GENERAZIONI

Dro, Gianni Tavernini: il lungo impegno nei campi e nelle associazioni

Conversazione con l'imprenditore agricolo di 74 anni, per decenni in prima linea nella gestione dell'azienda viticola e di coltivazione delle susine di Dro, ma anche nell’attività di organizzazione dei Clubs 3P e dell’Unione contadini, a livello comunale, comprensoriale e provinciale. ««Una volta c’era una maggiore sensibilità cooperativa»

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CARLO BRIDI


Grazie alle indicazioni di Coldiretti Rovereto, abbiamo ritrovato un vecchio dirigente prima dei Clubs 3P e poi della Coldiretti, per farci raccontare la sua storia di imprenditore agricolo, ma anche di dirigente di questo mondo in Trentino.

Parliamo di Gianni Tavernini di 74 anni, per decenni impegnato in prima linea oltre che nella gestione della sua azienda viticola e di coltivazione delle susine di Dro, nell’attività di organizzazione dei Clubs 3P e dell’Unione contadini, a livello comunale, comprensoriale e provinciale.

Allora Gianni, cosa ricorda di quelli anni molto impegnativi della sua vita?

«A livello di Club 3P mi sono rimaste impresse le molte feste promozionali dei nostri prodotti organizzate in diversi paesi del Trentino. Compresa anche Riva del Garda, in piena stagione turistica, ma ricordo molto bene pure le gimcane trattoristiche organizzate a Dro, compresa quella interregionale.

Ma il mio impegno si è esteso anche a livello di Unione provinciale contadini, oggi Coldiretti, all’epoca in cui presidente era Bruno Grigoletti. Le feste per la promozione dei nostri prodotti agricoli sono state molto importanti, perché all’epoca non c’era nessuno che svolgeva attività promozionale dei nostri prodotti. Nei paesi dove si andava ad organizzare queste feste Tavernini ha avuto l’opportunità di fare molte conoscenze, credo sia stata un’esperienza bellissima». 

Quanto è durato l'impegno nei 3P e nel sindacato?

«Oltre vent'anni. Ricordo come momento importante la costituzione del Codipra, strumento di difesa dalle calamità atmosferiche, organismo del quale sono stato anche componente del consiglio direttivo con la presidenza di Nerio Giovannazzi». 

Come ricorda l'evoluzione in questi decenni?

«Fino agli anni sessanta eravamo abbandonati a noi stessi anche a livello comunale. Di fatto la categoria dei contadini non era per niente considerata, anche nei nostri paesi, per cui mi sono impegnato per entrare in consiglio comunale per due legislature, ho potuto portare la voce e i problemi degli agricoltori.

In ogni mio ruolo di rappresentanza ero molto orgoglioso della mia attività professionale che potevo testimoniare anche in consiglio, facendo qualcosa di utile per la nostra agricoltura. Sono stati momenti molto importanti per il mondo agricolo con un gruppo dirigente molto valido, non posso dimenticare l’importante ruolo anche dei direttori cominciando da leui stesso, Carlo Bridi».

Ci parli della susina di Dro...

«Nella zona dell’Alto Garda, la susina di Dro aveva un ruolo molto importante per l’agricoltura, eravamo arrivati a produrne fino a 60-70 mila quintali, la maggior parte veniva conferita alla cooperativa Contadini Basso Sarca della quale ero dirigente, con il ruolo di componente del consiglio di amministrazione. In un solo anno sono stati distribuiti ai soci oltre due miliardi di vecchie lire, a dimostrazione dell'importanza per tutta l’agricoltura della Valle del Sarca, dove la susina era coltivata assieme alle viti e all’olivo». 

Gianni, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 50 anni or sono e quella attuale?

«Una volta c’era una maggiore sensibilità cooperativa, molto più dei giovani di oggi, che pensano più a se stessi che al bene comune. Credo che questo, alla fine, sia un danno per tutti. 

Ricordo che c’era un grande confronto fra di noi che portava al miglioramento generale per tutti. Nel campo vitivinicolo abbiamo avuto la fortuna di avere una bella rete di cantine sociali con la Cavit che ha un ruolo strategico al pari dei magazzini frutta. 

Ma già 50 anni orsono, uno dei problemi presenti all’interno del 3 P era quello della difesa fito-sanitaria delle piante da frutto e delle viti. Allora ci si difendeva con i consigli dei rappresentanti delle ditte venditrici dei prodotti antiparassitari ed è evidente che il loro principale obiettivo era di vendere fitofarmaci. Poi grazie ai tecnici prima dei Clubs 3 P e poi all’avvento dell’Esat, con il suo servizio di consulenza tecnica, i contadini si sono riscattati dalle ditte e il discorso è cambiato radicalmente: non più lotta indiscriminata ma difesa mirata».

Fino al 2021 Gianni era ancora in attività ma poi ha dovuto lasciare l’azienda per motivi di salute, altrimenti sarebbe andato avanti. 

Concludiamo con una domanda che ci porta a capire il suo stato d’animo: si è mai pentito della scelta fatta oltre 50 anni fa?

«Assolutamente no, ricordo che mi confrontai con mio papà e poi sono sempre andato avanti e non mi sono mai pentito. Ho avuto anche delle belle soddisfazioni, anche nei rapporti con le persone. 

Ora che ho tanto tempo libero, mi dedico al mio orto ma vado anche al mare ed alle terme...».













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