Arco, Gianfranco Bertamini: il segreto nella grande varietà di frutta e ortaggi coltivati
Incontro con l'imprenditore agricolo settantenne, impegnato in azienda da oltre mezzo secolo, che da qualche anno ha lasciato il timone ai familiari: «Nel corso dei decenni ho vissuto le trasformazioni enormi nell'agricoltura trentina»
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La storia di questa settimana viene da Arco precisamente Pratosaiano, ed è quella di un imprenditore agricolo di tutto rispetto, impegnato nella propria azienda da oltre 50 anni.
Parliamo di Gianfranco Bertamini, ora settantenne, che da qualche anno ha lasciato il timone dell’azienda al fratello Silvano, ai figli Roberto e Lorenzo e alla nipote Elisa, costituendo una società agricola semplice composta dai quattro soci.
Si tratta di un’azienda fuori dal comune per il Trentino, in quanto dispone di 20 ettari circa di terra pianeggiante, dei quali, ben 12 ettari, si coltivano tutti i tipi di frutta che si possono produrre nell’Alto Garda.
Dalle ciliegie alle albicocche alle pesche alle susine, alle mele ai kiwi, alle fragole. Una grossa fetta dell’azienda, 5 ettari, è coltivata a ortaggi, anche in questo caso i più variegati.
Sono presenti 0,6 ettari di serre per prolungare la stagione produttiva. Infine 2 ettari di cereali frumento, mais, farro e girasoli.
Ma come mai una così vasta gamma di prodotti ?
«L’azienda - spiega Gianfranco Bertamini - dispone di strutture di conservazione, lavorazione, di un laboratorio per la trasformazione di frutta e ortaggi e infine sulla via principale fra Arco e Riva del Garda, possiede un moderno punto vendita.
Tutto questo è gestito in quattro comparti dei quali ogni socio è responsabile per la propria competenza. In quattro persone a tempo pieno più 6-8 dipendenti per un’azienda agricola si tratta di una vera potenza. Il fatturato annuo complessivo della parte agricola, attività connesse e prodotti trasformati è molto buono».
La famiglia Bertamini ha risolto alla radice la tradizionale eccessiva differenza fra prezzi all’azienda e prezzi liquidati dalle cooperative.
Gianfranco, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 50 anni orsono e quella attuale? Innanzitutto qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo nel campo frutticolo e in quello vitivinicolo?
«Se penso a quando ho cominciato a lavorare con i genitori: era preistoria, avevamo il cavallo e un piccolo motocoltivatore. A parte tutto, l’evoluzione, i cambiamenti sono stati enormi sotto tutti i punti di vista a cominciare dalle coltivazioni dei campi, passare dai seminativi ai primi impianti fruttiferi.
Dalle piccole stalle di paese alla chiusura di tutte le stalle della nostra zona, la variazione di qualità delle viti, da barbera, clinto, merlot lambrusco; alle attuali coltivazioni di uva bianca.
Ma soprattutto il miglioramento culturale di noi coltivatori, la crescita, la consapevolezza che lavoriamo, nell’ambiente e con l’ambiente, per produrre in modo più salubre e pulito, ponendo la massima attenzione all’inquinamento e alla salvaguardia di fauna e flora».
Si è mai pentito della scelta?
«No, non sono affatto pentito di essere agricoltore, ma di aver investito troppo poco in quei bei tempi sì».
Quali i suoi rapporti con l’ambiente?
«Non sono un ambientalista nato, però come già detto, in azienda stiamo molto attenti all’ambiente. Innanzitutto abbiamo un’azienda molto variegata non monocolturale e questo è un grande vantaggio.
Nei frutteti abbiamo tutti impianti a rete antinsetto, nelle serre distribuiamo insetti pronubi. I diserbanti sono quasi eleminati. Nonostante ciò, qualche trattamento fungicida, in certi periodi, bisogna ancora usarlo».
Mai pensato di trasformare l’azienda in biologica ?
«Sì, più di una volta, purtroppo, visto il tipo di azienda multicolturale che abbiamo, o la trasformiamo, il che sarebbe davvero complicato e non siamo all’altezza, oppure dividiamo per colture o per appezzamenti e stessa cosa anche il punto vendita. Non avrebbe senso...».
Nella sua vita si è ritagliato il tempo per qualche hobby, particolarmente dopo che si è ritirato dall’impegno attivo in azienda?
«Ho sempre coltivato degli hobby, Sciare in inverno e fare vela sul Garda l’estate. Ora va ancora meglio».
Consiglierebbe a un giovane di intraprendere la strada dell’imprenditore agricolo e se si a quali condizioni?
«Iniziare da zero un’attività agricola è davvero difficile. Ma se si tratta di inventare qualche prodotto-servizio legato al settore agricolo, è fattibilissimo. Anche il subentro a qualsiasi titolo in un’azienda anche piccola è consigliato. Servono però molta passione, determinazione e ottimismo».
Vede un futuro per la nostra agricoltura, un’agricoltura di montagna con molti limiti ma anche tanti pregi?
«Altro che: la buona cucina e un buon bicchiere di vino saranno sempre di moda come il nostro territorio di montagna, (specialmente in questi tempi di riscaldamento globale), il tutto legato al settore turistico...
L’importante è non essere pessimisti, non essere contrari, accettare e adattare tutte le innovazioni, (intelligenza artificiale compresa), alle nostre aziende, piccole o grandi che siano. Ricordare il passato. Fotografare il presente. Avere fiducia e immaginare il futuro saranno sempre atteggiamenti vincenti».