Leonardo Brocchetti, dalla cucina alla terra: «Vorrei ampliare l'azienda di famiglia»
Bleggio Superiore, a Maso Pra Cavai il giovane, classe 1997, è in procinto di subentrare al papà Rodolfo nella gestione di un'impresa storica, che coltiva mele, vite e ciliegie
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La storia di questa settimana viene dal Bleggio Superiore, una zona che negli ultimi 60 anni ha visto il cambio di colture agrarie per ben tre volte. Fino alla fine degli anni '50 del secolo scorso si coltivavano solo patate e si allevavano bovini da latte in stalle di 2-3 capi, il latte veniva conferito a quella che ora è la Latte Trento.
Verso la fine degli anni '50 grazie al Club 3P, l’organizzazione dei giovani contadini, venne introdotta la coltivazione del ribes nero, che trovò in quella zona un habitat ideale. Poi, dopo un decennio, con la concorrenza dei paesi dell’Est europeo, questa coltura era diventata non più redditizia e si è iniziato a piantare frutteti sull’esempio del dottor Carlo Bleggi uno dei pochi grandi proprietari del Trentino.
Negli ultimi vent’anni hanno preso sempre più piede i vigneti che hanno affiancato i frutteti. Oggi nel Bleggio si coltivano ottime uve base spumante in particolare che vanno alla cantina di sociale di Toblino.
I vigneti hanno affiancato le famose noci del Bleggio delle quali nell’ultimo decennio si è tentato il rilancio.
Una delle aziende d’avanguardia della zona è quella di Rodolfo Brocchetti, da molti anni presidente della Op La Trentina. È in quella famiglia che nel 1997 è nato il giovane protagonista di questa settimana, Leonardo Brocchetti.
Visto che non aveva una qualifica professionale agricola, dato che dopo le medie ha fatto il cuoco nell’agritur di famiglia, a novembre 2024 ha cominciato il corso per il conseguimento del brevetto professionale agricolo (BPIA) che finirà dopo un biennio a marzo 2026. Un corso, precisa subito, giudicato molto interessante e utile per gestire un’azienda.
Brocchetti, ha bruciato i tempi anche richiedendo il premio d’insediamento in azienda già a fine del primo anno del corso e sa di essere in graduatoria per la concessione.
Ma ha anche idee precise sul suo futuro: appena avrà la possibilità farà la pratica per subentrare al papà Rodolfo come titolare nell’azienda di famiglia. Ancora una volta suo padre, uomo di grandi idee, ha dimostrato di avere una grande apertura, dando fiducia ai giovani.
L’azienda agricola di famiglia si chiama Maso Pra Cavai ed è collocata a Bleggio Superiore, dispone di una superficie produttiva di 9 ha di cui 8,5 in proprietà e 0,5 in affitto. La superficie si suddivide in 3,5ha di mele, con diverse varietà: Golden delicius e le varietà nuove: sweetango, ueb e kizuri.
Mentre 4 ha sono di vite, con varietà: chardonnay e kerner, 1,2ha di ciliegie con varietà: kordia e regina.
«Nei prossimi anni mi piacerebbe riuscire ad acquistare nuovi terreni ampliando l’azienda e finire di rinnovare i vecchi impianti già esistenti», dice Leonardo, che ha anche un sogno nel cassetto: riuscire a costruirsi una casa tutta sua.
«Per il momento dovrò aspettare, perché come famiglia stiamo investendo nell’azienda e nell’ultimo periodo abbiamo avuto diverse spese per il rinnovo del parco macchine».
E come vengono commercializzati i prodotti?
«I nostri prodotti vengono conferiti alle cooperative della zona, le mele e ciliege alla cooperativa Copag mentre l’uva alla cantina sociale Toblino.
Quest’anno per me è il primo conferimento, ma con mio padre sono anni che conferiamo e ci possiamo ritenere soddisfatti delle liquidazioni ottenute.
Qualche anno fa abbiamo valutato la possibilità di convertire una parte dell’azienda al metodo di coltivazione biologica ma per ragioni di clima non favorevole e per la presenza di nuove patologie (scopazzi del melo) anche nella nostra zona, è molto difficile farlo e per il momento abbiamo deciso di restare nell’integrato, comunque avendo un occhio di riguardo verso l’impatto ambientale, considerando che il minor uso di fitofarmaci fa bene anche alla nostra salute oltre che all’ambiente».
E i tuoi amici cosa dicono della tua scelta?
«Gli amici sono contenti del fatto che ho ripreso a studiare e che ho preso in mano l’azienda di famiglia.
Nella mia zona ci sono altri giovani imprenditori che hanno scelto di lanciarsi nel mondo dell’agricoltura, alcuni con aziende zootecniche altri in aziende biologiche, soprattutto nella produzione di noci.
Un mio coetaneo sta lavorando su un progetto molto interessante che punta al recupero dei cereali tradizionali della valle e alla loro trasformazione».