Ravina, Benno Endrizzi: testimone di oltre mezzo secolo di agricoltura in Trentino
Intervista con un figura nota anche per gli incarichi in ambito sociale (come la presidenza di Confagricoltura del Trentino), che da qualche anno ha ceduto al figlio Christian l'azienda che coltiva vigneti e meleti alla periferie sud del capoluogo
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La storia di questa settimana viene da Ravina, dove abita Benno Endrizzi, già presidente di Confagricoltura Trento, e ora presidente dell’Associazione pensionati della stessa organizzazione.
Benno è un ottimo testimone dell’evoluzione della nostra agricoltura dalla seconda metà degli anni '60 ai giorni nostri.
Da qualche anno, dopo aver costituito una società agricola semplice, ha ceduto l’azienda al figlio Christian, laurato in economia all’Unibz con laurea breve.
L’azienda ha una superfice di ha 17 di cui 3,5 ha in affitto. Cinque ha di vigneto Chardonnay, Pinot Grigio e Traminer aromatico. Dodici ha di frutticoltura (melo) varietà Gala, Golden, Fuji, Granny, Crimson Snow, Cripps Pink.
«Le nostre produzioni - dice - vengono vendute a commercianti e cantine private, pretendendo, visto l’ottima qualitá prezzi soddisfacenti».
Endrizzi ha sempre avuto incarichi nel sociale, sia come consigliere della Cassa rurale di Aldeno, che di organismi provinciali, dal 2002 come consigliere di Co.di.pra e successivamente come vicepresidente; consigliere della Poa (produttori ortofrutticoli associati).
Fin dagli anni '90, è stato consigliere dell’allora Unione agricoltori poi presidente dal 1998 al 2010 di Confagricoltura del Trentino sostituendo l’amico dottor Lamberto Cesarini Sforza, in questa veste è stato indicato anche come consigliere della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del Trentino. Per ultimo presidente di Anpa (pensionati agricoli) del Trentino e consigliere nazionale.
Benno, qual era la situazione della frutticoltura negli anni Sessanta?
«La frutticoltura era composta da meli innestati su portainnesti franchi con una densità di circa. 250 piante per ha e con varietà storiche quali: Gravenstein, Summared, Jonathan, Starking, Golden, Champagne, Stayman Winesap, Morgenduft.
Nel vigneto si coltivavano Schiava e Lagrein.
La difesa fitosanitaria fino a 30 anni fa era composta da prodotti con largo spettro di azione, ormai obsoleti e non più consentiti.
Unico lato positivo era che scopazzi, gommosi, cimice asiatica, la glomerella, afide lanigero, flavescenza dorata, legno nero e altri nuovi patogeni oggi presenti non esistevano.
Attualmente abbiamo a disposizione piante su portainnesti deboli con prodotti fitosanitari selettivi e di numero molto inferiori al passato. Inoltre vi sono degli obblighi di legge quali la compilazione del quaderno di campagna e le certificazioni Globalgab e analisi dei residui alla raccolta».
Le persone d’età avanzata hanno ancora un ruolo fondamentale nella nostra società...
«Ricordi di tempi passati, di saggezza, affetto, sacrifici di vita lavorativa da trasmettere ai giovani. I dati mostrano chiaramente l’importanza crescente della popolazione anziana.
A riguardo rivolgo un appello alle istituzioni per introdurre con urgenza politiche sociosanitarie e assistenziali adeguate alle esigenze degli anziani con particolare attenzione alle persone non autosufficienti, per dare piena attuazione alla legge delega 33/2023».
Si è mai pentito in tanti anni della scelta di fare l’agricoltore a tempo pieno?
«No, purtroppo però spesso l’agricoltura da molti è vista come fonte di inquinamento, così chi lavora inquina mentre chi va in ferie o si diverte no. (viaggi in aereo e macchina)
La produzione integrata è una garanzia per il consumatore con i disciplinari di produzione molto rigidi sottoscritti dalle organizzazioni dei produttori trentini fin dagli anni novanta del secolo scorso, per primi in Italia, è la riprova della nostra sensibilità nei confronti dell’ambiente oltre che di fare una produzione più salubre.
Non ho mai pensato al biologico, in quanto la nostra azienda non si presta a causa delle dimensioni e inoltre sono cresciuti molto negli ultimi anni i problemi fitosanitari a causa, per esempio, degli insetti alieni».
Come si vivono le relazioni sociali quando si ha un lavoro così impegnativo sui campi? E consiglierebbe a un giovane di orientarsi oggi verso l'agricoltura?
«Con gli amici ho un buon rapporto anche con quelli che non sono imprenditori agricoli. Ricordo loro solo che talvolta si lavora anche di sabato e di domenica, senza ovviamente rinunciare a una settimana di ferie.
Ai giovani consiglierei vivamente di intraprendere la professione agricola a condizione che abbiano tanta passione ed un’adeguata capacità professionale, visto che i sacrifici sono tanti ma il contatto con la terra e la natura per me è imprescindibile.
Per fortuna in Trentino, da oltre cent'anni abbiamo una forte cooperazione agricola, è una componente importantissima per tutto il comparto agricolo, servirebbe più unità per promuovere e divulgare l’alta qualità delle nostre produzioni aumentando le redditività delle impese».