Ginecologi e pediatri,no riapertura punto nascita di Termoli



(ANSA) - ROMA, 11 LUG - Un coro di no è quello che arriva dagli esperti nei confronti della decisione del Tar Molise di sospendere il decreto di chiusura del punto nascita dell'Ospedale San Timoteo di Termoli. "Tenere aperto un reparto con meno di 500 parti l'anno mette a rischio la salute di mamme e neonati", affermano in una nota congiunta l'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (Aogoi), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), la Società Italiana di Neonatologia (Sin) e la Società Italiana di Pediatria (Sip).    Da quasi 10 anni le società scientifiche sono impegnate, a fianco delle Istituzioni, nel sostenere l'attuazione dell'Accordo Stato-Regioni del 2010, che prevede la chiusura progressiva dei piccoli punti nascita con meno di 500 parti l'anno, in quanto privi dei requisiti strutturali e organizzativi appropriati per affrontare situazioni di urgenza e di emergenza. "Sono le strutture con un elevato numero di parti a garantire la maggiore esperienza, e dunque le più idonee a prevenire ed eventualmente affrontare le situazioni di rischio", sostengono Elsa Viora, presidente Aogoi, Giovanni Scambia, presidente Sigo, Fabio Mosca, presidente Sin e Alberto Villani, presidente Sip. "Il caso di Termoli ripropone all'attenzione una questione", proseguono i professionisti delle Società Scientifiche, "che non può sottostare a logiche politiche o a valutazioni economiche, ma va affrontata considerando, prima di ogni altro aspetto, la sicurezza".    "Ribadendo la contrarietà alla decisione del TAR, chiediamo al ministro Grillo di convocare un tavolo tecnico, per concordare le modalità di prosecuzione dell'attuazione dell'Accordo Stato-Regioni. Allo stesso tempo - concludono - ci appelliamo al senso di responsabilità di sindaci e politici, nel comune interesse di tutelare la salute delle mamme e dei bambini". (ANSA).   















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