che ispirano il mio mandato, non posso non invitare le SS.LL. ad interrogarsi sulla natura e sugli effetti che la citata normativa determina sul piano sociale, sulla qualità delle relazioni interpersonali ed in definitiva sul benessere, soprattutto psichico, dell’intera comunità che vive ed opera sul territorio.

A titolo esemplificativo: è sensato negare gli ingressi in biblioteca ai ragazzi privi di lasciapassare? È sensato rifiutare il ritiro, da parte della scuola, di un astuccio dimenticato a casa da una piccola alunna “perché consegnato fuori dall’orario di entrata”? È ragionevole l’intera gestione delle attività sportive in palestra?

I fatti narrati e le conseguenti domande sono contenuti in molte delle segnalazioni pervenute e quindi ognuno di Voi - indipendentemente da ciò che pensa su una data questione - potrà rendersi conto dell’assurdità di certe situazioni, a dir poco surreali e sicuramente lesive della dignità di ogni persona.

Va altresì precisato che la tutela dei diritti dei minori, da parte di questo Ufficio di Garanzia, non può essere avulsa da quella generale dei diritti fondamentali della persona, così come proclamati nella Costituzione, nei Trattati e nelle Dichiarazioni internazionali: in questo senso reputo doverosa una difesa anche dei diritti di quei genitori/lavoratori - sottoposti all’illegittima imposizione di un lasciapassare per esercitare il diritto/dovere di prestare la propria attività lavorativa - ed altresì dei diritti di quelle sorelle e di quei fratelli maggiori, costretti al possesso del lasciapassare sanitario per frequentare l’Università.

Un’attenta e pacata riflessione della politica e delle amministrazioni locali, notoriamente vicine alle esigenze ed ai bisogni delle persone più di quanto lo sia un Governo centrale, potrebbe portare ad evidenziare le incongruenze e le profonde ingiustizie che questa normativa determina, sempre ammesso che la stessa sia efficace per gli scopi che si prefigge.

Proprio le prerogative costituzionali e statutarie di cui le Autonomie locali sono titolari dovrebbero consentire un dibattito intorno alla necessità, proporzionalità e ragionevolezza di un impianto legislativo ed amministrativo così concepito rispetto ai presupposti di fatto che lo giustificano, nonché alla legittimità, dal punto di vista costituzionale, delle misure impositive stesse, per le quali pare, allo stato, non sussistano margini di trattativa delle Regioni e delle Province Autonome con l'Esecutivo centrale.

Ritiene questo Garante, al contrario, che proprio a causa del profondo malessere che colpisce l’intera società da quasi due anni, sia urgente e necessario un dibattito aperto, libero, democratico, privo di dogmi o di tabù, su ogni tema che attualmente si presenta, purtroppo, come gravemente divisivo: è necessario, in altre parole, esplorare quali spazi e strumenti giuridici, offerti dallo Statuto Speciale di Autonomia della Provincia Autonoma di Trento, possano contribuire a far cessare questo triste stato di cose.

Sottolineo con orgoglio che la Provincia Autonoma di Trento è storicamente all’avanguardia nella gestione dei servizi alla persona, nella cura della qualità dei servizi stessi, nell’accoglienza e nella non discriminazione, nell’efficienza e nell’efficacia dei suoi interventi, con sensibilità, attenzione ed utilizzo di prassi virtuose, che spesso costituiscono un punto di riferimento anche a livello nazionale. Un esempio fra i tanti, per rimanere in tema: il Trentino, in deroga alla stringente normativa nazionale, ha voluto e garantito la maggior frequenza scolastica in presenza nel corso dell’anno 2020-2021, evitando, almeno per i ragazzi della scuola secondaria, il ricorso alla cosiddetta D.A.D..

Restando nell’ambito delle competenze dell’Ufficio del Garante per i diritti dei minori, provo ad esemplificare le seguenti questioni:

1. Vi è certezza che le limitazioni al libero accesso di bambini, ragazzi (ed eventualmente dei loro genitori) alle strutture educative, ricreative, sportive, pedagogiche (biblioteche, mense scolastiche, palestre, piscine, teatri, cinema, concerti, ecc.) costituiscano la scelta migliore, in relazione allo scopo di prevenzione sanitaria per cui sono state introdotte? Sono misure proporzionate? E soprattutto, sono efficaci? Nel disporre queste misure si è valutato che il diritto di accesso ad ogni Scuola ed alle strutture educative deve essere, per volontà costituzionale, libero ed incondizionato, in quanto rappresenta il pilastro fondante e fondamentale per il sano ed equilibrato sviluppo dei bambini e dei ragazzi?

2. Se mai prima lo fosse stato, è ancora necessario mantenere, nelle Scuole, l’obbligo delle mascherine anche in posizione statica, negli spazi aperti di pertinenza, ovvero nelle attività motorie? Questa domanda, come sopra detto, attende ancora una risposta ed è legata alla recente pronuncia del T.A.R. del Lazio, n. 9343/2021, che ha dichiarato illegittimo il D.p.c.m. 14 gennaio 2021, nella parte in cui impone l’uso delle mascherine a scuola anche in situazione di rispetto delle distanze previste dalla normativa emergenziale Covid-19 e al fine di garantire che un minore, pur privo di patologie conclamate, possa essere esonerato dall’uso della mascherina in classe, ove risenta di cali di ossigenazione o di altri disturbi o difficoltà: si ricorda che la citata sentenza è rimasta di fatto disattesa, avendo il Ministero nuovamente optato per l’uso della mascherina anche al banco ed anche per i più piccoli, nonostante il Comitato Tecnico Scientifico avesse proposto la possibilità di abbassare la mascherina in caso di rispetto delle distanze ed in condizioni di staticità.

3. Gli Istituti scolastici sono stati dotati di scambiatori d’aria automatizzati, di cui si parla ormai da mesi?

4. È possibile aprire un dibattito sulla necessità di proseguire a ritmi serrati nella campagna vaccinale per i minori di 18 anni? Non è forse il caso di rivalutare le scelte adottate, alla luce del noto principio di precauzione?

Credo sia utile ricordare in proposito che in materia di salute (come in quella ambientale) la giurisprudenza costituzionale e quella comunitaria sono ispirate al principio di precauzione, quale presidio di garanzia della ragionevolezza delle scelte pubbliche, con il conseguente rafforzamento delle norme che impongono obblighi di comportamento ai consociati: secondo la Commissione europea (Comunicazione interpretativa del 02 febbraio 2000) si dispone che “(l)’attuazione di una strategia basata sul principio di precauzione dovrebbe iniziare con una valutazione scientifica, quanto più possibile completa, identificando, ove possibile, in ciascuna fase, il grado di incertezza scientifica”.

Nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo viene affermato che lo stesso “ha bisogno di tutele e cure speciali, compresa un’adeguata protezione legale”.

Deve essere ribadito con forza che gli adulti hanno il dovere di proteggere i bambini da danni non necessari e prevedibili: tra i numerosi studi scientifici sull'argomento, ricordo la lettera/appello di un gruppo di medici inglesi indirizzata all’Mhra (Medicines & healtcare products regolatory agency - l’equivalente dell’Aifa italiana) nella quale viene messo in evidenza, tra l’altro, come “… i bambini sani non corrono quasi alcun rischio di Covid – 19, con un rischio di morte di appena uno su 2,5 milioni… Le limitate sperimentazioni sui bambini intraprese fino ad oggi sono totalmente sottodimensionate per escludere effetti collaterali non comuni ma gravi. I bambini hanno una vita davanti a loro e i loro sistemi immunologici e neurologici sono ancora in fase di sviluppo, il che li rende potenzialmente più vulnerabili agli effetti avversi rispetto agli adulti… Tutti i potenziali rischi, noti e sconosciuti, devono essere bilanciati rispetto ai rischi del Covid – 19 stesso, quindi ai bambini si applicherà un rapporto rischi/benefici molto diverso rispetto agli adulti”.

In questo studio viene infine sostenuto: “... c’è un’importante saggezza nel giuramento di Ippocrate che afferma”Primo non nuocere”. Tutti gli interventi medici comportano un rischio di danno, quindi abbiamo il dovere di agire con cautela e proporzionalità. Questo è particolarmente vero quando si considera l’intervento di massa in una popolazione sana, nella quale situazione ci devono essere prove concrete di beneficio molto maggiore dei danni. Le attuali prove disponibili mostrano chiaramente che il calcolo del rischio rispetto al beneficio non supporta la somministrazione frettolosa e sperimentale di vaccini Covid – 19 a bambini, ma affrontano rischi noti e sconosciuti derivanti dai vaccini.”

Concludo, esprimendo l’auspicio che queste mie riflessioni, a sintesi anche delle molte voci pervenute, possano contribuire ad allargare lo spettro delle urgenti e ragionevoli soluzioni possibili, nonché a superare, con metodo democratico e non aprioristicamente divisivo, la dolorosa stagione che tutti stiamo vivendo», conclude il Garante Fabio Biasi.