Adamello

Il canto del ghiaccio, suoni e immagini della scomparsa dei ghiacciai

A Riva del Garda fino al 6 novembre la mostra multimediale inserita nel progetto di osservazione e ascolto della fusione del Lares a causa del surriscaldamento climatico. Gli autori hanno compiuto decine di salite in quota per documentare il drammatico processo

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RIVA DEL GARDA


È visibile a Riva del Garda la mostra multimediale «Il canto del Ghiaccio»: si tratta di un progetto culturale di lunga durata, basato sull'osservazione e l'ascolto della fusione del ghiacciaio del Lares (il terzo dell'Adamello per dimensioni), prima che sia troppo tardi e il gigante bianco cessi di esistere a causa del surriscaldamento climatico.

Gli autori di «Il canto del ghiaccio. Immagini della scomparsa dei ghiacciai dell'Adamello» hanno compiuto decine di salite in quota per dimostrare e documentare il drammatico processo, testimoniato da video, fotografie e suoni.

Previsti tre capitoli, con modalità diverse di restituire questa esperienza, poi proposta tramite un calendario di incontri territoriali, «per condividere il racconto e costruirne azione».

Il primo capitolo, "L'estate del Làres", racconta umna stagione sulla vedretta, condensata in pochi minuti. «Una forma - si legge nel sito del progetto - di meditazione, più che di contemplazione; forse, un’elaborazione del lutto. O un omaggio alla bellezza di ciò che già non è più. L’installazione è un breve film sulla visibilità del tempo e sull’impermanenza del mondo: il ghiaccio che fonde è acqua nevicata migliaia di anni fa, acqua fossile che scompare a ritmi vertiginosi. E aria di un remoto passato che si dissolve inavvertitamente in quella del presente».

Il secondo capitolo, Ventitremila metri, racconta tredici salite a piedi. «Se le moltiplicassimo per tutte le persone che hanno camminato fino al fronte del ghiacciaio in questo progetto forse sarebbero duecentodieci chilometri, in verticale. Raccontiamo un po' di questa strada, perché le immagini ed i suoni del Canto del Ghiaccio sono impastati di ognuno di quei passi, e ci piace condividerli», si legge ancora. 

Il terzo capitolo in cantiere è un documentario.

«Raccontare il ghiacciaio che scompare è un atto politico - spiegano gli organizzatori - perché il ghiacciaio è testimone ineludibile di un cambiamento climatico che accade in modo sempre più rapido, e che richiede coscienza e azione individuale e collettiva».

Le foto in mostra alla galleria "Craffonara" di Riva (fino al 6 novembre, tutti i giorni con orario 9.3013 e 16-19.30), insieme alla installazione video invitano a prendersi il tempo e sostare davanti al ghiacciaio che si sta lentamente dissolvendo.

La mostra raccoglie quattro anni di ricerca fotografica attorno al ghiacciaio del Lares, con qualche incursione attorno all'Adamello-Brenta.

Un lavoro collettivo, perché in montagna ci si va assieme, sei sguardi che condividono l'attitudine a viaggiare leggeri e lentamente, ma anche dolcemente e profondamente, cercando la consapevolezza accanto all'emozione.

Un racconto per immagini, realizzato da un nutrito staff di fotografi per documentare/denunciare la fine dei ghiacciai che avviene sotto i nostri occhi.

Le immagini provengono dai fotografi Paolo Ghisu, Stefano Collizzolli, Michele Carioggia, Cristian Ferrari, Fabio Ghisu ed Emanuele Zanlucchi. Il progetto è prodotto da un vasto schieramento, di cui fanno parte Zalab e Bianconero, in collaborazione con Ecomuseo della Judicaria, col sostegno di Fondazione Caritro, Trentino film Commission, Muse, Karpos, Zamberlan, Parco Naturale Adamello-Brenta, commissione glaciologica Sat, area Madonna di Campiglio, associazione Il Fotogramma di Nago.













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