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Lago di Garda, sospesi i rilasci verso i prati del mantovano

L’autorizzazione ad aumentare il deflusso per tutelare la biodiversità è stata stoppata. Gavazzoni (Comunità del Garda): «Sarebbe stato un soccorso doveroso»


Daniele Peretti


LAGO DI GARDA. Prima concessa e poi negata nel giro di poche ore l’autorizzazione ad aumentare il deflusso delle acque del Garda per salvare i “prati stabili” del mantovano.

Si tratta di prati che non vengono arati o dissodati per molto tempo, anche fino a un centinaio di anni. Si lasciano a coltivazione spontanea, non si diserba e non si usano antiparassitari. Le uniche pratiche agricole a cui sono sottoposti sono lo sfalcio, l’irrigazione e la concimazione organica con il letame: si tratta di un patrimonio storico e ambientale che risale all’epoca dei Gonzaga. Alcuni sono anche in attesa del riconoscimento di appartenenza al Patrimonio dell’Unesco e risalgono a più di 400 anni fa: anche questi erano a rischio di bruciarsi a causa della siccità.

In un primo momento il tavolo livelli, coordinato dalla Comunità del Garda, aveva accolto la richiesta di aumentare i rilasci dell’acqua per tutelare queste biodiversità messe a rischio dalla mancanza delle tradizionali piogge autunnali che rischiavano di seccarsi.

L’accordo iniziale era stato quello di un deflusso dal Lago di Garda verso il Mincio ed i canali irrigui da 14 a 24 metri cubi al secondo, provvedimento temporaneo che sarebbe stato sospeso in caso di piogge oppure se il livello del lago fosse sceso dagli attuali 25 centimetri sotto i 22 sopra lo zero.

“Ci siamo trovati ad un mese di ottobre più caldo in assoluto dal 1800 ad oggi che ha messo ulteriormente in crisi – spiega il vicepresidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni – una situazione già di per sé molto complessa. In più i Consorzi del Mincio hanno sempre rinunciato alla fornitura dell’acqua pagata regolarmente, nella stagione estiva per non mettere in crisi il nostro comparto turistico. Se lo avessero preteso oggi il lago sarebbe sotto lo zero idrometrico. Di conseguenza sarebbe stato un soccorso doveroso che non è scattato poco prima della manovra d’apertura. Il provvedimento di sospensione è stato preso da Aipo (Agenzia Interregionale per fiume Po) in considerazione del fatto che l’attuale disponibilità dell’acqua parrebbe sufficiente per mantenere l’attività di irrigazione. Anche questa scelta è stata presa nell’ottica del risparmio dell’acqua del lago la cui disponibilità va salvaguardata e non sprecata”.

















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