ITINERARI

Bondone fra storia e natura: dalle trincee agli stagni testimoni di un antico lago

La «montagna di Trento» è uno scrigno di esperienze, come il «sentiero dei mughi» che da Vason sale al Palon dove sono ancora visibili fortificazioni in caverna o la torbiera delle Viote dalla quale procedendo verso la Bocca di Vaiona si arriva ai resti di una curiosa costruzione...

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FABRIZIO TORCHIO


«Montagna di Trento» e «Alpe di Trento» sono definizioni usate per il monte Bondone, storica risorsa delle comunità locali che per secoli vi sono salite (e vi salgono tuttora) per l’alpeggio, lo sfalcio dei prati, l’utilizzo del legname, la caccia…

Con le prime infrastrutturazioni di inizio ’900, ad opera delle autorità militari asburgiche, la montagna ha iniziato a mutare fisionomia.

Risale al 1908 l’avvio della costruzione della strada, seguita dalla realizzazione di opere difensive che sono ancora ben visibili.

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Come le caserme alle Viote, le varie linee di trincea incise nel lungo crinale dei Rostoni, le postazioni in caverna a ridosso della trincea e quelle aperte nella roccia sommitale del Cornetto.

O come quello che è noto oggi come «sentiero dei mughi» che da Vason sale al Palon: un percorso a tornanti, con pendenza regolare, che conduce alla sommità, all’epoca stazione di controllo della «fortezza di Trento» munita di segnalamento ottico e potenti riflettori.

Sul Palon, a fianco della pista da sci, fra l’altro, sono ancora visibili alcune fortificazioni in caverna (sentiero delle trincee).

Ma camminando sul Bondone ci si può imbattere nelle tracce di una storia ancora più antica. Se dalla torbiera delle Viote ci si incammina verso la Bocca di Vaiona, dopo essere usciti dall’ombra dell’abetaia, a fianco della stradina che sale al piccolo valico e conduce poi fino alla malga di Cavedine i resti di una curiosa costruzione biancheggiano nel panorama verde.

Poche pietre svelano il disegno delle origini, l’antico castelletto di caccia della famiglia Madruzzo, con quattro Principi Vescovi nell’arco di un secolo a governare il Trentino fra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento: Cristoforo, Ludovico, Carlo Gaudenzio e Carlo Emanuele, quest’ultimo - pare - artefice della costruzione utilizzata alle Viote per la caccia. Un lusso di cui il principe tridentino nato ad Issogne, in Valle d’Aosta - figlio di un marchese di Challant - aveva esclusivo diritto.

Di quei giorni sono rimasti gli scalini di accesso al piccolo castello e un giro di mura alte un paio di metri. È un luogo studiato: gli archeologi informano che spicca la data 1656 nell’iscrizione in cui si nominano la Valle d’Eva (quella che si apre fra le Tre Cime) e il nome del principe vescovo, Carlo Madruzzo.

Nei pressi sono stati trovati dei chiodi, frammenti di ceramica, una medaglia votiva in bronzo. Pare che la scala conducesse all’unico locale riscaldato al piano superiore.

La zona peraltro fu utilizzata dai militari - asburgici prima, italiani poi - per esercitazioni di tiro, e a ricordarlo restano un bunker in cemento, dove oggi sorge l’osservatorio astronomico, un fossato con un rilievo protettivo e un ponte costruito nel bel mezzo nei prati: gli ultimi testimoni del campi di tiro.

Roste, o Rostoni, sono i nomi della evidente dorsale erbosa che chiude ad ovest la conca delle Viote. Un lungo dosso prativo con due cime, culminante nei 1837 metri della punta settentrionale, assai panoramico perché affacciato sulla valle di Cavedine e sulle Dolomiti di Brenta.

Accanto alla storia, sul Bondone ci si immerge anche in ambienti naturali di pregio.

La realizzazione di una nuova passerella nella torbiera delle Viote, all’interno del Giardino botanico alpino gestito dal Muse, riporta l’attenzione sull’importanza di questa Riserva naturale provinciale che comprende 24 ettari di habitat, luoghi con condizioni ambientali che i naturalisti del Museo delle scienze ritengono fondamentali per anfibi, invertebrati e specie vegetali rare.

La Rete di riserve del monte Bondone gestisce il territorio nel quale si trovano otto aree protette della Rete europea Natura 2000, zone speciali di conservazione come la Torbiera delle Viote, le Tre Cime con la val del Merlo (o Val d’Eva), la val di Gola.

A pochi passi dalla strada, gli stagni delle Viote sono i testimoni di un antico lago andato incontro all’intorbimento: rane, rospi e tritoni vi trovano rifugio; eriofori, carici e la carnivora rosolida sono solo alcune delle specie vegetali che si possono osservare nella conca di prati.

Nelle foto: Bondone, le Viote e il Palon dal crinale del Cornetto (F. Torchio)













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