Tamara Lunger, dal dramma sul K2 al cammino in Mongolia
La celebre alpinista altoatesina nel volume «Una donna che cammina con il vento» narra il percorso intrapreso per ritrovarsi, dopo il tragico tentativo invernale sulla seconda cima del mondo, che nel 2021 fu segnato dalla perdita di un uomo che ha amato. Duemila chilometri, tre mesi a piedi nella steppa, con un cammello di nome Tùje come compagno di viaggio, imparando a confrontarsi con la solitudine, l’imprevisto, la fatica e il proprio mondo interiore
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Torna in libreria la celebre alpinista altoatesina Tamara Lunger
(Bolzano 1986), che nel 2014 è stata la seconda donna italiana a raggiungere la vetta del K2. Poi, con Simone Moro, ha partecipato a diverse spedizioni, in particolare all’invernale 2016 sul Nanga Parbat, e ha conquistato varie cime.
In questo nuovo libro, intitolato «Una donna che cammina con il vento» (Rizzoli, 352 pagine, 19 euro), prende corpo il racconto profondo di un'esperienza umana. Dopo il tentativo invernale al K2, nel 2021, segnato dalla tragedia e dalla perdita di un uomo che ha amato, Tamara Lunger torna a casa cambiata.
La paura di morire, gli attacchi di panico e la sensazione di non riconoscersi più nell’identità di “alpinista d’alta quota” la costringono a fermarsi.
Per la prima volta, non sa più quale sia la sua vetta. Per ritrovarsi sceglie una direzione radicalmente diversa: attraversare a piedi la Mongolia occidentale per duemila chilometri, con un cammello di nome Tùje come compagno di viaggio.
Tre mesi nella steppa, seguendo il vento, imparando a gestire un animale imprevedibile e a confrontarsi con la solitudine, l’imprevisto, la fatica. E il suo mondo interiore.
La steppa mongola è uno spazio immenso e primordiale, dove il tempo si dilata e il silenzio diventa assordante. Tamara attraversa paesaggi di una bellezza feroce: laghi turchesi, distese aride, fiumi da guadare, venti che non danno tregua.
Incontra nomadi, famiglie che vivono nelle ger, cacciatori di aquile, bambini curiosi, uomini diffidenti. Osserva uno stile di vita essenziale, sostenibile, radicato nella natura, e mette in discussione il modello occidentale fatto di fretta, produttività e stress.
Il viaggio diventa così uno specchio delle sue fragilità: la paura di non essere abbastanza, il bisogno di libertà, il desiderio di cambiare senza tradire ciò che è stata; sullo sfondo, la solitudine che amplifica tutto. Eppure, passo dopo passo, qualcosa cambia.
Tamara impara a rallentare, a fidarsi dell’istinto, ad accettare l’imprevisto. Scopre che non deve dimostrare nulla a nessuno. Che il coraggio non è solo salire una vetta, ma anche restare quando si ha paura. Che si può essere forti e fragili nello stesso momento.
«Una donna che cammina con il vento» è molto più del racconto di una spedizione estrema: è il diario di una rinascita, in cui la natura diventa maestra e il vento, invece di essere un ostacolo, diventa una direzione. Un memoir di viaggio, certo, ma soprattutto un libro sul coraggio di cambiare, sulla possibilità di ricominciare e sulla scelta – radicale e potente – di vivere secondo la propria verità.