Agricoltura

Fondazione Mach, ecco i nuovi imprenditori agricoli

San Michele si conferma un’autentica fucina per i giovani: 58 i diplomi consegnati

di Carlo Bridi

SAN MICHELE. La Fondazione Mach, è un’autentica fucina dove si plasmano gli agricoltori non solo del domani ma anche dell’oggi. La riprova di ciò sta nei numeri dei nuovi imprenditori che sforna ogni anno, fra periti agrari, diplomati alla scuola professionale, enotecnici e brevetto professionale agricolo conseguito con il corso biennale delle 600 ore.

In totale i diplomati nei vari corsi raggiungono la bella cifra di 280 diplomati. E ben vero che una buona parte di coloro che sono usciti dall’Istituto Tecnico proseguono gli studi con l’Università- circa il 60% - ed una parte trovano lavoro presso terzi, ma sicuramente più di un centinaio entrano nel tessuto dell’agricoltura trentina assicurando un costante salto di qualità cosa questa indispensabile per far fronte alle nuove sfide che impone la nuova agricoltura 4.0 e praticata in maniera sempre più sostenibile.

Ad oggi i giovani e le giovani che hanno conseguito il brevetto professionale dal 1986, ad oggi sono circa 2500. La cosa interessante è quella che ben l’85% di coloro che hanno ottenuto il brevetto agricolo hanno realizzato il proprio progetto che era quello di inserirsi nel sistema agricolo trentino con una propria azienda, o inserendosi nelle aziende di famiglia. Fenomeno questo che registriamo molto bene da oltre 10 anni, nelle interviste che domenica dopo domenica, vengono pubblicate sul Trentino prima in cartaceo ed ora online. Interviste che hanno raggiunto la bella cifra di 520.

Ma questi corsi non nascono alla Fondazione Mach 35 anni orsono, ma sono nati all’interno dei Clubs 3P fin dal 1963, e anno dopo anno sono diventati sempre più strutturati e con maggiori risorse a disposizione. Furono quei corsi che partivano il primo fine settimana di novembre proseguendo fino a metà marzo, che sfornarono una nuova classe dirigente agricola in grado di superare il vecchio concetto di contadino equivale a zappaterra trasformandoli in veri imprenditori agricoli impegnati a 360 gradi dall’azienda, alla cooperativa al consiglio comunale.

Sicuramente anche ora un ottimo contributo proviene da coloro che annualmente conseguono il brevetto professionale di imprenditore agricolo a seguito del corso delle 600 ore.  Un corso concluso con la consegna di 58 diplomi ad altrettante ragazze e ragazzi. Un corso questo sempre più gettonato, ma si badi bene, quasi due terzi dei frequentanti sono in possesso di un diploma di scuola superiore e una buona fetta in possesso di una laurea conseguita però in ambiti diversi da quello agricolo.

Un altro dato è molto interessante, dei circa 100 giovani che anche quest’anno hanno fatto domanda di partecipazione al corso, dei quali 63 ammessi, ben il 65% ha una età inferiore ai 30 anni pur prevedendo la norma un età fino a 40 anni.

Le donne con un ruolo sempre più importante

Sono passati appena dieci anni da quando scoprimmo il fenomeno di un ritorno di giovani donne all’agricoltura, tant’è che le prime 50 sono state immortalate in altrettante interviste uscite sul Trentino, che poi diventarono un libro che ha avuto un notevole successo. Ebbene, fronte di un paio di decine di 10 anni orsono quest’anno le donne iscritte al corso per aspiranti giovani imprenditori/imprenditrici agricole/i che è partito ieri ben il 45% è costituito da donne. Una cosa inimmaginabile fino a pochi anni fa, con il ruolo della donna relegata in casa o al massimo a dare una mano in campagna ma senza nessun ruolo decisionale.

Il nuovo ruolo dei giovani magistralmente sottolineato a più riprese dall’arcivescovo Lauro Tisi domenica alla festa del Ringraziamento, è stato sottolineato dall’assessore Giulia Zanotelli, dal direttore generale di FEM Mario Del Grosso Destreri, dal dirigente del Centro Istruzione Manuel Penasa, e dal coordinatore del corso Paolo Dallavalle, vera anima del corso.