LA STORIA

Peio Paese, Ambrogio Monegatti: nel solco familiare per custodire la terra di montagna

L’azienda agricola erede di oltre un secolo di lavoro, passione e rispetto per l’ambiente. Essenziali il rapporto stretto con gli animali e la consapevolezza che seguire prati e pascoli significa mantenere vivo il territorio. L'uso di mezzi a motore è limitato (molti gli sfalci a mano), la concimazione solo con letame prodotto in stalla, si curano terrazzamenti, canalizzazioni e in generale la conservazione del suolo
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CARLO BRIDI


A Peio Paese, nel cuore della val di Peio, la storia dell’azienda agricola Ambrogio Monegatti si intreccia da oltre un secolo con quella della famiglia e della montagna.

Una storia fatta di lavoro, sacrifici, passione e di un profondo rispetto per l’ambiente che ancora oggi rappresenta uno dei valori fondamentali dell’attività.

Le origini risalgono ai primi anni del Novecento, quando il nonno Giuseppe avviò l’attività dedicandosi all’allevamento e all’agricoltura di montagna.

Erano anni difficili, nei quali il lavoro della terra e l’allevamento rappresentavano soprattutto una necessità: non c’erano molte alternative e dalla montagna arrivava il sostentamento per la famiglia. Furono anni segnati da malattie, difficoltà e guerre.

La Grande Guerra, tra il 1914 e il 1918, si combatté proprio su queste montagne, lasciando una traccia profonda nella storia del territorio.

Alla morte di Giuseppe, nel 1950, il figlio Egidio Mario, insieme alla moglie Carmela Vicenzi e ai figli, ereditò una parte dell’azienda. Con il passare degli anni la famiglia acquistò nuovi terreni e pascoli, facendo crescere e consolidando l’attività.

Nel 2010, alla morte di Egidio Mario, il figlio Ambrogio, con l’aiuto del fratello Carlo, decise di proseguire il lavoro iniziato dai genitori.

Una scelta dettata anche dal desiderio di onorare la loro memoria e i sacrifici compiuti nel corso della loro vita, lasciando un esempio alle generazioni future. Una scelta di cui, raccontano, non si sono mai pentiti.

Oggi l’azienda conta circa 15 capi tra mucche e vitellini e cinque pecore.

Durante l’estate gli animali vengono portati in alpeggio, tra i 1.800 e i 2.500 metri di quota, nelle località Palù e Paludei.

Nei restanti mesi vengono ricoverati in uno dei più antichi masi di Pejo Paese, di proprietà della famiglia. Le mucche appartengono tutte alla razza Grigia alpina, particolarmente legata alla tradizione dell’allevamento di montagna.

Il rapporto con gli animali va però ben oltre il semplice lavoro. Carlo racconta di avere con le proprie mucche un rapporto quasi affettivo: ad alcune ha persino dato un nome e, proprio per questo, ammette quanto sia difficile arrivare al momento della vendita.

Anche il rispetto per l'ambiente è parte integrante del modo di intendere l'attività agricola.

I terreni di proprietà, oltre tre ettari situati a circa 1.600 metri di quota, vengono coltivati a prato, mentre i pascoli utilizzati in alpeggio sono pubblici.

La famiglia cerca di limitare al minimo l'utilizzo dei mezzi a motore.

Lo sfalcio viene effettuato per circa il 60 per cento con la falciatrice e per il restante 40 per cento manualmente, soprattutto dove la forte pendenza rende impossibile l’utilizzo delle macchine.

Particolare attenzione viene riservata anche alla concimazione: viene utilizzato esclusivamente il letame prodotto nella stalla, senza ricorrere a prodotti chimici.

La cura del territorio passa inoltre dalla manutenzione dei terrazzamenti, dalle canalizzazioni per la corretta gestione delle acque e dalla costante attenzione alla conservazione del suolo.

È un modo di lavorare che racconta come l'agricoltura di montagna possa essere anche uno strumento concreto per custodire il paesaggio.

Prendersi cura dei prati, dei pascoli e del territorio significa infatti contribuire a mantenere viva quella montagna che, per generazioni, ha rappresentato casa, lavoro e futuro.

Importante è anche lo spirito di collaborazione tra gli allevatori di Peio. Nei momenti di necessità non è raro che ci si aiuti reciprocamente, in una forma di solidarietà che appartiene alla tradizione delle comunità di montagna e che ancora oggi conserva il suo valore.

Il latte prodotto dalle mucche non viene venduto né trasformato, ma viene utilizzato esclusivamente per l'alimentazione dei vitellini. Anche questo è un elemento che testimonia la dimensione familiare e tradizionale dell'attività.

Da un'attività nata all'inizio del Novecento per garantire il sostentamento della famiglia, l'azienda Monegatti è diventata nel tempo una vera tradizione familiare.

E proprio guardando al futuro, Ambrogio sottolinea l'importanza dell'agricoltura e dell'allevamento di montagna, invitando i giovani a considerare questa strada.

È un lavoro che richiede sacrificio, impegno e dedizione, ma che può offrire anche molte soddisfazioni e la possibilità di contribuire concretamente alla tutela del territorio.

Una consapevolezza che trova una sintesi nella storia stessa della famiglia Monegatti: continuare a lavorare la montagna non significa soltanto portare avanti un'attività, ma custodire un patrimonio costruito in oltre un secolo di lavoro e trasmetterlo a chi verrà dopo.

Ambrogio desidera infine rivolgere un ringraziamento alla Federazione allevatori, ai veterinari, alla Coldiretti e a tutti gli enti che, con il loro sostegno, contribuiscono a mantenere vivo un settore fondamentale per il territorio.

Perché la montagna non è soltanto un luogo da ammirare: è un ambiente da vivere, curare e proteggere. E la storia dell'azienda Monegatti dimostra che, ancora oggi, farlo può essere una scelta capace di guardare al futuro.













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