Lavoro

«Licenziato per una bestemmia», e nel call center di Bologna scattano 16 ore di sciopero

I sindacati: «Il lavoratore ha sbagliato, ma la sanzione va commisurata. Applicata una norma del 1930 che fa tornare il Paese al più buio oscurantismo»



BOLOGNA. Licenziato per avere proferito "tra sè e sè" una bestemmia. E rifacendosi, come quadro giuridico di riferimento, ad una "norma penale risalente al 1930, quasi cent'anni fa". In pieno "oscurantismo". La denuncia è dei sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil che parlano di provvedimento "inconcepibile", quello preso da un call-center di Bologna.

E la decisione di lasciare a casa un dipendente per avere pronunciato parole poco ortodosse, assicurano, sarà contrastata con "un pacchetto di 16 ore di sciopero". Lo stato di agitazione riguarda la Covisian, una delle aziende che gestisce in appalto il call-center di Hera, e già al centro dell'attenzione e delle cronache nelle scorse settimane par avere messo alla porta una dipendente che avrebbe perso la pazienza durante il lavoro e offeso una cliente al telefono.

"Se non fosse reale - scrivono le tre organizzazioni sindacali in una nota congiunta - ci sembrerebbe di vivere in un film, in un brutto film già visto soltanto poche settimane fa". Ora - attaccano - un altro collega è stato licenziato per aver esclamato, tra sé e sé, una bestemmia sul posto di lavoro in seguito all'ennesimo malfunzionamento dei sistemi aziendali che impedivano di lavorare".

Una cosa, a giudizio dei sindacati, che proprio non va. "È inconcepibile per noi togliere un posto di lavoro per un fatto del genere: il lavoratore ha indubbiamente sbagliato, ma la sanzione deve essere commisurata a buon senso e proporzionalità e deve rispettare quanto previsto dal contratto collettivo nazionale". Inoltre, viene osservato, "non commentiamo il riferimento, nella contestazione disciplinare da parte di Covisian, ad una norma penale risalente al 1930, quasi cent'anni fa, che fa tornare indietro il Paese a periodi bui di oscurantismo e quando lo Stato era confessionale". Senza contare poi, aggiungono da Cgil, Cisl e Uil, il richiamo alla "sanzione amministrativa per violazione del codice penale da 51 e 309 euro, quasi che la società potesse sostituirsi agli organi della Pubblica Amministrazione". Tutto ciò, viene sottolineato "farebbe sorridere se non fosse che l'hanno scritto davvero, evidentemente solo a scopo intimidatorio. È il secondo licenziamento in appena due mesi e nel frattempo abbiamo appena evitato fosse licenziata una terza lavoratrice. E anche questo lavoratore 'casualmente' non gode delle tutele dell'articolo 18 cancellate dal famigerato Jobs Act di Renzi, di cui siamo certi Covisian ringrazia, perché pagando un piccolo obolo si libera di chi vuole". Ad ogni modo, tagliano corto i sindacati, "cosi non si può andare avanti: Covisian sta instaurando in azienda il clima del terrore e noi non lo permetteremo". 













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