LA STORIA

Daniel Piffer, la scelta a vent'anni: fare l'imprenditore agricolo in val di Cembra

A Mosana di Giovo l'incontro con un giovane che ha scelto di dedicarsi all'uva e alle mele continuando l’attività di famiglia: «Mi spingono soprattutto la passione per i campi e l’amore per il territorio in cui sono cresciuto»

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Abbiamo incontrato Daniel Piffer ha 20 anni e abita in un piccolo paese della val di Cembra, Mosana di Giovo: «Ho scelto di dedicarmi all’agricoltura e di continuare l’attività di famiglia nella Valle. Una scelta impegnativa, ma fatta con entusiasmo e con la voglia di costruire il proprio futuro rimanendo legato al territorio».

Ci spieghi le motivazioni di questa scelta?

«È stata dettata soprattutto dalla passione e dall’amore per il territorio in cui sono cresciuto. Fin da piccolo sono sempre stato a contatto con l’agricoltura e con il lavoro nei campi.

Con il tempo ho capito che questo poteva diventare il mio futuro. Sicuramente anche la tradizione familiare ha avuto un ruolo importante, ma ho scelto di continuare questa strada perché è qualcosa che mi piace veramente».

Da quando hai iniziato?

«Ho iniziato ad avvicinarmi sempre di più al lavoro agricolo già da ragazzo, aiutando in azienda e imparando direttamente sul campo. Con il passare degli anni ho deciso di trasformare questa passione in un vero progetto professionale».

Qual è il tuo ruolo in azienda?

«Mi occupo principalmente della gestione dei vigneti e dei meleti, seguendo le diverse attività durante tutto l’anno: dalla potatura alla cura delle piante, fino alla raccolta.

Sto imparando anche a occuparmi degli aspetti più imprenditoriali e della gestione dell’azienda, perché essere agricoltore oggi significa anche saper organizzare e programmare il proprio lavoro».

Hai frequentato un percorso alla fondazione Mach. Quanto è importante la formazione?

«La formazione è fondamentale. Ho  frequentando il corso biennale per ottenere il brevetto professionale agricolo alla Fondazione Mach.

È un percorso che mi ha insegnato molte conoscenze sia pratiche sia teoriche. È importante conoscere bene il proprio lavoro e avere una preparazione adeguata per poter affrontare le difficoltà che presenta l’agricoltura».

Hai chiesto il premio di insediamento: come utilizzeresti i 40 mila euro?

«Vorrei utilizzare il contributo per investire nell’azienda e renderla sempre più efficiente. Ci sono diversi interventi che possono essere fatti, soprattutto per migliorare le attrezzature e la gestione dei terreni.

L’obiettivo è investire questi soldi nel futuro dell’azienda e cercare di renderla più competitiva e sostenibile».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Il progetto principale è sicuramente quello di far crescere l’azienda, migliorando la qualità delle produzioni e cercando di lavorare sempre meglio.

Vorrei continuare a investire nella viticoltura e nella coltivazione delle mele, mantenendo però un forte legame con il territorio».

Hai un sogno nel cassetto?

«Riuscire a vivere del mio lavoro, facendo crescere l’azienda e costruendo qualcosa di mio. Mi piacerebbe poter vedere tra qualche anno i risultati di tutti i sacrifici e degli investimenti fatti oggi».

Ti sei mai pentito della scelta?

«No, anche se so che non è un lavoro semplice. L’agricoltura richiede tanto impegno, tempo e sacrificio e spesso bisogna fare i conti con il clima e con situazioni che non si possono controllare. Però quando si fa un lavoro che piace, anche le difficoltà diventano più facili da affrontare».

Che rapporto hai con l’ambiente?

«Per chi lavora la terra il rapporto con l’ambiente è fondamentale. Il territorio è la nostra principale risorsa e bisogna cercare di rispettarlo e preservarlo. Una buona agricoltura deve permettere di produrre senza compromettere l'ambiente e il futuro delle generazioni che verranno».

Hai mai pensato di passare all’agricoltura biologica? 

«No, non ci ho mai pensato, la nostra azienda ha sempre avuto un impronta tradizionale e personalmente penso di continuare in quella direzione. Ciò anche perché semplifica il mantenimento del prodotto sano da eventuali malattie, avendo la possibilità  di utilizzare prodotti fitosanitari più validi di quelli di una azienda biologica ed inoltre permette di utilizzare diserbanti per eliminare le erbacce».

Dove conferisci il prodotto? Sei soddisfatto?

«L’uva viene consegnata alla cantina di Mezzolombardo, mentre per quanto le mele vengono conferite al magazzino Valentina di Mezzocorona.

Per quanto riguarda l’annata agricola fino ad ora, non posso lamentarmi, il nostro prodotto è risultato sano e di buona qualità, nonostante le diverse problematiche riscontrate soprattutto negli ultimi mesi.

A ridosso della vendemmia infatti abbiamo subito una carenza idrica che ha fatto soffrire molto le piante.

Il clima e gli eventi atmosferici sono i nemici peggiori di ogni agricoltore a causa della loro imprevedibilità e chi intraprende questo mestiere deve tenerne conto. Penso che le difficoltà e gli ostacoli facciano parte del pacchetto, sono inevitabili e sono contento e soddisfatto di come abbiamo saputo gestirle». 

Hai anche degli impegni nel sociale?

«Cerco di essere presente nella comunità e di mantenere un buon rapporto con le persone del territorio. Penso che soprattutto in una realtà come la valle di Cembra sia importante collaborare e partecipare alla vita della comunità».

Quali sono i tuoi hobby?

«Nel tempo libero mi piace stare con gli amici e dedicarmi alle attività che mi permettono di staccare dal lavoro come il calcio, Anche se l’agricoltura occupa gran parte delle mie giornate, è importante riuscire a trovare del tempo per sé stessi».

Cosa dicono i tuoi amici della tua scelta?

«All’inizio probabilmente erano un po’ sorpresi, perché a vent’anni scegliere di diventare imprenditore agricolo significa prendere una strada diversa rispetto a molti coetanei. Però penso che apprezzino il fatto che abbia avuto il coraggio di scegliere quello che mi piace e di impegnarmi per costruire il mio futuro».

In questi giorni sei nel pieno della raccolta delle mele. Com’è andata la stagione?

«Bene sia per l’uva sia per le mele. In questi giorni siamo impegnati nella raccolta delle mele, che sono venute molto belle e grosse. È un momento intenso e di grande lavoro, ma vedere il risultato di tutto l’impegno dell’anno dà sicuramente soddisfazione».

In conclusione, cosa significa per te essere un giovane agricoltore oggi?

«Significa avere il coraggio di investire nel proprio futuro e nel proprio territorio. È un lavoro difficile, ma allo stesso tempo dà grandi soddisfazioni.

La mia speranza è che sempre più giovani possano vedere nell’agricoltura non soltanto una tradizione da mantenere, ma anche una vera opportunità per costruire il proprio futuro».













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