LA STORIA

K2, una spedizione fra mito e polemiche da rivivere al cinema e sui libri

Reinhold Messner sarà in sala per la proiezione del suo docufilm “La grande controversia”, il 21 aprile a Bolzano e il 30 a Merano: ricostruisce gli eventi che portarono nel 1954 alla conquista della seconda vetta più alta del mondo, mettendo in luce le tensioni che ne seguirono. Due anni fa, per l'anniversario della scalata, l'editore Corbaccio ha ripubblicato "La conquista del K2" di Ardito Desio, l'alpinista che guidava la storica spedizione italiana
GALLERY K2, Messner indaga un capitolo controverso
IMPRESA Tamara Lunger seconda italiana a scalare il K2



Sarà possibile guardare il docufilm di Reinhold Messner “K2: La grande controversia”, anche in regione, grazie alle proiezioni in programma il 21 aprile a Bolzano, al cinema Capitol, e il 30 a Merano, all'Ariston: in entrambe le serate sarà presente in sala anche Reinhold Messner.

Attraverso immagini d'archivio suggestive e una narrazione intensa, Messner ricostruisce gli eventi che portarono alla conquista della seconda vetta più alta del mondo, mettendo in luce le tensioni e le polemiche che seguirono la prima ascesa in vetta sulla seconda montagna più alta della Terra (8.611 metri slm).

Il film si concentra in particolare sulla figura di Walter Bonatti, giovane alpinista coinvolto nella spedizione, che per anni fu al centro di accuse e controversie. Messner offre una rilettura degli eventi, sottolineando come la solidarietà tra compagni di cordata possa trasformarsi in conflitto e come la verità possa essere offuscata da interessi e rivalità.

Il 31 luglio 1954 la spedizione italiana guidata da Ardito Desio raggiunse la vetta: ci arrivarono effettivamente Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, ma fu fondamentale il contributo di Walter Bonatti e Amir Mahdi. 

K2, Messner ricostruisce un capitolo controverso della storia dell'alpinismo

Nel documentario “K2: la grande controversia”, il celebre scalatore altoatesino indaga con immagini d’archivio gli eventi che portarono alla conquista della seconda vetta più alta del mondo e alle successive tensioni e polemiche fra componenti della spedizione italiana - QUI L'ARTICOLO [foto credits: mescalitofilm.com]

Due anni fa, per l'anniversario della scalata, l'editore Corbaccio ha ripubblicato "La conquista del K2"

di Ardito Desio, l'alpinista che guidava la spedizione italiana sul K2 e che in queste pagine viene evocata da un testimone che ne seguì dal campo base le fasi più intense.

«Per un Paese - si legge nella presentazione del libro - appena uscito dagli orrori e dalle difficoltà della guerra, la conquista del K2 – seguita quasi in diretta attraverso la radio – rappresentò un motivo d'orgoglio nazionale e forse il segnale che una pagina difficile della nostra storia era definitivamente chiusa.

Fu un'impresa memorabile, a causa delle difficoltà logistiche, delle scarse conoscenze geografiche e meteorologiche dell'epoca, delle difficoltà tecniche. Grazie a un'organizzazione impeccabile, all'uso delle tecnologie più avanzate del tempo e a un travolgente spirito di avventura, la spedizione guidata da Ardito Desio riuscì a raggiungere il suo obiettivo.

Appena rientrato dalle vette del Karakorum, lo stesso Desio volle raccontare quelle settimane indimenticabili, le speranze, i momenti difficili e quelli tragici. Il suo resoconto è quello di una grande, autentica avventura, vissuta sempre con lo spirito dello scienziato.

La descrizione della scalata, che Desio seguì interamente dal campo base, è infatti solo una parte del libro. Ampio spazio è dedicato sia alla geografia e alla geologia del Karakorum sia soprattutto alla preparazione di una spedizione «pesante», che comportò il reperimento e l'impiego di ingenti quantità di materiali e la movimentazione di centinaia di uomini.

Questo aspetto è assai importante per comprendere le differenze fra l'alpinismo di oggi e quello di un tempo, rendendo il libro non solo un classico dell'alpinismo, ma anche uno straordinario documento storico».

Ardito Desio (Palmanova 1897 - Roma 2001), oltre alla sua attività scientifica testimoniata da oltre quattrocento pubblicazioni, è noto per la sua attività di esploratore, alpinista e pioniere. Protagonista di grandi imprese nel deserto del Sahara, sul Karakorum, in Etiopia, in Albania, e poi al Polo Sud, in Birmania, in Tibet, sull’Himalaya, ha legato indissolubilmente la sua grande fama alla guida della spedizione italiana che nel 1954 conquistò il K2.

Desio è stato membro dell’Accademia nazionale dei Lincei e socio onorario di molte società scientifiche italiane e straniere. Fu il primo Presidente dell’Associazione Nazionale dei Geologi Italiani e Presidente del Comitato Geologico. Ha scritto su alcuni dei maggiori quotidiani e periodici italiani. Oltre alla Conquista del K2, Corbaccio ha pubblicato anche Sulle vie della sete dei ghiacci e dell’oro.













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