La storia

Alpinista morto sulla Presanella, la famiglia scrive ai soccorritori: "La vostra delicatezza ha toccato i nostri cuori"

Le due commoventi lettere sono state rese pubbliche dal Soccorso alpino trentino: “Vi siamo riconoscenti per l’impegno che ogni giorno dedicate a chi, come noi, si trova a fare i conti con tragedie inaspettate”

 



TRENTO. Si chiamava Marco Massera, l’uomo di 34 anni che nel giugno del 2024 è morto durante un’escursione sul ghiacciaio Presanella in Trentino Alto Adige. A distanza di un anno la sua famiglia ha scritto due lettere di ringraziamento  rivolte in particolare alla Stazione di Vermiglio e ai soccorritori intervenuti, ma che di fatto parlano a tutti gli operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino.


La prima lettera

”Cara squadra del Soccorso Alpino, Con questa breve lettera desideriamo esprimervi la nostra più sincera gratitudine per l’enorme lavoro che avete svolto nel recuperare la salma di Marco lo scorso 22 giugno sulla Presanella.


Sappiamo bene che il vostro intervento non è stato privo di rischi. La montagna è bellissima ma anche imprevedibile, e il fatto che abbiate affrontato queste difficoltà per permetterci di onorare e di dare sepoltura a Marco ci riempie di commozione e rispetto. La professionalità, il coraggio e la dedizione che mettete in queste imprese non sono qualità scontate. Vi siamo profondamente riconoscenti per il modo in cui accettate ogni missione, anche le più difficili come quella che ha riguardato il nostro Marco e il suo compagno Giuseppe.


Il vostro lavoro è molto più di un soccorso: per noi famigliari è la speranza, è la luce in un momento di oscurità. Restituire una persona cara, anche quando in realtà non c’è più speranza, è un dono inestimabile che ci permette di trovare una forma di pace in una realtà troppo difficile da accettare. La delicatezza con cui vi siete presi cura di Marco, e di noi, ha toccato profondamente i nostri cuori.


Vi siamo riconoscenti per l’impegno che ogni giorno dedicate a chi, come noi, si trova a fare i conti con tragedie inaspettate in quei luoghi che spesso amiamo profondamente. Con affetto e infinita gratitudine, la famiglia di Marco


La seconda lettera


“Nel silenzio più forte si sentono parole che non si sentono”. È mattino, l’aria è fredda, il cielo terso. Sulla strada che porta al rifugio Denza la mente scappa via per tornare a quella mattina, i suoi ultimi passi in montagna. Quali saranno stati i tuoi ultimi pensieri? La via scelta per la salita? Il tuo equipaggiamento? Le condizioni meteo? Qualche pensiero alla settimana lavorativa, le emozioni, o forse qualche piccolo sogno? O forse pensieri già a dove andare la sera una volta tornato a casa?


Domande, domande sciocche, domande senza risposta, domande che scorrono via instancabili come l’acqua di questo ruscello. Mi fermo, tutt’attorno il silenzio è forte. Alzo gli occhi verso la montagna, ti cerco tra le cime. Riprendo il cammino. Al rifugio Denza è tempo di una birra, la birra che avresti voluto bere lassù, arrivato in cima per festeggiare l’ennesima vetta.


Ciao Marchino, siamo qui per te, questa è per te. “Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna”. Le note della filarmonica di Mirko riecheggiano nella piccola cappella, un canto lieve, dolce. Alzo gli occhi, accanto c’è una piccola piazzola per l’atterraggio degli elicotteri dove forse i tuoi angeli custodi sono partiti per venire a soccorrerti. Ti immagino lì, tra le loro braccia. Sì, questo è mio fratello.













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