LA STORIA

Pietramurata, Franco Santoni: una vita fra meleti e vigneti

Incontro con l'imprenditore agricolo di Dro, figlio d'arte, che a settant'anni continua a lavorare nella propria azienda: «La natura è il mio habitat e quindi l’agricoltura è l’attività che più di ogni altra risponde alle mie sensibilità»

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CARLO BRIDI


La storia di questa settimana viene dalla frazione di Pietramurata del comune di Dro: è quella di un imprenditore agricolo di tutto rispetto, che sull’esempio del papà Massimo ha realizzato e gestito per oltre 50 anni un’azienda agricola. Parliamo di Franco Santoni, un settantenne ancora saldamente al comando della propria azienda agricola.

La sua è un’azienda vitivinicola e frutticola che si estende su circa due ettari di frutteto (fino a qualche anno fa erano cinque). A Pietramurata, nei terreni di proprietà, vengono coltivate diverse varietà di mele: Gala, Tessa, Fuji e Magic Star.

Ai frutteti si affiancano circa due ettari di vigneto: undici mila metri coltivati a Chardonnay e settemila metri a Pinot Grigio

Si tratta, ancora una volta, di un’azienda che testimonia come il lavoro agricolo possa diventare radice e possibilità per le nuove generazioni.

Franco Santoni non ha figli impegnati direttamente nell’attività di famiglia, ma due figlie che hanno intrapreso percorsi professionali diversi, resi possibili anche dai sacrifici e dai valori della vita contadina. Una si è laureata in economia ed è oggi manager in un’azienda; l’altra è filologa classica, esperta di storia delle donne, e si occupa di prevenzione della violenza di genere.

Pur conservando una profonda passione per l’agricoltura, entrambe hanno scelto di esprimere altrove il proprio cammino portando con sé l’eredità di impegno e tenacia ricevuta dalla campagna.

Franco è figlio di Massimo, grande leader dell’agricoltura locale, un vero signore nello stile e negli atteggiamenti, una cosa rara 60-70 anni orsono in campagna.

Anche Franco, seguendo l’esempio del padre, ha dedicato tempo ed energie all’impegno pubblico e sociale.

Intorno ai vent’anni ha ricoperto l’incarico di assessore all’agricoltura e alle foreste del Comune di Dro, esperienza durata circa due anni. In seguito ha fatto parte del consiglio provinciale 3P del gruppo giovani coltivatori.

Con l’arrivo delle figlie, la sua attenzione si è poi rivolta maggiormente all’ambito scolastico e alla famiglia, senza però abbandonare il senso di responsabilità verso la comunità. Da alcuni anni, infatti, è membro del Comitato mele Valentina di Mezzacorona.

Franco, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di oltre 50 anni orsono e quella attuale? Qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo, nel campo frutticolo e in quello vitivinicolo?

«Nei miei primi anni di lavoro nell’azienda di famiglia, allora di proprietà di mio padre Massimo e di mio zio Ezio, mi sono impegnato nel suo sviluppo in ambito viticolo e frutticolo.

Già allora sentivo una forte inclinazione per la parte commerciale: il prodotto veniva venduto direttamente al mercato in forma privata, mentre mio padre organizzava un centro di raccolta delle prugne insieme ad altri produttori locali. Con il tempo, però, il mercato libero ha mostrato le sue criticità e ci siamo adattati al sistema cooperativo, passando dalla vendita diretta al conferimento».

Uno dei problemi sempre presenti all’interno del 3 P fin dagli anni ’50 era quello della difesa fito- sanitaria: quale era l’approccio 50 anni or sono e quale quello attuale?

«Cinquant’anni fa si interveniva con prodotti ad ampio spettro d’azione, spesso molto tossici. Con il tempo vi è stato un notevole miglioramento sotto il profilo ambientale: oggi si adottano pratiche più mirate e sostenibili con una crescente attenzione al rispetto degli ecosistemi.

Dove conferisce le mele e l’uva? Coltiva anche la susina di Dro?

«I miei prodotti vengono conferiti al gruppo Mezzacorona, sia per quanto riguarda le mele sia per l’uva. La Susina di Dro, invece, la coltivo per il consumo familiare: mi piace molto gustarla fresca e utilizzarla per preparare marmellate fatte in casa.

È ancora titolare dell’azienda e fino a quando pensa di poterlo fare?

«Certo, sono ancora titolare e lo sarò fino a che il mio stato di salute me lo permetterà».

Si è mai pentito della scelta agricola?

«Mai pentito, la natura è il mio habitat e quindi l’agricoltura è l’attività che più di ogni altra risponde alle mie sensibilità».

Quali i suoi rapporti con l’ambiente?

«Con il tempo questo legame si è fatto più profondo e consapevole: l’ambiente è un grande maestro di vita. Più lo si rispetta e lo si rende sostenibile, più lo si può vivere e apprezzare pienamente».

Vista questa sua sensibilità ambientale, ha mai pensato al biologico?

«Sì, è sempre stato un mio desiderio. Tuttavia, non avendo le condizioni aziendali necessarie per poter garantire un biologico autentico e certificabile, ho scelto di rinunciare. In compenso, il mio orto è coltivato interamente secondo principi biologici».

Riesce a praticare qualche hobby?

«La pesca al lago, la bicicletta e le partite a scopa con gli amici, gli stessi che sono riuscito a coinvolgere anche nella raccolta della frutta della mia azienda».

E cosa dicono gli amici della scelta? 

«Non mi immaginano senza questo lavoro: mi consigliano solo di rallentare, compatibilmente con la mia età».













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