Gran Sasso, gigantesca valanga devasta il rifugio delle Solagne
Nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso il distacco sul versante sud del monte Corvo, nella incantevole valle del Chiarino (L'Aquila)
MARMOLADA Il rifugio Pian dei Fiacconi distrutto dalla slavina
Una gigantesca valanga ha sepolto e distrutto il rifugio delle Solagne, sul versante sud del monte Corvo (2.623 metri), nella valle del Chiarino (L'Aquila vicino al confine con Teramo), nel Parco nazionale del Gran Sasso.
Dove sorgeva la struttura alpina, a quota 1.700 circa, un'area meravigliosa e parecchio frequentata, ora c'è solo una immensa massa di neve e detriti vari, una scena che ricorda il caso della Marmolada, quando fu distrutto il rifugio pian dei Fiacconi, nel dicembre 2020.
L'enorme massa di neve fortunatamente non ha travolto persone. ci sono stati alpinisti, escursionisti o pastori coinvolti nel distacco. A darne notizia attraverso il proprio profilo Facebook è stata la nota guida ambientale escursionistica Davide Peluzzi, che ha svolto un sopralluogo e ha pubblicato sul social network anche una serie di foto (una delle quali riprendiamo qui sopra).
«Dopo circa 30 anni - scrive Peluzzi - viene nuovamente sepolto e distrutto il rifugio dello Stazzo di Solagne nella splendida valle del Chiarino.
Negli anni '90 partecipai insieme alla guida alpina ed amico Lino D'Angelo ad una riunione operativa organizzata dal Parco nazionale del Gran Sasso Laga per individuare il nuovo sito dove ricostruire il rifugio distrutto.
Lino D'Angelo ed altri esperti proposero un nuovo sito superiore a basso rischio valanghe della valle a fianco del dente del Pastore. Ma alcuni pastori a "gran voce" imposero il loro distorto pensiero, quel sito proposto, a loro parere, non era utile e doveva essere ricostruito nella stessa area del precedente.
Ma la Natura corregge sempre i compiti agli uomini. Spero che questa volta i tecnici del Parco e del Comune possano essere più incisivi nelle future decisioni per il bene comune di tutti. N. B. Massima attenzione su tutta l'area», conclude Peluzzi lanciando un appelòlo affinché l'eventuale ricostruzione avvenga questa volta in un punto sicuro, scelto sulla base delle conoscenze scientifiche oggi disponibili sull'esposizione al pericolo di valanghe.
Il quotidiano il Centro, che per primo ha rilanciato la notizia, spiega anche che un secondo distacco si è verificato nei pressi del rifugio Fioretti, a circa 1.500 metri di quota, distruggendo parte di una di faggeta.