Malga Paludè o Caldesa Bassa, sull’antica via del passo di Rabbi
Esplorazioni sull'antico percorso di collegamento tra la val di Sole e la val d'Ultimo dove, un tempo, si svolgevano i mercati estivi del bestiame
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Mai come in val di Rabbi la stratificazione verticale delle malghe dà il senso del "prima" e del "dopo", della successione temporale e meteorologica dello sfruttamento dell'alpeggio.
Le malghe "basse" e le malghe "alte" suddividono la monticazione, permettendo una salita verso il cielo in due tappe, salvaguardando il pascolo, sfruttato alternativamente. Infatti ogni ambiente ospita e produce una determinata popolazione di microrganismi che si trasferisce nel latte.
Un'intelligente gestione del fieno e dell'erba contribuisce, assieme ad opportune tecniche di lavorazione, a caratterizzare il formaggio. Per questo il miglior formaggio viene prodotto in loco con metodi tradizionali, garantendo così la peculiarità e la tipicità.
In val di Rabbi, come nella vicina val di Sole, la doppia presenza dello stesso nome è usuale: malga Mandrie di Sotto e di Sopra, malga Zoccolo di Sotto e di Sopra, malga Garbella di Sotto e di Sopra, malga Palude o Caldesa Bassa e Alta, malga Stablaz Bassa e Alta, malga Fratta Bassa e Alta, malga Monte Sole Bassa e Alta eccetera.
La malga Paludè o Caldesa Bassa: storia e posizione
La nostra meta, la malga Paludè o Caldesa Bassa, è posta sull'antico percorso di collegamento tra la val di Sole, la val di Rabbi e la val d'Ultimo dove, un tempo, si svolgevano i mercati estivi del bestiame (a Pracupola).
Una mulattiera non facile da percorrere visto che il passo di Rabbi è a quota m 2467, schiacciato tra i 2752 m della Karspitze/Punta di Quaira e i 2956 m del Collecchio. Siamo all'interno del gruppo Cevedale e il tempo cambia repentinamente. D'altronde le strade della valle di Rabbi erano tutte a rischio.
Basti pensare che fino al 1825 la valle era percorsa da un sentiero praticabile quasi esclusivamente da pedoni, al massimo da muli o cavalli. Soltanto nel 1825 si convenne di fare una strada carrozzabile, non tanto per la gente del posto, quanto per permettere alle persone inferme o di salute delicata di potersi recarsi alle Terme dove usufruire delle salutari acque acidule.
La strada che si diparte da Malè e risale l'intera valle costò ai vari comuni ben 6.000 fiorini.
I commercianti e la leggenda dei maiali
Sulla mulattiera della malga Paludé – già il toponimo indica una zona acquitrinosa, bagnata dal torrente Lago Corvo – transitavano i commercianti e gli allevatori.
Un'antica storia narra che alcuni allevatori della val di Sole, diretti al mercato di Pracupola nel mese di giugno accompagnando decine di maiali, furono sorpresi da una tormenta: il terreno ghiacciò e i maiali che arrivarono al mercato non avevano più le unghie, consumate nella salita e nella discesa per non scivolare nei ripidi pendii.
La storia della malga
La malga ha una lunga storia. Appartenente da tempi immemorabili alla comunità di Caldes, in val di Sole – dove sorge l'arcaico castello omonimo – è ora di proprietà dell'Asuc, ovvero degli Usi Civici. Il secondo nome, Caldesa, deriva proprio dall'appartenenza a quelli di Caldes.
La malga venne distrutta il 17 settembre 1997 da un furioso incendio e quindi riedificata.
Ma non era la prima volta. L'alpeggio era stato infatti costruito una prima volta nel 1900 e, andato a fuoco nel 1946, fu nuovamente ricostruito. Attilio Mocatti, uno dei tanti malgari che si sono succeduti alla cura dell'alpeggio, vi rimase per ben ventotto anni.
Oggi la gestione spetta a un giovane allevatore della valle di Rabbi, Christian Stablum, aiutato dalla sua famiglia. E finché in montagna ci sarà l'uomo, questa sarà una montagna viva, pura, produttiva e salvaguardata. Altrimenti i tempi non potranno che essere infausti.
Nel 1980, duecento metri più in alto, sull'altro versante del torrente Lago Corvo, è stata costruita la malga Paludè Alta o Caldesa Alta (m 2021), collegata alla prima da una strada forestale. Oggi qui vi sono una cascina e una grande stalla che, quando le condizioni dell'alpeggio sono favorevoli, accoglie parte del bestiame della malga sottostante.
Le leggende della montagna
La malga si trova adagiata tra impervie montagne, famose per le numerose leggende che le circondano. Quassù si ritiravano le streghe che ordivano tresche attorno ad un masso di grandi dimensioni, decidendo di volta in volta chi andare a tormentare nei villaggi sottostanti. Non si parli poi delle tante anime dei minatori rimasti intrappolati nel sottosuolo e che a tutt'oggi girovagano, nelle notti di luna piena, di maso in maso.
Ma proprio la cima soprastante la nostra malga è una di quelle da temere. Sul Sass Forà (Sasso forato, m 2798) abita l'anima inquieta del Grotol, un aguzzino violento e cattivo, al soldo dei potenti conti di Caldes. Usava impaurire la gente con rumori di catene, lasciando orme di capra al suo passaggio e rotolando sassi verso i masi sottostanti. Ne sanno qualcosa i malgari delle quattro malghe che si trovano ai piedi di questa montagna: oltre alla nostra malga, la vicina malga Cespedé o Samocleva (m 1882, di proprietà della comunità di Samoclevo), malga Artisè o Terzolas (m 1994, proprietà di quelli di Terzolas) e la Baita di Mandria Buse (m 1807).
ITINERARIO
Accesso stradale: parcheggio Cavallar (m 1470), località Piazze, raggiungibile percorrendo la val di Rabbi – laterale destra della val di Sole da cui si distacca poco prima di Malè – fino a dopo San Bernardo. Qui si svolta a destra toccando le frazioni di Zanon, Penasa Pedergnana e quindi Piazze. Si svolta nuovamente a destra salendo fino al parcheggio.
Punto di partenza/arrivo: archeggio Cavallar, località Piazze; oppure nella frazione di Piazzola (m 1315).
Percorso: dal parcheggio si segue il sentiero n. 108 fino alla malga Paludè o Caldesa Bassa (m 1835). Chi vuole può proseguire con lo stesso sentiero fino al Rifugio Lago Corvo (m 2425, ulteriori ore 2.30, apertura estiva, tel. proprietario 0463 985162 – rifugio 0463 985175). Rientro dalla stessa strada.
Tempi: ore 2 andata e ritorno. Se invece si parcheggia a Piazzola si calcolino circa 20 minuti in più all'andata e altrettanti al ritorno.
Dislivello: m 365 o m 526 se si parcheggia a Piazzola.