MONTAGNA

Presanella, meta classica che resiste nell'epoca del ritiro dei ghiacci

La testimonianza di Mirko Dezulian, guida alpina e gestore del rifugio Denza, grande conoscitore della cima che svetta a quota 3.558 metri: «Il ritiro c’è, abbiamo dovuto attrezzare una trentina di metri, ma è ancora una salita che “tiene”, metà della lingua glaciale in zona passo Cercen c’è ancora»

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FABRIZIO TORCHIO


Prima la pioggia e la grandine oltre i 4mila metri. Poi la scelta delle guide alpine di sospendere le ascensioni alla vetta del Cervino per il rischio di caduta di pietre. Non un divieto ma uno degli effetti più vistosi di un’estate bollente anche sulle vette più alte delle Alpi. 

E nel Trentino? La Presanella, meta classica, 3.558 metri, si difende: «La Presanella è ancora una montagna che tiene abbastanza, perché il ghiacciaio era possente», spiega Mirko Dezulian, guida alpina e gestore del rifugio Denza a 2.298 metri, ai piedi della morena del ghiacciaio.

«Certo, il ritiro c’è stato - racconta - perché quando l’ho salita per la prima volta, quarantadue anni fa, era il 14 agosto 1984, dalla Sella di Freshfield si proseguiva quasi diritti. Adesso abbiamo dovuto attrezzare una trentina di metri. Ma è ancora una salita che “tiene”. E metà della lingua glaciale in zona Passo Cercen c’è ancora».

La parete nord della grande montagna, affacciata sulla Val Vermiglio, è visibilmente cambiata: «È fattibile con inverni buoni e nevicate copiose», spiega Mirko.

«In certi anni si può salire fino a metà luglio, quest’anno è nevicato poco e a fine giugno la nord non si faceva più».

Per la maggior parte, anche oggi i frequentatori del rifugio Denza sono diretti alla Presanella come avveniva un tempo: quando il rifugio venne costruito dalla Sat, nel 1898, divenne subito il punto d’appoggio per gli alpinisti che volevano salire la vetta da nord.

Da dove provengono gli ospiti?

«Tantissimi veneti, trentini e lombardi, e circa un dieci per cento di tedeschi», spiega Mirko. E quello sulla Presanella - aggiunge - «è ancora alpinismo puro da entrambi i versanti».

Oltre alle salite classiche, le falesie attrezzate sono un richiamo aggiuntivo per i corsi di alpinismo e per molti frequentatori del «Denza», come spiega Dezulian sul sito web del rifugio: «A 5 minuti dal rifugio, sopra al lago, si può trovare una palestrina molto facile con 7 monotiri che vanno dal 3c al 6b+ con varie cenge per provare le calate in corda doppia. La palestra è stata attrezzata, grazie al contributo della Sat centrale, dal gestore Mirco con Renzo Zambaldi e Giuliano Giovannini nel 2004. È dedicata ai “popi dele stele”, quei ragazzini di Vermiglio che negli anni ’50 salivano sui monti del paese per raccogliere le stelle alpine da vendere ai turisti al Tonale; unica fonte di guadagno in una terra ostile che dava solo qualche patata».

Spiega poi Mirko: «Ho aperto una quarantina di vie. Negli ultimi tre anni ho chiodato la cresta dei Pozzi, ventisei tiri di corda di secondo e terzo grado, e l’anno scorso l’hanno salita circa cento cordate. È molto aerea e continua, con un panorama fantastico sul Disgrazia, il Bernina, l’Ortles e il Gran Zebrù. E si vedono gli stambecchi».

La Presanella è meta alpinistica classica anche per chi sale alla vetta partendo dal rifugio Val d’Amola intitolato a Giovanni Segantini, che sorge a 2.371 metri sul versante rendenese della Val Nambrone. Il primo rifugio venne costruito dalla Sat nel 1901 e accanto al rifugio principale sorge ancora l’originale costruzione a cubo.

«La Presanella - spiega Carmela Caola, gestrice del rifugio Segantini - rappresenta la metà di una buona percentuale degli ospiti che soggiornano in rifugio (circa il 50%), tuttavia non è l’unico obiettivo. Siamo la meta anche per molti escursionisti “di basse quote” che si avvicinano all'ambiente montano alla ricerca di nuove esperienze legate alla natura».

Come è cambiata la Presanella negli ultimi anni?

«La montagna - risponde Carmela - è cambiata sia dal punto di vista climatico (e noi ce ne rendiamo conto nonostante la nostra storia al rifugio Segantini sia ancora breve - abbiamo la gestione da 5 anni) che dal punto di vista della gente che la frequenta».

Anche al «Segantini» si trova una falesia per l’arrampicata: «La falesia vicina al rifugio viene utilizzata prevalentemente da chi soggiorna in rifugio e ci passa qualche ora (ad esempio il giorno prima della salita alla vetta). Viene utilizzata anche da scolaresche, gruppi Cai, corsi di alpinismo essendo molto vicina al rifugio si presta bene a livello didattico.

È stata chiodata da guide alpine della valle». Infine, un cenno agli ospiti non italiani: «Gli ospiti stranieri (in grande percentuale tedeschi e austriaci) rappresentano circa il 20%», spiega ancora Carmela. 

[foto credits: Rifugiodenza.com]

 













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