Giulio Tollardo, ultimo abitante del borgo fra i monti è "Custode delle terre alte"
Vive a Bellotti, nel Bellunese al confine con il Trentino orientale, sulle pendici del monte Coppolo: il Comitato scientifico centrale del Club alpino italiano lo ha scelto per il premio (cerimonia il 6 settembre) perché incarna valori come la tutela del paesaggio la manutenzione dei sentieri, il recupero delle pratiche agricole locali, la conservazione della memoria e delle tradizioni culturali e la loro condivisione con i visitatori
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Anche dal di Cai di Feltre arrivano le congratulazioni a Giulio Tollardo, rimasto l'unico abitante del borgo dei Bellotti (frazione del comune di Lamon, vicinissima al confine con il Trentino orientale). Il lamonese classe 1956 ha da poco ricevuto dal Comitato scientifico centrale del Club alpino italiano il riconoscimento di “Custode delle terre alte”.
Dopo il prestigioso titolo di socio onorario assegnato a fine maggio dall’Assemblea nazionale dei delegati del Cai al geobotanico Cesare Lasen, un altro feltrino dunque è stato premiato.
Quest'anno gli altri insigniti del riconoscimento Cai sono stati: Nello Scenini, Vieni a vivere a Corezzo Aps, Luciano Sammarone e Silvano Salvatore di Leo.
«La qualifica - spiega il Cai feltrino - viene assegnata ogni anno al massimo a cinque persone, che si siano dedicate alla cura, manutenzione e valorizzazione storico-culturale del territorio montano in cui risiedono.
Giulio Tollardo, abitante della borgata Bellotti, posta a 662 metridi altitudine, alle pendici orientali del monte Coppolo. raggiungibile solo a piedi dalla frazione Furianoi di Lamon o dalla vecchia strada della Cortella in Val di Vanoi.
La sua candidatura è stata proposta da Loris Vettoretti, neopresidente della sezione Cai di Feltre, riconoscendo nella figura di Giulio tutti i requisiti previsti da questo premio, dalla tutela del paesaggio alla manutenzione dei sentieri, dal recupero delle pratiche agricole locali, alla conservazione della memoria e delle tradizioni culturali e alla loro trasmissione a tutti i visitatori che raggiungono la zona.
Tutte attività che fanno di Giulio un esempio concreto di resilienza, in un’epoca segnata dallo spopolamento delle aree montane e dalla progressiva perdita di identità culturale dei piccoli borghi periferici».
Bellotti contava nel secondo dopoguerra una trentina di famiglie e quasi 200 abitanti, dedite ad attività silvo-pastorali, produzione di carbone da legna, fluitazione del legname sui torrenti Vanoi e Cismon, trasporto di mercanzie, nonché contrabbando, trovandosi nei pressi del confine italo-austriaco, ricorda il Cai citando il bel reportage di Luana Bendo, intitolato profeticamente “Giulio, il custode dei Bellotti”, pubblicato nel febbraio 2024 nella Rivista on line Altitudini, a cura di Teddy Soppelsa.
Dagli anni Ottanta Belotti ha visto accelerare la riduzione dei residenti, l'ultima nativa fu l'anziana Maria Bellotto, morta nel 1992.
Cinque anni più tardi qui, arrivò Tollardo, che acquistò la casa, pensando anche di trasformarla, nei rientri da impegni lavorativi che lo poprtavano speso molto lontano e anche all'estero, in un punto di riferimento per gli amanti di queste montagne ricche di flora e fauna.
Ai Bellotti c'è anche una chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie: sarà qui che il 6 settembre avverrà la consegna ufficiale da parte dei rappresentanti della sezione Cai di Feltre del riconoscimento a Giulio Tollardo, di Custode delle terre alte.
«Seguiranno - anticipa il Cai - altre iniziative in via di definizione, per sottolineare l’importanza di mantenere viva non solo memoria, tradizioni e cultura (materiale e immateriale) delle borgate di montagna, ma in particolar modo la presenza umana».