Montagna

Ristori ai comprensori sciistici, ecco tutte le cifre in ballo

La proposta delle Regioni: ristori agli impianti di risalita per 430 milioni di euro da calcolare sulla base dei costi fissi, così come avviene già in Francia. Per i maestri di sci 40 milioni, per le attività commerciali e turistiche delle aree montane 230 milioni, la metà riservati a Trento e Bolzano

TRENTO. Regioni e Province autonome hanno inviato la loro proposta al Governo per la modifica del decreto legge “Sostegni” riguardo ai ristori per i comprensori sciistici. Il documento è stato approvato nei giorni scorsi.

La proposta unanime delle Regioni prevede invece ristori agli impianti di risalita (430 milioni di euro) che saranno calcolati in base ai costi fissi mutuando l'esperienza francese che ha ottenuto già l'autorizzazione da Bruxelles. L'indicazione, riferisce sempre la Regione Toscana, è che siano liquidati dal Governo, assieme a 40 milioni di contributi a favore dei maestri di sci.

Per i 230 milioni, la metà riservati alle province autonome, destinati invece alle attività commerciali e turistiche le Regioni propongono invece che siano loro stesse ad occuparsi delle distribuzione, anziché i Comuni (spesso troppo piccoli e con strutture non adeguate). Inoltre chiedono per questo ultimo punto un ulteriore stanziamento di 100 milioni.

Il decreto originario del Governo, viene detto in una nota stampa della Regione Toscana, “favoriva essenzialmente le realtà alpine con il criterio di ripartizione esclusivo sulle presenze turistiche” e “non ricomprendeva neppure tutti i comuni montani appartenenti a comprensori sciistici o con sede di impianto e non consentiva un effettivo ed equilibrato riparto delle risorse ai gestori degli impianti a fune e delle imprese”.

"C'è stato un dibattito molto intenso all'interno della commissione turismo tra gli assessori delle Regioni italiane - commenta l'assessore toscano Leonardo Marras - e sono soddisfatto per l'esito, affatto scontato. Gli operatori del settore - ricostruisce - avevano denunciato un effetto distorsivo della norma così come era stata scritta nel decreto e la maturità delle Regioni maggiormente favorite ha permesso di trovare una intesa positiva”.

“Le imprese della montagna hanno visto totalmente azzerati i ricavi, in una stagione che avrebbe permesso invece durata e opportunità che difficilmente si ricordano negli scorsi anni per la presenza abbondante di neve - prosegue Marras - Anzi, in qualche caso hanno dovuto subire pure la violenza della tempesta e riparare poi anche quei danni”.

“La proposta di modifica che abbiamo presentato - conclude - costituisce un passo significativo per provare ad andare avanti: ora dobbiamo monitorare la ripartizione regionale e impegnarsi affinché queste risorse siano a disposizione delle imprese il prima possibile”.

Il documento è stato inviato all'attenzione del ministro al turismo, affinché se ne tenga conto in sede di conversione del decreto legge n. 41 del 22 marzo scorso.