ITINERARIO

Lessinia, esplorazioni nelle terre di antichi contrabbandieri

Da Sega di Ala verso le suggestive malghe Maia, Lavacchione e Cornafessa: un paesaggio fatto di pietre, pascoli, boschi selvaggi, alpeggi, confini, commerci, storie di guerra, vicende avventurose, leggende e figure fantastiche
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FIORENZO DEGASPERI


Questo itinerario a zig zag vi porterà non soltanto a entrare in contatto con una natura e una cultura "antica", fatta di pietre, pascoli, boschi selvaggi, ma aprirà una porta sulla storia. Una storia di alpeggi, di confini, di guerra, di percorsi notturni di contrabbandieri, di leggende e figure fantastiche.

Gli stessi toponimi sono sintomatici, come la Strada dei Ladri, che noi percorreremo andando verso malga Cornafessa (foto qui sotto).

Infatti i lunghissimi sentieri che dal fondovalle conducono fino all'altipiano dei Lessini sono stati battuti, per secoli, dai contrabbandieri che salivano fin quassù per scavalcare il confine tra l'impero austroungarico e la Serenissima, contrabbandando di tutto.

Finiti gli anni di abbondanza legati alla produzione del velluto – non è un caso che Ala abbia l'appellativo di Città di Velluto –, la povertà del territorio aveva spinto gli uomini ad abbracciare questa pratica. E le malghe servivano come punto di appoggio notturno. Alcuni di questi sentieri sono ancora oggi percorribili.

Il passo di Rocca Pia conduce da Borghetto verso il passo di Pealdetta transitando sul lato ovest del Corno d'Aquilio.

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Di lì si raggiunge malga Pealda. Il dislivello è di oltre 1000 metri. La valle dei Falconi saliva invece da Ala (m 183) al passo Fittanze (m 1400), immettendosi nella val Fredda e quindi arrivando in località Sega di Ala dove esistevano, da tempi antichi, un ospizio e un'osteria, trasformati oggi in albergo. Un terzo sentiero transitava a nord di Podesteria toccando i 1600 m: era il più elevato in quota.

Si raggiungeva Ala attraverso la val Bona o la vicina val Matta. Il termine Matta derivava dalla difficoltà e pericolosità del percorrerla, chi lo faceva era considerato matto.

Le terre alte della Lessinia possono a buon diritto esser chiamate il regno delle Anguane, chiamate altresì dalle genti della Lessinia – di antica stirpe cimbra –, con i nomi di inguane, bèle, putèle, fade o fole.

Esseri mostruosi metà donne e metà serpenti vivevano un tempo gomito a gomito con altri mostri, per metà uomini e per metà diavoli, negli anfratti, nelle grotte e nelle spelonche disperse in ogni dove sui Lessini.

S'aggiravano fameliche, dal tramonto all'alba, lungo i mille sentierini della zona, in attesa che qualche malcapitato cadesse nelle loro grinfie.

Gli abitanti cimbri chiamarono in causa il vescovo di Trento che scese su queste terre benedicendo a destra e a manca, finché riuscì a scacciarle e loro abbandonarono le terre della Serenissima per rifugiarsi, per beffa, proprio nelle valli trentine.

Malga Maia, la prima che incontriamo, chiamata anche Malia, contrazione del termine Magalia, è citata già nel medioevo: Magalia domus pastorum, ed è pascolata in media con 140 vacche da latte (il latte viene conferito alla Sav di Rovereto).

Nei pressi spicca un faggio secolare, tra i più antichi del mondo, chiamato non a caso la Regina. Malga Cornafessa deriva il suo nome da crona e da fessa, rotta, ovvero corona spaccata, ed attualmente è sede del Gruppo micologico G. Cetto di Ala. Vi pascolano liberamente vitelli e manze.

La malga Lavacchione, detta localmente Lavaciòm, pascola soltanto bestiame asciutto. È una delle malghe più interessanti sotto l'aspetto architettonico, costruita tradizionalmente con materiale locale, la famosa pietra della Lessinia. Vista la scarsità di acqua che accomuna tutto l'altopiano della Lessinia, qui viene raccolta in grandi vasconi di pietra.

Osservando il paesaggio è facile comprendere come i pascoli occupati durante l'alpeggio nei mesi estivi seguano un ordine "antico": dalle zone più vicine alla stalla alle più lontane, dalle più soleggiate alle più ombreggiate, da dove l'erba cresce prima (in bassa quota) a dove cresce dopo (alta quota).

Tra i compiti del malgaro v'è quello di mantenere i pascoli concimati togliendovi i sassi, falciando le piante velenose e i cardi spinosi, che non devono propagarsi; a lui, infatti, spetta controllare che alla mandria sia costantemente assicurata una buona dose di erba da brucare.

ITINERARIO

Accesso stradale

Sega di Ala (m 1214) è raggiungibile con strada che si diparte a Sdruzzinà, alcuni chilometri a sud di Ala. La strada è lunga ma una volta raggiunto il Passo una scenografia idilliaca ci accoglie premiando la fatica della salita.

A metà strada s'incontra la malga Riondera (m 810, Planum de Redondera veniva chiamato il luogo nel XVI secolo), oggi trasformata in un bioagriturismo (nella foto qui sotto, tratta da malgariondera.it), dove, oltre che a pernottare e ristorarsi, si possono acquistare prodotti biologici come miele, uova, confetture di frutta e verdura, mostarde, ortaggi di stagione, noci, succhi.

Punto di partenza/arrivo

Albergo Alpino, Sega di Ala (m 1214).

Percorso

Dall'Albergo Alpino si prende a nord la stradina forestale (segnavia n. 180) che conduce a Malga Maia (m 1304) quindi, scendendo, a Malga Cornafessa (m 1297). Da qui, tagliando per i pascoli, alla già visibile Malga Lavacchione (m 1405), dove si gode un vasto panorama sulle cime del Monte Baldo.

Rientro: dalla malga per strada forestale (segnavia n. 180), al punto di partenza.

Tempi

Ore 2 complessivamente.

Dislivello

m 250 circa.

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]













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