lago di garda

Lazise, è sotto processo per truffa ma resta al posto di lavoro

Sotto accusa un dipendente comunale che timbrava per poi dedicarsi a questioni personali


Daniele Peretti


LAGO DI GARDA. È regolare che un dipendente comunale sotto processo per truffa sia ancora regolarmente al suo posto di lavoro come se nulla fosse successo?

A sollevare la questione è il gruppo consigliare di Volontari Lazise per Tutti, composto da Andrea Marai Bendazzoli, Damiano Bergamini, Silvia Modena e Donatella Giubelli.

I fatti risalgono al 2020, quando il dipendente comunale in questione – secondo quanto appurato dalle indagini iniziate a gennaio 2021 – aveva timbrato 40 volte in due mesi per poi lasciare il posto di lavoro per circa un’ora per essere sorpreso altrettante volte dai Carabinieri in un parcheggio sul lago durante il periodo di lockdown.

L’indagine svolta dai Carabinieri di Lazise ha portato all’accusa di truffa aggravata dall’aver danneggiato un ente pubblico. Un secondo capo d’accusa è quello di false attestazioni perché con la timbratura del cartellino certificava la sua presenza in ufficio mentre invece si trovava altrove per questioni personali.

«Secondo quanto prescritto dalla legge – si legge in un comunicato del gruppo – il dipendente accusato di frode e di false attestazioni ai danni del Comune, avrebbe dovuto essere sospeso o almeno demansionato; invece è rimasto e rimane responsabile della posizione organizzativa di un importante ufficio dell’ente. Inoltre, l’amministrazione comunale, intesa come forza di maggioranza, ha ritenuto di non costituirsi parte civile nel processo penale lasciando intendere che i fatti in questione non solo non siano particolarmente gravi, ma anche che non siano tali da pretendere un risarcimento in favore del Comune che invece, come "collettività", è stato pregiudicato sia da un punto di vista economico che d’immagine. In questo modo si avvallano indirettamente comportamenti senz'altro - a nostro avviso - da censurare al massimo grado, stante la funzione pubblica svolta dal dipendente comunale».

Duri i toni anche contro l’amministrazione comunale: «Ci chiediamo perchè la maggioranza, una volta posta a conoscenza dei fatti, non abbia adottato tempestivamente tutti i provvedimenti più opportuni. Ci chiediamo, altresì, il perché il Vice Sindaco -giuridicamente istruito e, quindi, maggiormente responsabile- non abbia ancora preso adeguata posizione in merito alla vicenda?»

Il comunicato si conclude con la «gratitudine, apprezzamento e solidarietà a tutti quei dipendenti del Comune di Lazise che svolgono con serietà, con scrupolo e con abnegazione il loro lavoro».

Dopo l’udienza preliminare, presieduta dal Gup Paola Vacca, il prossimo incontro in aula è fissato a dicembre, ma la difesa potrebbe chiedere il rito abbreviato che permetterebbe la riduzione di un terzo dell’eventuale pena.

Al momento l’imputato ha depositato un assegno di mille euro quale parziale risarcimento il cui ammontare totale non è stato ancora definito.

L’indagine è iniziata a gennaio 2021 sulla base di alcuni indizi che portavano ad un dipendente comunale solito assentarsi per circa un’ora durante l’orario di lavoro. Pedinamenti, appostamenti e riprese fatte dai carabinieri hanno confermato l’ipotesi che è diventata ancora più concreta quando non sono stati trovati permessi o autorizzazioni per lasciare il posto di lavoro. Completate le indagini è partita la denuncia che portato il pm Ottaviano ad aprire un fascicolo e quindi a chiedere il rinvio a giudizio.

















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