Internazionale

Everest, guide accusate di avvelenare gli alpinisti per truffare le assicurazioni

Secondo la polizia nepalese, tra il 2022 e il 2025 alcune guide avrebbero provocato emergenze mediche artificiali a 4.800 alpinisti, inducendo costosi salvataggi in elicottero e falsi referti ospedalieri, per intascare circa 20 milioni di dollari dalle compagnie assicurative. L’inchiesta ha portato all’arresto di 11 persone



Frode ad alta quota. In seguito a un'indagine della polizia nepalese, alcune guide del Monte Everest sono state accusate di aver somministrato segretamente droghe ad alpinisti stranieri. L'obiettivo? Costringerli a ricorrere a operazioni di soccorso aereo forzate per truffare le compagnie assicurative e intascare complessivamente un gruzzoletto da 20 milioni di dollari, stando a quanto riportato da diversi media internazionali, tra cui il New York Post e il The Independent.

La frode, che avrebbe coinvolto 4.800 alpinisti tra il 2022 e il 2025, ha portato all'arresto di 11 persone, coinvolte in 300 casi di presunti falsi salvataggi. Gli investigatori nepalesi rivelano che la rete criminale comprende diversi soggetti nell'universo del trekking, tra cui sherpa, proprietari di agenzie di viaggio, operatori di elicotteri e dirigenti ospedalieri. Il copione era chiaro.

Le guide architettavano emergenze mediche aggiungendo al cibo dei turisti grandi quantità di lievito in polvere tali da provocare disturbi gastrici generalmente associati al mal di montagna. Ad altri, invece, venivano somministrati farmaci con eccessivi dosaggi di acqua per scatenare gli stessi sintomi. A quel punto gli alpinisti lamentavano nausea, vertigini o dolori muscolari e prontamente gli autori della truffa consigliavano di scendere a valle e accettare costosi trasferimenti d'emergenza in elicottero.

Una volta attivato il salvataggio deliberatamente indotto, gli operatori gonfiavano i prezzi delle operazioni, addebitando a ciascun passeggero costi equivalenti a quelli di un trasporto singolo, anche quando più persone viaggiavano contemporaneamente.

A questo punto, facendo leva su falsi registri di volo e documenti medici contraffatti, i registi della frode confezionavano altissime richieste di risarcimento alle assicurazioni, mentre gli ospedali creavano falsi referti di ricovero, anche per turisti che in realtà non ricevevano cure. Oltre il danno, la beffa. L'Ufficio investigativo centrale della polizia nepalese ha affermato che i reati hanno leso "l'orgoglio nazionale e la dignità del Nepal".

Ma le false reti di soccorso non sono una novità. Nel 2018 un'inchiesta del Kathmandu Post ha portato il governo del Paese a promettere riforme per scongiurare nuove truffe, dopo che le compagnie di viaggio avevano minacciato in passato di revocare la copertura sul Nepal.

Secondo alcuni rapporti del 2019, inoltre, a fiutare l'affare sarebbero stati in passato gli stessi turisti, che si aggiudicavano prezzi scontati dalle agenzie di trekking simulando il mal di montagna.













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