il fenomeno

Piante che trasudano metallo: ecco l’agromining sconosciuto in Trentino

C’è chi estrae oro chi nichel, ma in provincia, spiega Ottone Taddei, non abbiamo piante iper accumulatrici

di Daniele Peretti

TRENTO. Sotto le cortecce ci sono delle miniere con minerali che si possono estrarre e sono 700 le specie vegetali che attraverso le radici assorbono minerali dal terreno. Vengono definite iper accumulatrici ed alcune linfe contengono anche oro, tant’è che sono in aumento ricerche e studi avanzati per valutare la possibilità di uno sfruttamento continuativo.

In un parco della Malesia ad esempio, gli abitanti rivendono il nichel ricavato a circa 4 mila dollari per acro di terra.

Gli alberi iperaccumulatori intercettano cobalto, zinco e manganese. In Australia alcuni scienziati hanno trovato particelle d’oro negli alberi e nelle foglie di eucalipto.

Il processo di coltivazione dei minerali, chiamato agromining, può diventare un business? Al momento non è un mercato diffuso, ma circoscritto ad alcune aree nel mondo. É la Malesia la nazione nella quale l’agrominning è più diffuso. Nel parco patrimonio dell'Unesco del Kinabalu gli abitanti coltivano la Phyllanthus Rufuschaneyi una pianta nella quale è presente un 25% di nichel. La stessa pianta è coltivata dai francesi in Nuova Caledonia.

In Europa l’agromining è stato testato in Grecia, Francia ed in Italia in Toscana con pioppi e salici piantati su terreni contaminati dall’arsenico, ma la percentuale recuperata non è stata considerevole.

E in Trentino l’agromining è praticato? Lo chiediamo a Ottone Taddei esperto arboricoltore.

”In Trentino non ancora, ma in Alto Adige sono commercializzate le essenze di mugo e pino. Nel nostro territorio non sono presenti alberi particolarmente iper accumulatori ed allora si dovrebbe puntare su alcune caratteristiche come i profumi tipo quello cedro, oppure investire sul recupero delle resine elemento fondamentale della pece. Oppure si potrebbe pensare ad uno sfruttamento del legno delle conifere”.

L’oro però non lo troveremo mai. “No, da noi piuttosto sono i miceli dei funghi ad essere raccoglitori di metalli. Ricordiamo che all'epoca di Chernobyl fu vietata la raccolta dei funghi. Di certo si tratta di un campo tutto da esplorare che in Trentino si potrebbe sfruttare in un'ottica salutista e turistica, come del resto fanno già in Alto Adige, penso ad esempio anche all'olio di mugo”. Diciamo che l'opportunità in Trentino c’è, ma non è ancora stata sfruttata su larga scala. Chissà che in futuro l’agromining non possa diventare un’attività diffusa.