Magia del Cervino: il fascino della nuova Capanna Carrel
Il presidente della Società guide, Laurent Nicoletta, illustra la storia e il presente della celebre struttura alpinistica situata lungo la via normale di salita, a 3.800 metri di quota, punto di appoggio per le scalate ai 4.478 metri della “Gran Becca”. «È stata spostata circa 50 metri più a valle, ha 25 posti letto, bisogna prenotarsi e deve rimanere un punto di partenza per l’ascensione alla vetta»
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Lungo la via normale di salita al Cervino, a 3.800 metri di quota, è pressoché ultimata la nuova Capanna Carrel. Prende il posto di quella che dal 1968 costituiva il punto di appoggio per le salite ai 4.478 metri della “Gran Becca”, come è anche chiamata in Valtournenche la poderosa piramide.
Prima della capanna intitolata alla grande guida Jean-Antoine Carrel - che salì per primo il Cervino dal versante italiano il 17 luglio 1865 arrivando in vetta con Jean-Baptiste Bich - dal 1893 gli alpinisti potevano passare la notte a quota 3.840 nella capanna intitolata al principe Luigi Amedeo di Savoia, il Duca degli Abruzzi, esploratore e alpinista.
Costruita per cura del Cai, smontata e trasportata a piedi sul Cervino, ha svolto egregiamente la sua funzione per oltre settant’anni.
La si può vedere, oggi, di fronte all’ufficio guide a Breuil Cervinia, dov’è stata collocata «affinché diventi museo della storia dell’alpinismo e protagonista di ricordi per tutti coloro che l’hanno vissuta», come si legge sul sito web della Società Guide.
La nuova capanna Carrel è invece in legno e acciaio e dispone di 25 posti letto, uno spazio comune, gas per cucinare e prese di ricarica dei telefoni alimentate da un impianto fotovoltaico.
La gestione è sempre a cura della Società guide del Cervino come spiega il presidente, Laurent Nicoletta.
Partiamo dalla storia? A quando risale la prima capanna sul Cervino?
«Due mesi dopo la prima salita, nel 1865, il canonico George Carrel fece richiesta al Cai per finanziare un bivacco sul Cervino. La prima capanna venne costruita alla Cravate, sotto il Pic Tyndall, a circa 4mila metri: un traverso dove la neve restava tutto l’anno che sembrava una cravatta intorno alla testa del Cervino.
Poi è stata fatta una piccola capanna alla Gran Tour, in prossimità della capanna Carrel attuale e dove nel 1893 venne costruita la capanna Luigi Amedeo di Savoia. È stata smontata nel 2004 e oggi si trova di fronte all’ufficio guide di Breuil Cervinia».
Com’è la nuova capanna Carrel?
«È stata spostata circa 50 metri più a valle, in un sito individuato in base a diversi studi geologici. Ha 25 posti letto e una zona comune, un ingresso con spogliatoio e ciabatte che forniamo noi. Non c’è acqua ma ci sono bagni interni, a secco.
Ogni letto ha una finestra. È molto accogliente, c’è una ventilazione controllata che riscalda l’ambiente e dà comfort. Delle enormi vetrate danno sulla Dent d’Herens, una vista spettacolare. Poi c’è una zona dedicata alle guide del Cervino. Nel periodo invernale e quando la capanna non è presidiata dalle guide c’è un locale invernale a livello dell’ingresso».
Come la gestirete?
«Bisogna prenotarsi all’ufficio guide, sul sito della Società Guide ci sono l’email e il numero di riferimento. Non prendiamo prenotazioni per due giorni consecutivi ma solo per una notte, per dare a tutti la possibilità di salire alla vetta: il Cervino normalmente si sale in due giorni».
Mediamente quante cordate salgono ogni giorno?
«Quando c’è tanta gente si arriva a una trentina di cordate in un giorno. Dalla cresta dell’Hörnli, sul versante svizzero, la capienza del rifugio è di più di 150 persone».
Va ricordato che l’accesso alla Capanna Carrel è alpinistico.
«La capanna Carrel deve rimanere un punto di partenza per l’ascensione al Cervino. Chi viene per vedere la capanna Carrel dev’essere consapevole che il percorso per arrivarci è alpinistico e la parte più dura è forse quella prima della capanna Carrel. Bisogna venire con materiale alpinistico: corde, imbragatura, eccetera. Non stiamo parlando di una montagna qualunque, il Cervino si meritava questo gioiellino. Posso assicurare che la vista sulla Dent d’Herens e sul Monte Bianco è veramente bella, spettacolare».
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Quante guide siete nella società?
«Siamo 33 guide in attività, 52 in totale. Siamo la seconda società di guide più grande della Valle d’Aosta. Siamo una società attiva e con tanti giovani, si lavora bene assieme tanto che prima della chiusura avevamo fatto una riunione assieme.
Il giorno dopo è venuta giù la frana (il 5 agosto aveva interessato la parete sud del Cervino, e la Società Guide ha sospeso le salite, ndr). Dobbiamo essere consapevoli dei cambiamenti climatici e adattarci. Anche l’utente deve essere formato, consapevole, guardare i bollettini e ragionare. Il clima sta cambiando».