Dolomiti, l'autovelox da primato contro gli indisciplinati
Anche l'anno scorso il comune bellunese di Colle Santa Lucia ha registrato i maggiori introiti in rapporto al numero dei residenti: una lotta per fermare chi sfreccia in auto e in moto sul passo Giau, ma ora nei municipi c'è grande incertezza dopo le nuove disposizioni del governo su omologazione e censimento dei dispositivi
GRAN PARADISO Traffico eccessivo in montagna, numero chiuso sul Nivolet
Un piccolo e pittoresco paese delle Dolomiti Bellunesi svetta nella graduatoria degli introiti pro capite per residente derivanti dalle sanzioni stradali. Infatti, al primo posto assoluto per incasso medio 2024 per abitante, si trova Colle Santa Lucia, situato nell'Alto Agordino.
Poco più di 300 abitanti, questo piccolo borgo delle Dolomiti ha incassato l'anno scorso 745mila euro dalle multe. In termini pro-capite questo valore si traduce in oltre 2.154 euro.
Colle Santa Lucia è stato uno dei primi Comuni a scendere attivamente in campo contro il traffico sfrenato in montagna, spesso irrispettoso del Codice stradale, in particolare sui valichi dolomitici, in questo caso sul meraviglioso passo Giau (foto, fra Agordino e Ampezzano), dove la municipalità ha installato un autovelox.
Un dispositivo che evidentemente ha immortalato parecchi trasgressori, molti i motociclisti ma pure tante vetture, anche perché sui tornanti dolomitici, tra panorami incantevoli, si registrano purtroppo pure sfide illegali fra auto sportive, in genere con targa straniera, che creano pericoli e con il loro rombo deturpano il contesto ambientale.
Attualmente, però, i Comuni, anche in provincia di Belluno, si vedono costretti a muoversi con i piedi di piombo, dopo le novità normative volute dal ministro Matteo Salvini e i conseguenti adempimenti prescritti e ancora in corso.
Il risultato è che gran parte degli autovelox gestiti dai Comuni oggi sono spenti o comunque che le eventuali multe risultano facilmente impugnabili davanti al giudice di pace. In attesa che il quadro di legge sia chiaro, fra obblighi di autorizzazione ma anche di omologazione (iter più complesso) e di censimento dei dispositivi presenti sul territorio, disposti da Roma.
Il sindaco di Colle Santa Lucia, Paolo Frena, ha sempre difeso i dispositivi di rilevazione della velocità e ha sottolineato più volte che sul passo Giaù la situazione del traffico è spesso drammatica, bisogna tutelare residenti e ospiti dai trasgressori che sfrecciano come bolidi.
Fra l'altro, anche l'autovelox del passo Giau un paio d'anni fa fu vittima della banda di vandali che tagliava i pali dei dispositivi.
Con il primo cittadino si è schierata Legambiente Veneto: «Il rilevatore, posizionato in località Piezza, vicino passo Giau il valico più spettacolare delle Dolomiti a mezz’ora da Cortina d’Ampezzo, era stato installato dal sindaco in risposta alle istanze dei cittadini, stanchi di motociclisti e automobilisti che sfrecciano sulle curve a velocità ben superiori ai limiti imposti, mettendo a rischio la sicurezza dei residenti, soprattutto durante la stagione turistica.
Ci preoccupa molto la deriva a cui stiamo assistendo la guerra strumentale agli autovelox non solo legittima l’impunità delle violazioni ai limiti di velocità, ovvero la prima causa degli incidenti gravi (come certifica Istat), ma indebolisce l’efficacia dell’azione dei Comuni a tutela della sicurezza dei cittadini del territorio, privandoli di quello che spesso è l’unico mezzo per evitare che le strade delle dolomiti si trasformino in un circuito di gara.
Questa situazione, determinata dal caso della non-omologazione, riguarda certamente anche gli altri comuni del comprensorio delle Dolomiti. Una problematica ignorata dalla riforma del Codice della strada», scriveva ià l'anno scorso la organizzazione ambientalista.
La quale criticava il cosiddetto decreto autovelox che restringe le possibilità di controllo con dispositivi fissi sulle strade, aumentando i poteri dei prefetti, in merito al posizionamento e all’uso degli apparecchi.
«Accanto alla insensata lotta ai limiti di velocità – osservava Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – occorre sottolineare che, alla luce del recente decreto, i sindaci sono limitati nell’esercizio di un’importante funzione, ovvero la tutela della sicurezza dei cittadini. Ci chiediamo chi, più dell’amministrazione locale, conosca il territorio e le sue difficoltà.
Per questo, Legambiente Veneto sarà accanto al sindaco Frena e a tutti gli amministratori che vorranno accogliere il suo appello per un confronto con il prefetto di Belluno per trovare una tempestiva e adeguata soluzione, che ci auguriamo preveda una intesa a conferma dell’utilità delle sanzioni per gli sbruffoni a quattroruote ma che soprattutto introduca all’avvio dell’installazione di sistemi di controllo informatici del traffico veicolare sui passi e nei centri abitati dolomitici, per poter valutare con precisione l’intensità, la frequenza e la tipologia dei flussi e stabilire conseguenti riduzioni o chiusure al transito».
Per tornare ai dati sulle multe, va detto che emergono da un'analisi sui proventi raccolti tra il 2023 e il 2025, effettuata da Centro studi enti locali sulla base di dati Mef e Istat, che mostra che appunto, se si guarda al gettito pro-capite, a primeggiare sono spesso i piccoli centri turistici o quelli situati lungo arterie di traffico strategiche.
In totale, per pagare le multe stradali nel 2024 sono stati versati dai singoli cittasini oltre 2 miliardi, con un incremento di circa 200 milioni rispetto al 2023. Seguono le imprese, che hanno pagato multe per poco meno di 145 milioni, le amministrazioni pubbliche (35,3 milioni) e infine le istituzioni sociali private (890mila euro).
Se sul podio degli incassi pro capite si trovano i piccoli paesi italiani, sono chiaramente le grandi città a incassare di più in valore assoluto. Si conferma primatista degli incassi da multe stradali il comune di Milano, con oltre 431,7 milioni di euro nel triennio (ancora in corso) 2023-2025. Segue Roma, che nello stesso periodo ha superato i 356,8 milioni.
Va infine ricordato, come accennato sopra, che dal 12 giugno 2025 è entrata in vigore una normativa che impone agli enti locali di disattivare tutti gli autovelox privi di omologazione ministeriale.
È scattato anche l'obbligo di censimento degli autovelox, previsto dalla Legge 105/2025 (Decreto Infrastrutture) e implementato dal Decreto MIT n. 305 del 18/08/2025.
Da settembre sarà attiva un’applicazione ministeriale mediante la quale i Comuni saranno obbligati a comunicare i dati di tutti gli autovelox (marca, modello, localizzazione, conformità e omologazione) presenti sul territorio entro 60 giorni, pena l'impossibilità di utilizzare i dispositivi. Per ciascun dispositivo dovranno essere indicati marca, modello, localizzazione, conformità e omologazione. Z. S.