IL RICORDO

Renzo Benedetti, dalle Dolomiti agli ottomila: alpinismo e solidarietà

Il figlio Marco ricorda in un libro il grande scalatore di Segonzano scomparso il 25 aprile 2015, vittima di una frana di sassi che fu causata dal devastante terremoto nella regione del Langtang, in Nepal. In compagnia dell'amico Marco Pojer, stava salendo una montagna per portare dei medicinali dall’Italia a una donna malata che i due alpinisti avevano conosciuto durante una spedizione precedente


UGO MERLO


L’alpinista di Segonzano Renzo Benedetti, scomparso il 25 aprile 2015 vittima di una grossa scarica di sassi avvenuta in seguito al devastante terremoto nella regione del Langtang in Nepal, viene ricordato con un libro da poco dato alle stampe e realizzato dal figlio Marco (nella foto la copertina).

Si tratta di un volume ricco di fotografie e racconti delle imprese di Renzo, un alpinista che ha salito ben 7 vette dei 14 ottomila della Terra e che ha lasciato dei bei ricordi nelle persone che lo hanno conosciuto.

Il suo alpinismo è stato quello di un uomo con una grande passione, sviluppato in Dolomiti prima, sulle Alpi poi, scoprendo successivamente le vette delle Ande e dell’Himalaya.

Renzo Benedetti aveva un fisico eccezionale, che ben si adattava all’aria sottile degli 8.000 metri.

La sua scomparsa, vittima di una frana mentre saliva in compagnia di un amico della val di Cembra, Marco Pojer, un versante delle montagne nepalesi, ci racconta chi era quest’uomo. Renzo e Marco, infatti, stavano portando ad una signora, conosciuta da Renzo nelle precedenti spedizioni in Nepal, dei medicinali dall’Italia, in quel Paese di difficile reperibilità.

Il libro è un diario che racconta la vita di Renzo, con una cifra interpretativa improntata alla solidarietà, all’attenzione al prossimo, pensando di dare una mano con spirito di pura solidarietà.

Nella sua vita Renzo Benedetti, oltre ad aver salito moltissime vette delle Alpi, ha effettuato spedizioni sulle Ande, ed in Himalaya.

Alle alte quote l’alpinista di Segonzano ha trovato la sua dimensione.

Ha salito il Manaslu (8.125 m) nel 1996, il Cho Oyu (8.201 m) nel 1998, il Gasherbrum II (8.035 m) nel 2000, il K2 (8.611 m), la montagna degli italiani nel 2004 l’anno delle spedizioni che celebrarono il cinquantennale della prima scalata alla seconda montagna delle terra, che fu salita per la prima volta dalla spedizione italiana guidata da Ardito Desio e dove giunsero in vetta Achille Compagnoni e Lino Lacedelli.

Renzo Benedetti faceva parte della spedizione degli Scoiattoli di Cortina.

Successivamente Benedetti ha salito il Makalu (8.463 m) nel 2006, il Dhaulagiri (8.137 m) nel 2007 e lo Shisha Pangma (8.027 m) nel 2010.

Da ricordare come per Renzo venissero prima le persone e poi le vette, lo testimonia il salvataggio che fece sul Dhaulagiri. Una cordata che saliva poco distante da lui, composta da Sergio Dalla Longa con la moglie Rosa Morotti, ebbe un incidente. Sergio scivolò per 200 metri.

Renzo scendeva dalla vetta e si prese cura di Rosa, portandola con sé, assieme ad un alpinista svizzero, nel ritorno al campo base.

Il volume è testimonial dell’associazione Trentino for Langtang, nata dopo il terremoto del 2015. Il libro è stato presentato al teatro di Segonzano, con due filmati di Renzo al Makalù e al K2.













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