Cles, Norberto Gottardi: tra le mele e il sogno del vigneto
L'imprenditore agricolo di 38 anni, già pallavolista e allenatore, coltiva diverse varietà e tra qualche anno vorrebbe entrare anche nel mondo del vino. «Melinda e i suoi consorzi di primo grado un esempio di cooperazione virtuosa»
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La storia del protagonista di questa settimana viene da Cles, ed è quella di Norberto Gottardi, un imprenditore agricolo di 38 anni, impegnato nella coltivazione di mele, e non poteva essere diversamente visto che siamo nel cuore della valle di Non, ma in prospettiva nella valle della Tresenga, intende coltivare anche viti. Si tratta di una zona scoscesa dove la coltivazione del melo è molto difficile.
Che scuola superiore aveva frequentato?
«Ai tempi della scelta della scuola superiore ero molto in dubbio tra l'istituto agrario e un percorso di studi di perito aziendale, ma per conciliare l'attività agonistica di pallavolo che facevo nelle giovanili di Trentino Volley, valutai la seconda scelta la migliore».
Quindi una scuola che non le dava il titolo per l’ottenimento del premio d’insediamento e l’iscrizione nell’albo degli imprenditori agricoli professionali.
«Per questo sto frequentando il corso biennale delle 600 ore organizzato dalla Fem. Un corso molto interessante. Finora abbiamo concluso l'attività del primo anno e come spesso ricordano i prof Dalla Valle e Dalpiaz, le due figure che vediamo con maggior frequenza e a cui va un grazie per quello che fanno, tutti gli argomenti trattati hanno un risvolto applicativo importante quindi è davvero una full immersion ogni lezione».
Qual è il suo ruolo in azienda è ancora coadiuvante o titolare?
«Come in molte realtà la mia figura racchiude tutti i ruoli, da titolare a responsabile di tutta la parte amministrativa e burocratica. Durante la raccolta un po' di aiuto della famiglia alleggerisce quel periodo molto intenso della nostra attività».
Perché la scelta di fare l’imprenditore agricolo?
«La passione per l'agricoltura l'ho sempre avuta, ho fatto un po' di tutto in questo mondo: ho venduto attrezzature agricole girando gran parte d'Italia, in campagna sono partito come semplice operaio e mi sono ritrovato responsabile operativo in una grande azienda viticola in Alto Adige. Ma il sogno era avere la mia realtà da coltivare in tutti i sensi e quando c'è stata la possibilità di acquistare i primi terreni ho deciso di passare dai sogni alla realtà.
Oggi coltivo un po' più di tre ettari di frutteto tra Cles e Tuenno, un po' tutte le varietà, per avere una raccolta scalare: Gala, Red, Golden, Fuji, Morgen e Kizuri».
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
«Credo che la diversificazione in un azienda ormai sia un punto centrale e quindi affiancare alla mela, che resta la regina delle valli del noce, altre colture; nel mio caso mi sto interessando del mirtillo e dell'uva».
Ha ancora qualche sogno nel cassetto? Ce lo può confidare?
«Il sogno è piantare due o tre varietà d'uva e tra qualche anno uscire con un'etichetta tutta mia».
Si è mai pentito della scelta fatta?
«Assolutamente no, in primo luogo, perché, come detto, era un sogno da parecchio tempo e poi perché questo lavoro, magari andando di notte e fare trattamenti, mi permette di gestire bene anche gli aspetti pratici della famiglia».
Quali sono i suoi rapporti con l’ambiente?
«Amore e odio, come penso ogni agricoltore. Amore perché sei grato di fare il lavoro che ti piace in un ambiente spettacolare come il nostro e con la consapevolezza che dobbiamo preservare questo patrimonio che ci siamo trovati a gestire; odio, ma forse direi fastidio, quando il clima fa il difficile rendendo la nostra attività complessa».
Ha mai pensato di trasformare la sua azienda in biologica?
«Attualmente questo passaggio non è nei miei programmi, per ragioni pratiche, come le zone molto difficili in termini di pendenze dove opero e i sesti di impianto che non sono pensati per una coltura gestita in biologico. Ho una buona esperienza nella gestione bio, biodinamica a dire il vero, perché dove lavoravo gestivano molti ettari in questo modo.
Penso che esistano pro e contro anche in questo modo di fare agricoltura e penso che la vite sarebbe più indicata per quest'esperienza. Per questo non chiudo nessuna ipotesi per il futuro della mia azienda e della mia terra».
Dove conferisce?
«Attualmente sono socio della cooperativa Fat di Tuenno e quindi del grande mondo Melinda. Penso che Melinda e i suoi consorzi di primo grado rappresentino un esempio più unico che raro di cooperazione virtuosa.
Certo che ci sono dei punti che potrebbero essere sviluppati e migliorati ulteriormente, ma in questo momento capire i mercati e indovinare tutte le scelte non è assolutamente semplice e quindi più che sul liquidato di cui spesso si parla, dovremmo confrontarti su tematiche come i costi produttivi e la capacità di abbassare i costi anche con collaborazioni tra agricoltori».
Hobby?
«Per anni ho allenato squadre di pallavolo dai ragazzini under 13 fino alla serie C maschile regionale, con buoni risultati personali e di squadra e proprio per questo sono prima arrivato e poi tornato in val di Non fino a trovare l'amore e stabilirmi qui. Adesso sono in pausa con questa attività ma vedremo se riusciremo a tornare in palestra».
Ci sono altri giovani imprenditori agricoli al suo paese?
«C'è un ricambio ma mi pare che la velocità con cui chiudono aziende di persone molto avanti con l'età sia maggiore rispetto a quelle dei giovani. Però, almeno nel mio caso, vedo che chi è sul territorio aiuta volentieri i giovani che investono per portare avanti le realtà agricole locali. Nel mio caso, un po' perché la storia è spesso circolare, proprio Tullio, il dirigente della serie C di pallavolo, agricoltore da sempre, mi aiuta e consiglia nella mia attività».
Gottardi è sposato con Melania e ha due bambini.
«Per fare un passo importante come quello che ho fatto serve avere al proprio fianco qualcuno che ti supporta - dice - e nel mio caso Melania mi ha sempre accompagnato in questo percorso che sto facendo. Lei è una chirurga ortopedica veterinaria e quindi a sua volta appassionata del mondo naturale, lei la fauna e io la flora...
La mia azienda è stata aperta lo stesso anno in cui è nata Atene e dopo 14 mesi è arrivato anche Jan; un periodo pieno di avvenimenti e poter lavorare per me stesso mi permette anche di dedicare anche più tempo alla mia famiglia e di questo sono davvero felice e orgoglioso».