Lo studio

I laureati trentini? Entro un anno il 78% trova lavoro. Ecco tutti i dati di Almalaurea 2022

La soddisfazione del rettore Flavio Deflorian: «Molti dei nostri studenti si laureano in tempo e trovano lavoro più facilmente che nel resto di Italia». Lo stipendio medio appena assunti? 1.465 euro



TRENTO. Il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea ha presentato il XXIV Rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale di laureati/e delle università italiane. Per il profilo sono state analizzate le performance formative di circa 300 mila laureati/e del 2021 di 77 università. In particolare, si tratta di 169 mila laureati/e di primo livello, 95 mila dei percorsi magistrali biennali e 35 mila a ciclo unico. La condizione occupazionale ha considerato 660 mila laureati/e di 76 università di primo e secondo livello del 2020, 2018 e 2016 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Il Rapporto di AlmaLaurea sul Profilo dei laureati ha analizzato le performance formative di circa 300 mila laureati del 2021 di 77 università. In particolare, si tratta di 169 mila laureati di primo livello, 95 mila dei percorsi magistrali biennali e 35 mila a ciclo unico. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati ha analizzato 660 mila laureati, di 76 università, di primo e secondo livello del 2020, 2018 e 2016 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

I laureati nel 2021 dell'Università di Trento coinvolti nel XXIV Rapporto sul Profilo dei laureati sono 3.910. Si tratta di 2.030 di primo livello, 1.474 magistrali biennali e 398 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre-riforma.

La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 5,1%: il 2,2% tra i triennali e il 10,2% tra i magistrali biennali.

Il 62,1% dei laureati proviene da fuori regione; in particolare è il 60,4% tra i triennali e il 61,1% tra i magistrali biennali.

È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico, linguistico, …) il 71,9% dei laureati: è il 71,3% per il primo livello e il 68,8% per i magistrali biennali. Possiede un diploma tecnico il 23,1% dei laureati: è il 26,8% per il primo livello e il 20,8% per i magistrali biennali. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale.

L’età media alla laurea è 25,1 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 23,7 anni per i laureati di primo livello e di 26,5 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore.

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Il 69,6% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 72,2% tra i triennali e il 73,5% tra i magistrali biennali.

Il voto medio di laurea è 103,9 su 110: 101,1 per i laureati di primo livello e 107,6 per i magistrali biennali.

Il 55,3% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi: è il 53,5% tra i laureati di primo livello e il 64,6% tra i magistrali biennali (valore, quest’ultimo, che cresce al 76,8% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel triennio).

Ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) il 17,3% dei laureati: il 10,0% per i triennali e il 22,2% per magistrali biennali (quota, quest’ultima, che sale al 32,9% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel triennio).

Il 65,9% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 66,9% tra i laureati di primo livello e il 63,3% tra i magistrali biennali.

Per analizzare la soddisfazione per l’esperienza universitaria appena conclusa si è scelto di prendere in considerazione l’opinione espressa dal complesso dei laureati in merito ad alcuni aspetti.

Il 91,5% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’86,8% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, il 94,5% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Più in generale, il 92,0% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso.

E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 74,5% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 9,9% si iscriverebbe nuovamente allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 7.159 laureati dell'Università di Trento. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2020 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2016 e intervistati dopo cinque anni.

L’Indagine ha coinvolto 2.100 laureati triennali del 2020 contattati dopo un anno dal titolo (nel 2021).

Il 75,5% dei laureati di primo livello, dopo il conseguimento del titolo, decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello (marginale la quota di chi si iscrive ad un corso triennale). Dopo un anno, il 74,5% risulta ancora iscritto all’università. Per un’analisi più puntuale, pertanto, vengono di seguito fotografate le performance occupazionali dei laureati di primo livello che, dopo l’ottenimento del titolo, hanno scelto di non proseguire gli studi universitari e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro.

Isolando quindi i laureati triennali dell'Università di Trento che, dopo il titolo, non si sono mai iscritti a un corso di laurea (23,5%), è possibile indagare le loro performance occupazionali a un anno dal titolo.

A un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione (si considerano occupati tutti coloro che sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è del 77,7%, mentre quello di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 9,4%.

Tra gli occupati, il 27,2% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 19,8% ha invece cambiato lavoro; il 52,9% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo.

Il 27,1% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 40,8% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). L’8,6% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.).

Il lavoro part-time coinvolge il 14,5% degli occupati. La retribuzione è in media di 1.322 euro mensili netti.

 

Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Si è presa in esame l’efficacia del titolo, che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo, nel lavoro, delle competenze apprese all’università. Il 40,2% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Più nel dettaglio, il 38,0% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università.

I laureati di secondo livello del 2020 contattati dopo un anno dal titolo sono 1.728 (di cui 1.293 magistrali biennali e 435 magistrali a ciclo unico), quelli del 2016 contattati a cinque anni sono 1.659 (di cui 1.285 magistrali biennali e 374 magistrali a ciclo unico).

 

A un anno.

Tra i laureati di secondo livello del 2020 intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione (si considerano occupati quanti sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è pari al 78,2% (83,2% tra i magistrali biennali e 65,5% tra i magistrali a ciclo unico). Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari all’8,5% (8,2% tra i magistrali biennali e 9,2% tra i magistrali a ciclo unico).

Il 19,8% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 15,1% ha invece cambiato lavoro; il 65,1% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Tra i laureati magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 20,0%, 14,0% e 66,1%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 18,9%, 20,7% e 60,4%.

Il 27,6% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato mentre il 36,9% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 10,1% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 28,3%, 38,6% e 7,7%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 24,0%, 28,0% e 23,0%.

Il lavoro part-time coinvolge il 13,9% degli occupati (12,8% tra i magistrali biennali e 20,0% tra i magistrali a ciclo unico). La retribuzione è in media di 1.456 euro mensili netti (1.495 euro per i magistrali biennali e 1.244 euro per i magistrali a ciclo unico).

Il 60,4% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo (il 61,2% tra i magistrali biennali e il 56,0% tra i magistrali a ciclo unico); inoltre, il 54,4% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite durante il percorso di studi (55,1% tra i magistrali biennali e 50,0% tra i magistrali a ciclo unico).

 

A cinque anni.

Il tasso di occupazione dei laureati di secondo livello del 2016, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, è pari al 94,5% (94,4% per i magistrali biennali e 94,8% per i magistrali a ciclo unico). Il tasso di disoccupazione è pari all’1,8% (1,6% per i magistrali biennali e 2,4% per i magistrali a ciclo unico).

Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 56,8%, mentre gli occupati che svolgono un lavoro non standard sono il 16,6%. Svolge un lavoro autonomo il 18,3%. Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 60,4%, 17,8% e 13,9%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 44,8%, 12,9% e 33,0%.

Il lavoro part-time coinvolge il 7,7% degli occupati (8,8% tra i magistrali biennali e 4,1% tra i magistrali a ciclo unico). Le retribuzioni arrivano in media a 1.691 euro mensili netti (1.667 per i magistrali biennali e 1.771 per i magistrali a ciclo unico). Il 69,6% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro svolto (è il 66,0% tra i magistrali biennali e l’81,3% tra i magistrali a ciclo unico); il 59,7% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università (56,0% tra i magistrali biennali e 72,2% tra i magistrali a ciclo unico).

Ma dove vanno a lavorare? Il 72,9% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 22,2% nel pubblico; il 4,9% lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe il 78,5%, mentre l’industria accoglie il 21,0% degli occupati; 0,5% la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura.

 

Il commento del rettore di UniTrento, Flavio Deflorian

 

Riguardo al profilo, il rettore dell’Ateneo di Trento Flavio Deflorian sottolinea: «Laureati e laureate UniTrento spiccano per regolarità: quasi 70 su 100 si laureano in corso (rispetto a una media nazionale di 61) e per aver compiuto un’esperienza di studio all’estero come l’Erasmus (17,3% vs 8,5%, più del doppio del dato italiano). Noto poi un apprezzamento dei servizi in linea con il passato. Laureati e laureate, infatti, esprimono soddisfazione per il rapporto con il corpo docente (91,5%), per le aule (94,5%) e per l’esperienza universitaria nel suo complesso (92%)».

Rispetto alla condizione occupazionale, Deflorian osserva: «Si conferma un ottimo posizionamento di UniTrento con la piena occupazione a cinque anni (tasso del 95% rispetto all’89% in Italia) e con quattro punti sopra la media nazionale già a un anno dalla laurea. Anche la retribuzione mensile netta è un po’ superiore a quella nazionale sia a un anno (1.456 rispetto a 1.407) sia a cinque anni (1.691 rispetto a 1.635) e questo è un indice dell’apprezzamento delle professionalità che escono dall’Ateneo di Trento da parte del mondo del lavoro».

















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